Gianpaolo Cardosi, un Garibaldi a Livorno

A Livorno, proprio in questi giorni di ricordi delle gesta di Garibaldi, il generale dei due mondi ha il volto di Gianpaolo Cardosi, ex vigile capellone famoso a Livorno per la sua vita trascorsa da barbone dopo avere iniziato una vertenza infinita con l’amministrazione comunale.
Il Comune, dove Cardosi lavorava come vigile urbano, l’aveva licenziato in seguito a una condanna per furto, comminata da un tribunale in primo grado ma successivamente annullata dalla Corte d’Appello di Bologna, che l’aveva scagionato dalle accuse e riabilitato.
Dopo essere stato definitivamente assolto, Cardosi aveva chiesto di essere reintegrato nel corpo dei vigili urbani di Livorno; era un suo diritto, ma l’amministrazione ha sempre risposto negativamente a tale richiesta, anche perché nel frattempo l’ex vigile era stato dichiarato inabile al lavoro che svolgeva.

A Livorno sono affissi manifesti con il ritratto di Gianpaolo Cardosi rappresentato come un Garibaldi. Da quando i suoi dirigenti nei vigili urbani gli avevano rimproverato di portare i capelli troppo lunghi, si era fatto crescere anche la barba…

Cominciò così il suo peregrinare da una commissione all’altra, da un ufficio all’altro, da una visita all’altra; si rivolse anche al giudice del lavoro dopo che una prima sentenza del Tar aveva consegnato la vicenda alla magistratura ordinaria e non amministrativa.
Gli venne offerto un risarcimento di centocinquantamila euro dall’amministrazione locale, che egli respinse dicendo: “Devono ricostruirmi la carriera”. Sono state fatte diverse udienze e anche una perizia su ciò che sarebbe spettato all’ex vigile, ma la sentenza non è mai arrivata a causa del ricorso del Comune in Cassazione, ricorso di cui il giudice del lavoro ha voluto attendere l’esito.

Nel frattempo l’amministrazione comunale ha fatto diverse offerte a Cardosi per chiudere la partita senza arrivare a sentenza, giungendo a mettere sul piatto più di trecentomila euro (ma una commissione peritale aveva valutato che gli spettassero un milione e seicentomila di euro). L’ex vigile, però, ha deciso di farne prima di tutto una questione di principio e ha sempre respinto le ipotesi di chiusura extragiudiziale della controversia. Ha cercato di far conoscere la sua situazione anche andando alla trasmissione televisiva “I fatti vostri”, dove il pubblico in sala e quello televisivo hanno potuto assistere a un confronto tra Cardosi e un dirigente del settore del Personale del Comune.
Intanto sono trascorsi anni e Cardosi non ha avuto ancora giustizia; inoltre, la sua determinazione a rifiutare le offerte del Comune lo ha portato a vivere in condizioni sempre più disagiate.

Cardosi ha avuto anche il dispiacere della morte della madre, che non è riuscita a vedere la vittoria della battaglia del figlio, il quale ha combattuto contro i burocrati del Comune per il suo diritto di tornare a fare il lavoro che svolgeva al momento della prima denuncia.
I giornali negli ultimi tempi hanno parlato di lui anche per altre cose, come la vendita della casa per saldare i debiti accumulati negli anni, tra cui quelli con il suo avvocato. Cardosi ha cercato in ogni modo di non far vendere la casa, ma non c’è stato niente da fare.
Prima viveva come un barbone, ma almeno aveva un tetto sulla testa e il calore che può dare una madre. Adesso è un barbone a pieno titolo, dopo una vita spesa per farsi riconoscere quello che riteneva fosse giusto.


Chiunque può ricordarlo in bicicletta, seminudo anche in inverno, con i capelli lunghi e la barba anch’essa lunga, prima bionda come la sua chioma, poi grigia. Il suo volto e il suo corpo appaiono stanchi, ma gli occhi sono vivi, perché il suo cuore non ha ancora deposto le armi, quelle della battaglia per vedersi riconoscere il proprio diritto.
Altre vicissitudini spiacevoli lo hanno colpito ultimamente, ma lui non si è arreso. Oggi è un uomo a cui hanno tentato di colpire la dignità, offeso e deriso, che arranca sulla sua bicicletta ingobbito, visibilmente stanco e invecchiato, ma non gli manca la vivacità della parola e la speranza di una rivincita.

È diverso tempo che non lo incontro. Nell’ultimo colloquio che ho avuto con lui, si preparava a altri procedimenti legali nei confronti dell’amministrazione locale; nel raccontarmelo sorrideva malinconicamente, ma con una luce di ottimismo e determinazione negli occhi nocciola.

Lo ricordo giovane, un bel ragazzo biondo, con i capelli lunghi, alla moda degli anni ’70, quei capelli che hanno fatto la sua sfortuna, provocando polemiche e punizioni da parte della dirigenza del corpo dei vigili urbani di Livorno.
Ricordo quel ragazzo pieno di vita e di voglia di fare, che venne in casa mia per parlare con mio padre, vigile urbano in pensione, per prendere o a provare la divisa che avrebbe dovuto orgogliosamente indossare per tutta la sua vita lavorativa. Lo ricordo felice, di quella felicità che non ho mai più rivisto nei suoi occhi.

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