La libertà

S’io fossi dio

Se io fossi dio prescriverei agli umani, non dico dieci, nemmeno cinque, ma soltanto tre regole di vita. Imporrei loro di alzarsi ogni mattina, nutrirsi tutti i giorni e comporre, la sera, un rendiconto delle invenzioni fatte durante il giorno o la notte prima. Oltre a queste regole, farei una quantità di leggi e darei innumerevoli comandi e indicazioni: taluni li scriverei su tavole di fuoco, indelebili per l’eternità, altri li redigerei su tavole di pietra, che con il tempo il vento cancella, e tutti li scriverei secondo quanto l’estro e il gusto del giorno mi indicassero gradevole e opportuno.
Poi costruirei scuole dove gli umani apprendessero le mie lezioni, e obbligherei i fanciulli a passarvi le giornate; edificherei stabilimenti nei quali, quand’avessero terminato le scuole, i giovani dedicassero del tempo alle attività pratiche e costruissero monumenti in mio onore; ovunque realizzerei luoghi di culto per ricevere, dagli anziani, i sacrifici; e farei luoghi di pena, per rinchiudervi coloro che non seguono le mie leggi.

Se io fossi dio chiederei agli umani di seguire alla virgola tutte le mie prescrizioni, e di aggiungerne altre di propria iniziativa. Sarei scrupolosissimo sulla loro osservanza, mai potrei derogarne, né accettare che una sola parola, della legge, potesse cadere. Dipendesse da me, gli umani vivrebbero alla mercé di mille grandi e piccole imposizioni, costrizioni e ostacoli, per non dir vessazioni, e che le mie leggi fossero giuste o ingiuste, belle o brutte, ciò non dovrebbe affatto riguardarli. Perché io sarei dio, e loro umani.

Ma alla fine, in verità, credo che sarebbero loro imposte solo le tre regole: svegliarsi, nutrirsi e inventare, perché per il resto farebbero certamente di testa loro. Dato che così fanno gli umani. Per questo non mi sognerei mai di creare degli uomini liberi.

I liberatori

Con tutto ciò, alcuni di loro si sono messi in testa un programma che a me — se fossi dio — parrebbe assurdo: educare gli uomini alla libertà.
E mentre me ne stavo per i fatti miei a sognare come sarebbe andato il mondo se fossi stato dio, qualcuno, nel sogno, è venuto a lamentarsi del fatto che gli uomini, ingrati, rifiutano la libertà. Io, che desideravo dormire in santa pace, credo di essermi girato dall’altra parte.
Allora i liberatori sono tornati sulla terra e hanno incominciato a riempire le scuole, le fabbriche, i luoghi di culto e le prigioni: dicevano che la libertà bisognasse conquistarla, sudarla e meritarla, e che meglio sarebbe stato costringere un uomo alla libertà che lasciarne languire molti nell’incertezza d’essere schiavi per colpa di quell’unico ozioso che l’avesse rifiutata.
Mentre mi giravo vidi, con la coda dell’occhio, che gli umani avevano costruito anche degli asili e delle forche, per i più piccoli e per i più deboli.

Epilogo

Dopo tutte queste mene sulla libertà, è accaduto che molti umani abbiano persino smesso di svegliarsi, e molti altri non si nutrono e non inventano più nulla. Dicono sia un disastro.
I loro capi sono venuti da me, chiedendomi di mandare sulla terra un angelo con la spada per sterminare i liberi, insediare i capi in cima al monte e ripristinare la legge originaria. Mi hanno lasciato delle tavolette nuove e un comodo fuoco portatile per scrivere le mie volontà.
Ma io debbo terminare di leggere il Don Chisciotte e quindi credo che non se ne farà nulla.

2002

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