Ci sono i fantasmi in curia a Livorno

Articolo del “Tirreno” del 19 febbraio 2011

LIVORNO. «Io ho sempre dormito bene, i fantasmi non li ho proprio visti. Presenze inquietanti? Tutt’al più l’i nvasione dei gabbiani». Il vescovo Simone Giusti inchioda con una risata il tam tam che segnala i fantasmi nella curia vescovile. Non fosse abbastanza chiaro e esplicito il suo pensiero, il monsignore-architetto aggiunge che sarebbe «meglio credere con questo entusiasmo a Gesù Cristo».

In realtà, è stato chiamato in curia padre Giovan Battista Damioli, barnabita, parroco della chiesa di San Sebastiano. E’ lui l’esorcista diocesano: ogni diocesi ne ha uno. Ma, secondo quanto riferiscono fonti di primo piano del vescovado, avrebbe dato alla vicenda un peso relativo: qualche “presenza” c’è ma non è il caso di allarmarsi.

Dev’essere per questo motivo che, sempre dal quartier generale del vescovado, si fa rilevare che l’esorcista non ha compiuto nessun particolare rito scaccia-fantasmi. Il consiglio di padre Damioli? Farsi il segno della croce, se si incappa in queste “visioni”.
L’esorcista si è limitato a spiegare che non tutti avvertono queste “entità”, alcuni sono più predisposti di altri. In questo caso, si è trattato di alcune signore riunite nel gruppo di preghiera per le anime del purgatorio. Non solo loro, però: qualcosa del genere è stato avvertito anche da alcuni fra gli addetti della curia che o lavorano in uffici isolati o si sono trovati negli uffici da soli in orari pressoché serali.

A rilanciare la notizia è stata ieri l’edizione fiorentina del “ Corriere della sera”, riportando che i fantasmi avvistati sono un frate, un bambino e una donna. Quel che può favorire anche fenomeni di autosuggestione è magari la consapevolezza che il vescovado, che utilizza i locali ottocenteschi dell’ex seminario Gavi: sarebbe stato costruito su un vecchio cimitero. Stando alle informazioni raccolte negli uffici diocesani, il cimitero sarebbe sorto negli spazi attualmente occupato dal grande chiostro.

Il complesso fabbricato religioso è accanto alla chiesa di Sant’A ndrea e comprende anche il nuovo museo diocesano e una serie di uffici di associazioni cattoliche, oltre che la sede dell’ex Opera Pellegrinaggi (trasferita da via della Madonna e trasformata in agenzia di viaggi Pharus).

Non è la prima volta che questa cosa salta fuori: ormai da tempo rispaunta ogni cinque-sei anni. Quasi sempre con le sembianze di fantasmi “buoni”, diciamo così: insomma, che si tratti di un frate in ginocchio o d’un sacerdote con il cappello “saturnino” (come quello che usava papa Giovanni XXIII con la larga tesa tonda), i racconti dei fedeli che dicono di aver visto queste strane “ presenze” parlano di figure religiose «però non minacciose, anzi sembra quasi che ci chiedano una preghiera».

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Una risposta a Ci sono i fantasmi in curia a Livorno

  1. jakkarol scrive:

    Sapevo che nella Chiesa esistono ancora gli esorcisti — ogni tanto ne sento parlare — ma pensavo fosse solo una superstizione sopravvissuta tra qualche sparuto gruppo di nostalgici delle cacce alle streghe. Così mi ha incuriosito leggere che, secondo l’articolo del Tirreno, ogni diocesi avrebbe un esorcista.

    Da un rapido controllo su internet mi pare di capire che sia proprio vero. Nel 2007 girava voce che il Ratzinger, il papa che crede nel diavolo, avesse deciso di occuparsene studiando un paio di provvedimenti di guerra contro il demonio:
    1) l’istituzione di un esorcista per ciascuna diocesi;
    2) l’obbligo di concludere la liturgia con un’invocazione a san Michele Arcangelo, protettore contro le insidie del male.
    (articolo di La Stampa)

    Non so se ne sia uscito qualcosa di ufficiale, pare sia rimasta solo una “forte indicazione” affinché ogni vescovo nomini un esorcista per diocesi. In ogni caso, in questi ultimi anni gli esorcisti hanno organizzato convegni, pubblicato libri e coinvolto le diocesi.
    Belzebù, si sa, è un brutto rospo e ho letto (qui) che un tale monsignor Balducci, esorcista e ufologo di chiarissima fama, scriveva sempre che la più grande insidia del diavolo è quella di far credere che non esiste.

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