Violetta – Johann Wolfgang Goethe a Livorno – da Pensieri di Coccio (poesie e libere interpretazioni di “Coccio”)

Johann Wolfgang Goethe
Violetta

Una violetta stava sul prato,
piegata su sé stessa e sconosciuta,
era una violetta, ma aveva un’anima!
E venne una pastorella
con passo lieve e mente lieta,
si avvicinava al prato,
e cantava.

Ah!, pensò la violetta, se potessi
diventare il fiore più bello del creato
Ah, almeno per poco,
fin che la bella mi cogliesse
e mi stringesse forte al petto.
Ah, soltanto, soltanto
un breve quarto d’ora!

Ma ahimè,
la fanciulla venne
e non vide la violetta,
calpestò il povero fiorellino.
Lui appassì e morì,
ma si rallegrò:
io muoio, ma muoio
per lei, per lei,
ai suoi piedi!

 
Violetta livornese

‘Na violetta ignota era ’n un prato,
piegata ’n due colla testa ’n giù,
era ‘na bella violetta e ciaveva ’n’anima.
E venne ’na piccola pastora
caminando piano piano e la mente lieta,
s’avvicinò ar prato,
gorgheggiando

Ah, pensò la violetta, vorrei tanto
esse ’r fiore più ganzo der mondo.
Ah, armeno pe’ po’o,
fin a quando ’r mi amore mi ’ogliesse
e mi stringesse forte e svenevole ar core.
Ah, sortanto, sortanto
pe’ un breve varto d’ora!

Ma ahimé,
la piccola pastora arrivò vicino alla violetta vogliosa,
un la vide e la spiaccicò sotto i piedi.
Ma essa era felice anche se moriva e diceva:
io moio, ma moio vì a’ su piedi pe’ lei
e sono felice li stesimo
perché è stata lei a pestammi.

(Nota: Boia dé!… Che soddisfazione!)

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