Amore e rivoluzione: Sándor Petőfi

Sándor Petőfi, poeta romantico e rivoluzionario ungherese.
Per lui non sarebbe stato valido il pensiero “fate l’amore non fate la guerra”.
Le due cose le ha fatte convivere insieme e nessuna delle due ha prevalso sull’altra…

Sándor Petőfi (1823-1849)

La libertà, l’amore!
Solo di questi due ho bisogno,
All’amore io sacrifico la vita,
E alla libertà dono l’amore.
 

Szabadság, szerelem!
E kettő kell nekem.
Szerelmemért föláldozom az életet,
Szabadságért föláldozom szerelmemet.

È il più famoso poeta dell’epoca del Risorgimento ungherese e il più conosciuto e tradotto poeta ungherese in tutto il mondo. È considerato il “Tirteo della rivoluzione ungherese” del 1948-49, poeta dell’amore e della libertà.
Alessandro Petőfi nacque il 1 gennaio 1823, l’amore è uno dei temi dominanti della sua lirica, come della sua stessa vita.
Ne trascrivo una:

Io sarò albero…

Io sarò albero se ti farai
fiore d’un albero:
se rugiada sarai mi farò fiore.
Rugiada diverrò se tu sarai
raggio di sole:
così, mio amore, noi ci uniremo.
Se, mia fanciulla, tu sarai cielo
io diverrò, allora, una stella:
se, mia fanciulla, tu sarai inferno,
io, per amarti, mi dannerò.

La poesia di Petőfi riflette anche un forte senso rivoluzionario, e racconta le passioni dell’800: la patria, la libertà, l’elevazione del popolo.
Sándor Petőfi morì a 26 anni, il 31 luglio 1849, sul campo di battaglia di Segesvár, in Transilvania, combattendo contro i russi. Morì? No, “Sparì come un bel Dio della Grecia”, disse Carducci. Nessuno lo vide cadere e il suo corpo non fu mai ritrovato.
Probabilmente il suo desiderio, descritto nella poesia che segue, è stato esaudito.

Mi tormenta un pensiero

Mi tormenta un pensiero:
morire tra i guanciali, nel mio letto.
Lentamente appassire come il fiore
roso dal dente d’un nascosto verme:
lentamente svanir come candela
che si consuma in una stanza vuota!
Non mi dare, Signore, questa morte:
Io non muoia cosi.

Là io cada, sul campo di battaglia,
là sgorghi dal cuore il mio giovane sangue,
il mio ultimo grido gioioso
si perda nel fragore della mischia
tra gli echi delle trombe e il rombo dei cannoni
e sul mio cadavere la foga
dei cavalli frementi
pel conquistato trionfo
trascorra e mi lasci
là calpestato.
Le mie ossa disperse sian raccolte
quando verrà il gran giorno
dei funerali, allor che tra un corteo
di bandiere abbrunate ed una lenta
musica solenne, una comune tomba
accoglierà gli eroi
morti per te, o santa
libertà!

Notizie tratte da www.budapestguidata.hu
Da leggere anche: Sándor Petőfi tra letteratura e risorgimento europeo

Questa voce è stata pubblicata in poesia e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Amore e rivoluzione: Sándor Petőfi

  1. jakkarol scrive:

    Petőfi esprime bene un tratto caratteristico del romanticismo: il collegamento tra amore e morte. C’è anche la libertà, certo, e quell’anelito a grandi imprese e a nuovi orizzonti che era tipico del periodo Romantico e in tanti casi si è declinato in un senso sociale, rivoluzionario. Ma c’era l’idea della morte a dare quel tono eroico e romantico che avvertiamo nettamente in Petőfi.
    Questa componente del romanticismo spesso viene un po’ sottaciuta, come se fosse ovvia. Per esempio, anche nel Risorgimento italiano abbiamo una serie di eroi che si immolano perdendo la vita in sortite impossibili. “Dé, erano gli eroi del Risorgimento”, si dice, “ci credevano! I loro ideali erano così elevati che la vita non era niente in confronto!” In effetti, applicavano lo schema romantico: l’amore e la libertà si realizzano nella morte. Il che potrebbe dirsi anche così: Il loro amore era tanto grande, che morirono per un’idea.
    Per Petőfi l’amore è la morte. Ossia, quello che Petőfi chiama amore e libertà non esiste: è la morte.

  2. ferenc scrive:

    Ricordo Petofi fin dall’antologia della scuola media e mi colpì profondamente il suo spirito romantico combattivo, ora che ho 53 anni la sensazione è la stessa…

    • Drew scrive:

      Io ho vent’anni e posso dir lo stesso. Fu l’antologia delle medie a farmelo scoprire, ero ancora una bambina. Più nulla me lo toglierà dalla testa (fino a che avrò testa).

I commenti sono chiusi.