Perché non mangerò Maria

Nel 2002 lavoravo a Desenzano del Garda. Terminata la giornata di lavoro, per tornare a Bergamo prendevo il treno e sul treno a volte leggevo, altre volte sonnecchiavo, lasciando andare i pensieri dove volevano.
Una sera di dicembre, prima di salire sul treno, avevo visitato le bancarelle allestite nel piazzale della stazione. Una bancarella con i dolci e un’altra con pupazzi e giocattoli di gomma mi avevano attirato l’attenzione. Non ero più un bambino, ma quegli oggetti colorati e infantili mi piacevano. Soprappensiero ero stato un po’ a guardarli. Poi, sul treno, mi erano tornati alla mente.

Vicino alla stazione due bancarelle espongono pupazzi, giocattoli e dolciumi.
Passo accanto alla prima bancarella, quella dei dolci. La proprietaria mi domanda cosa cerco. Le dico che guardo, perché gli oggetti esposti sono colorati e belli da guardare. In cambio, la generosa proprietaria non mi chiede niente: a guardare, dice, non rovino nulla.
Mi avvicino alla seconda bancarella. Il proprietario, notando che scruto le ochette e i pupazzi di plastica colorata, mi suggerisce di fare un pensiero per i bambini. Gli rispondo che penso per me, che i suoi giocattoli mi piacciono da guardare. Lui dice figurati, per te è tutto gratis.

Sonnecchiando sul treno penso che se avessi comprato i giocattoli i pupazzi e i dolci colorati, ora avrei potuto guardarli a volontà. I dolci, sulla bancarella vicino alla stazione, si offrivano allo sguardo proprio come in un museo, eppure senza bisogno di pagare il biglietto. Ma, se ne avessi comprato un sacchetto, avrei potuto guardarli a piacere per tutta la sera. Sarebbe stato come acquistare un pezzo di museo. E se fossi stato attento a non sciuparli, li avrei avuti gratis per tutta la vita.

Ma allora, se trovo che anche Maria è bella cosa faccio, me la porto a casa per “guardarla a piacere”? E a chi la compro? E se poi la mangio? Che volgarità! E quindi? Me la tengo da parte, come il sacchetto di dolciumi?
E i prati, le case, le montagne, i mari i cieli e i fiori e persino i libri, allineati con le copertine colorate, i titoli sgargianti, me li sposo?
E della vita mi ritaglio un mondo come un pezzo di museo?

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