Sławomir Mrożek, il fanatico del cinema e il principe dell’amore

Mrożek non è il fanatico, ma l’autore di un racconto breve che parla di un fanatico. Il racconto fa parte delle opere del suo primo periodo, quando nella Polonia stalinista Mrożek evitava di parlare della realtà, che suppongo gli sembrasse troppo assurda per meritare qualcosa di diverso dall’assurdo.

Sławomir Mrożek
Il fanatico del cinema

Sono andato al cinema per vedere un film storico. Di regola non mi piacciono i film storici, a meno che siano sugli antichi romani, perché lì si trovano spesso donne nude, ma nel manifesto c’era la ghigliottina, e a me piacciono gli strumenti taglienti in azione. Mi piacciono in particolare gli uomini tagliati con la sega, specie se meccanica, ma anche la ghigliottina può andare. Il titolo era “Ludovico XVI”. Ludovico, nome comune — mio cugino si chiama Ludovico — ma qual è il cognome? Non si sa. Questo Ludovico era sicuramente un analfabeta e si firmava così. Il film non è incominciato nel modo peggiore. Molte lance, baionette, sciabole, ma aspettavo per la ghigliottina. Finalmente eravamo arrivati a tagliare una testa di regina, quando un tipo si è seduto davanti a me e mi ha coperto lo schermo.

— Si sposti, signor tale, a destra o a sinistra, perché non vedo niente — gli dissi.

Invece di spostarsi, il tipo si è afferrato per le orecchie, ha tirato verso l’alto, si è tolto la testa dal collo e se l’è messa sulle ginocchia. Finalmente ho avuto una buona visione, ma con ciò cosa ho ottenuto, visto che le scene di ghigliottina erano già passate? Avevo perso il momento migliore di tutto il film, e tutto per colpa di quel cafone. Gente così non la farei entrare nei cinema.


Penso che in Italia gli scrittori dovrebbero rivalutare l’assurdo. Anche il grottesco andrebbe bene, sebbene un po’ meno. Certo, in Italia è difficile inventare qualcosa di assurdo con la sicurezza che non venga riprodotto nella realtà — e quindi superato — nel giro di pochi mesi (lo diceva Dario Fo nell’introduzione al suo spettacolo L’anomalo bicefalo), ma occorre pur scrivere qualcosa che rimarchi l’assurdo che ci circonda.
Chessò, potremmo immaginare che c’era una volta, nel Regno di Concordia…

… un principe del Consiglio dei Lacchè ossessionato dal pensiero di essere gay. L’ossessione lo accompagnava fin dalla tenera età, ma con la vecchiaia si era fatta più pressante. Quand’era giovane, per allontanare lo spettro dell’omosessualità gli bastava cercare di sedurre tutte, ma ora che era vecchio, brutto e stupido, la seduzione non gli riusciva più. Tuttavia era uno che si era fatto tutto da sé: si era fatto tutto di merda(1), ma profumava d’oro. Con l’oro poteva comprarsi tutte le prostitute del regno dei lacchè.
In questo modo il principe avrebbe ancora tenuto tutto sotto controllo, non fosse che il terrore di essere gay finiva comunque per produrre una quantità di sintomi bizzarri. Per esempio, ogni volta che un giudice o un giornalista lo interrogavano, temeva che fossero sul punto di scoprire il suo inconfessabile segreto. Si era convinto che ci fosse una congiura contro di lui e che tutti cercassero di spiarlo. Anche nei simposi internazionali si sentiva sempre al centro dell’attenzione e gli prendeva una paura folle, che per timidezza si mutava in quell’eccesso di sicurezza che trasforma i deboli in canaglie strafottenti.
La sua debolezza di fondo riemergeva comunque, facendolo sembrare un clown, ma il tratto canagliesco lo spingeva a combattere i comunisti e i cattolici. Pensava che i comunisti gli invidiassero la ricchezza di ragazzine e che i cattolici lo odiassero per le sue virtù virili. I cattocomunisti, tutti insieme, gli rimproveravano di avere ottenuto il successo solo grazie allo “sterco del diavolo”(2). In realtà egli odiava solo gli omosessuali, ma non ne parlava mai perché, per lui, era un argomento tabù: al posto di prendersela con i gay, se la prendeva con i comunisti, i cattolici, i negri o chiunque altro.
In mezzo a tutti i guai, lo confortava l’illusione di essere il principe più amato, ma più si sentiva amato più temeva di essere gay e, per non dar adito a sospetti, diventava ancora più accidioso. Col tempo si era reso insopportabile praticamente a tutti quelli che non vivevano del suo sterco — che d’altronde erano parecchi, essendo egli uno dei più grandi stercatori del mondo. D’altra parte, più cresceva il clima d’odio che egli aveva creato, più il principe reagiva esaltando le virtù dell’amore; ma aumentando l’amore aumentava anche l’accidia del principe, che pensava di essere odiato per il suo amore omosessuale, sicché egli era costretto a distribuire sempre più sterco, in modo da compensare tutti, o almeno gli amici, per la propria crescente villania.
Alla fine la percezione dell’odio, la retorica dell’amore e lo sterco del diavolo invasero le città con una massa incontrollabile di rifiuti. Nessuno interveniva, perché tutti erano accecati e corrotti dagli incubi del principe(3). Nella confusione più totale, il regno fu sepolto da un gigantesco budino(4) e il principe finì affogato nel sottoprodotto dei propri incubi sessuali.

Beninteso, questo era solo un esempio poco riuscito, ed è solo mio, Mrożek non c’entra nulla. In realtà gli scrittori, quelli veri, non devono seguire il mio esempio: dovrebbero insistere più sull’assurdo che sul grottesco, e dovrebbero anche evitare di scadere nel realismo: non dobbiamo raccontare quello che tutti hanno sotto gli occhi, né inventare racconti che ciascuno potrebbe già pensare per conto proprio.
Ci vorrebbe un’invenzione…

(1) Nella canzone L’odore Gaber parla di un uomo che, mentre sta in un prato con la ragazza, sente un odore cattivo. Pensa sia puzza di campagna ma, tornato in città, continua a sentire cattivo odore. Alla fine scopre di essere lui a puzzare.
    “Io che conosco tanta gente, son venuto su dal niente,
    C’ho una bella posizione, non è giusto che la perda,
    Mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me,
    Mi son fatto tutto da me…
    Mi son fatto tutto di merda!”

Nel caso del nostro principe, però, la merda non ha odore.
(2) La celebre frase di Lutero — “Il denaro è lo sterco del diavolo” — ha avuto grande fortuna sia nella Chiesa sia contro la Chiesa, ed è un pregiudizio accolto dai movimenti di sinistra come pure da quelli di destra. Non è necessario pensare che sia vero in generale, ma ci torna comodo e possiamo prenderlo a prestito per il nostro principe e i suoi beneficiari.
(3) Cioè accecati, ipnotizzati o imbalsamati nelle retoriche dell’odio e dell’amore, e corrotti dallo sterco, cioè dal denaro, dall’utile, dal benessere o dal tirare a campare.
(4) Perché un budino? Un frappè sarebbe stato ugualmente buono, ma il budino, che ci immaginiamo al cioccolato, ricorda meglio l’escremateria di cui stiamo parlando: materia succulenta e morta, putrefatta, tutta sostanza senza idee. Poteva starci anche un diluvio di nutella.
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