Venerdì Santo e Pasqua di Resurrezione attraverso la Sacra Sindone

Quale commento migliore di queste immagini al significato della Pasqua  che non siano quelle dell’anima?

Per la mia ricerca interiore e per quella di ognuno lascio dei link al miglior uso e il primo link di 12 del Film di Mel Gibson : La Passione di Cristo (The Passion of the Christ)  http://www.youtube.com/watch?v=kuxvlBK5Fgg

BUONA PASQUA!

Il volto

Due particolarità:
1) l’ecchimosi sulla guancia destra che giunge a lesionare la cartilagine nasale, effetto del colpo violento ricevuto da Gesù;
2) l’impronta di un rivoletto a forma di 3 rovesciato che corrisponde anatomicamente con la vena frontale lesa da una spina.
L’incoronazione di spine è stata comunemente raffigurata con una “corona”; gli studiosi ritengono si trattasse di un “casco” a completa copertura del capo.

Le mani

La ferita delle mani non è nel palmo, ma nel polso (pugnetto) fra le piccole ossa carpiche, per sostenere il peso del corpo crocifisso.
Non si vedono le impronte dei pollici perché al passaggio dei chiodi avviene la lesione del nervo mediano e i pollici si flettono automaticamente verso il palmo.

Il costato

Secondo alcuni esperti di medicina legale il “sangue e acqua” non era un po’ di siero, ma una abbondante effusione di liquido (come appare dal lenzuolo) formatosi in seguito a pericardite contusiva provocata dalla flagellazione oppure a travaso di sangue nel cavo pleurico.

La schiena

La flagellazione romana era terribile, molto più dolorosa di quella ebraica che non poteva superare i 40 colpi.
Tutto il corpo dell’Uomo della Sindone è segnato dalla doppia impronta del “flagrum” romano composto da 2 strisce di cuoio con piccoli manubri di metallo o con ossicini.

Il peso della croce

Gli esperti di medicina legale hanno rilevato, sulle due spalle, una contusione da schiacciamento con solchi e ferite dovute al premere di un corpo pesante e duro.

I piedi

L’arto inferiore sinistro è un poco sollevato e leggermente flesso al ginocchio perché ha conservato la posizione che aveva sulla croce.

I chiodi

Non sarebbero quindi 4 i chiodi usati per la crocifissione, ma 3: due per le mani ed uno per i piedi sovrapposti.

 

Sindone: le prove della resurrezione

“Tutta la terra desidera il Tuo volto”. In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. È l’attrazione per Colui che la Bibbia definiva “il più bello tra i figli dell’uomo”. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia. La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la sua Ostensione. È “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua Resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa. Sì, avete letto bene. Perché la Sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei Vangeli, ma documenta anche la Sua Resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme. Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la Sindone porta traccia proprio dell’evento della Sua Resurrezione. Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo. Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose.

Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret). Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore

Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore.

Terza acquisizione certa, la più impressionante. Quel corpo — dopo quelle 36 ore — si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo.

Come fa la Sindone a provare questo? Semplice. Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue. Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: “enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto”. Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli. In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la Resurrezione è il Suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il Suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio. Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la Resurrezione. Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La Resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla Sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di “cieli nuovi e terra nuova”. La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la Sua presenza fra i  suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi. Ma la Sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso). È esattamente ciò che si riferisce nel Vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla. Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile). La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce). Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso). Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret. Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture. Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.

“Sfida all’intelligenza”: così Giovanni Paolo II chiamò la Sindone. Qual è la sfida?

“L’uomo non sa darsi da solo risposte di senso di fronte al dolore e alla morte. Cristo risorto ci si presenta ancora con le sue piaghe: “Sono proprio io, guardate le mani e piedi e il costato, toccatemi”. La Pasqua dunque non cancella i segni della sofferenza per Gesù uomo. Ciò che ci disse Giovanni Paolo II era un appello a riconoscere che abbiamo bisogno di Cristo per capire il significato della vita, e il nostro destino. Abbiamo bisogno di fede e di ragione. Come si legge nella Fides et ratio, fede e ragione sono le due ali che conducono l’uomo alla verità”.

Giovanni Paolo II e la Sacra Sindone

La Santa Sindone è al centro di grande studi da parte del mondo scientifico. Si tratta, forse, dell’oggetto più studiato al mondo, da diversi punti di osservazione: storico, chimico, informatico e perfino botanico e numismatico. Giovanni Paolo II, in un’Omelia del 1998 nella Cattedrale di Torino, ha esortato ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, invitando ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto, sia della metodologia scientifica, sia della sensibilità dei credenti.


Presentazioni in Power point:
Cerco il tuo volto
La Sacra Sindone
Sacra Sindone
Sacra Sindone
Sacra Sindone: spiegazioni
Passio Christi Passio hominis

Video:
Sacra Sindone: un video – servizio di Rai Uno
Il mistero della sindone prove a confronto

Scaricare:
La Sindone, indagine su un mistero
Don Bruno Ferrero, Alba Peiretti – La Sindone raccontata ai bambini
Il Vangelo della Sindone
Passio Christi, Passio Hominis – Via Crucis con l’uomo della Sindone

Il sito Ufficiale della Santa Sindone

 
Materiale tratto da: Angela Magnoni, Sacra Sindone

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