E la sirena cantò la sua ultima canzone per i 140 del Moby Prince…

Dedicai questa poesia alle persone decedute sul Moby Prince.
La propongo oggi perché la musica della vita sarebbe muta se le corde della memoria le venissero strappate.

E LA SIRENA CANTÒ

Fiori freschi
fiori di campo
fiori coltivati
fiori recisi in una scatola di latta infuocata in mezzo al mare
che lentamente va  alla deriva

un’immensa composizione floreale
fatta di fiori piccoli e grandi
avvolta in una splendida carta azzurra
contrasta con il grande fiocco rosso

non più fiori freschi ma bellissimi fiori secchi
lacrimano l’addio nel loro dolore

nel silenzio innaturale
nei bagliori vermigli
un solo grido: aiuto!…

 

Testimonianze dal sito mobyprince.com:

Come ogni notte lavorativa vado al buffet di stazione a prendere un caffè, esco  e la vedo: “ciao Liana, cosa ci fate da queste parti, come mai a terra?”.
“Stasera non siamo partiti, abbiamo fatto un giro, questo è Ciro, Lei è Tatiana”, fatte le presentazioni, un saluto furtivo, poi al lavoro, era il 9 Aprile del 1991, l’ultima volta che avrei visto lei e le sue amiche.
La sera dopo ancora al lavoro… 

Alle 22.25.27 del 10.04.91 la motonave traghetto Moby Prince, partita poco prima dal porto di Livorno diretta a Olbia, entra in comunicazione radio con la Stazione Costiera di Livorno lanciando il MayDay e segnalando ” siamo in collisione e prendiamo fuoco “.

 …La morte arrivò da prua, avvertì che stava arrivando, bussò alle porte delle cabine, attraverso i corridoi delle sale poltrone, dei bar, dei saloni e fece sperare l’insperabile, fece invocare la misericordia del mare.
Molti dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio della “Moby Prince” potevano essere salvati quella drammatica notte a poco più di due miglia dalle coste livornesi. In quell’immenso, enorme, forno crematorio in cui si trasformò il traghetto, la vita durò molto più a lungo di quel che è stato detto.
Solo le luci di un’alba tragica, silenziosa, portarono sul mare di Livorno una calma irreale; chi si aspettava il solito paesaggio da naufragio con salvagenti, pezzi di lance e mobilio che galleggiavano sul pelo dell’acqua si trovò di fronte ad un’immagine diversa ed ancora più angosciosa fatta di vuoto.
Solo allora forse, solo allora molti dei passeggeri del traghetto infernale cessarono la loro lenta agonia e si ritrovarono nella pace ritrovata della morte…

… I mezzi di soccorso non riuscendo a trovare la cisterna in fiamme, alle 22.58.38, chiesero al comandante Renato Superina di suonare la sirena di bordo: “Agip Abruzzo suona se ti riesce” – risposta Superina – “Metta 210, due miglia e sette e ci trovate!” – imbarcazione Vigili del Fuoco alle 22.59.10 – “Agip Abruzzo suonate ancora la tromba suonate ancora” – di seguito 22.59.15, da un rimorchiatore – “Suonate continuo Agip, suonate continuo!” – poi,prima che cominci alle 22.59.19 la stazione radio di un altro rimorchiatore (che dalle 22.59.19 chiederà alla petroliera di farsi individuare tramite un mezzo luminoso e di seguito tutti chiederanno alla motocisterna di lanciare i razzi rossi), si sentì intervenire una stazione lontana, con una voce confusissima che in quei pochissimi istanti, lasciò presente ed indelebile nelle registrazioni radio di quella notte il più flebile dei suoni, un “…Day” che appare quasi disperato prima di essere completamente e definitivamente oscurato dalle miriadi di voci che quella notte, in piena emergenza, popolarono il canale internazionale di soccorso, il canale 16…

 
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