Festa dei gatti

Mi sembra logico o quasi, dopo la festa degli innamorati, che sono in due, dopo quella dei single, che sono soli, sofferenti o no di tale situazione, avere in Italia la festa dei gatti, compagnia ideale, appunto, dei single, perché non invadenti, silenziosi, ma allo stesso tempo delicati, amorevoli e giocherelloni. Sembra che siano, oltre che compagni di giochi per grandi e piccoli, anche terapeutici, infatti pare che il loro pelo, se accarezzato, abbia proprietà rilassanti ed è indicato per chi soffre di cuore o ha avuto un infarto.
Da anni il 17 Febbraio si celebra la festa dei gatti, e io l’ho saputo solo oggi.
In Italia molte amministrazioni locali e associazioni di volontariato organizzano eventi, tour presso le colonie feline locali, raccolte fondi.
Forse ero distratta gli anni scorsi o forse quest’anno c’è stata più pubblicità? Ne sono rimasta sorpresa, sì perché sto notando che stiamo diventando sempre più vicini agli americani, che festeggiano di tutto. A cominciare dal nostro Cavalier errante (nel senso che da una villa passa all’altra) che festeggia in continuazione. Che cosa, non ci è dato sapere, forse se stesso e la sua vita. Giustamente… una bella vita… Avrà ringraziato Dio di questa sua fortuna qualche volta?

Tornando a oggi, vabbè… chi ha il gatto o ama i gatti li festeggi pure, ma dubito che la bestiolina possa comprendere tale gentil pensiero.
Comunque il numero dei bei ciuffetti pelosi che sono parte delle famiglie italiane è circa sette milioni e il commercio dei generi di necessità alimentare, ludica e igienica è in attivo, perché milioni di euro ogni anno vengono spesi per poter godere della loro compagnia.

Sembra che la scelta del giorno per la celebrazione festiva sia caduto sul 17 per superstizione e perché febbraio, secondo l’astrologia, è il mese di Uranio, pianeta dominante per gli spiriti liberi e indipendenti, del genio e della sregolatezza, rappresentativi della personalità del piccolo felino amico dell’uomo. Il 17 è un numero particolare, che pare essere in molti paesi un numero fortunato e, se lo si scrive in numeri romani — XVII — e lo si anagramma si ottiene “vixi”, cioè “ho vissuto”, che è appunto ciò che si dice di questo bellissimo animale: avere sette vite. Infatti, qualcuno attribuisce ai gatti qualità magiche e sensibilità particolari fin dal Medioevo, dove in Europa erano considerati animali del diavolo e delle streghe.
I fenici li hanno fatti conoscere in Grecia perché li vendevano nei loro mercati, e anche i romani ne erano appassionati. Si racconta che gli egizi lo adoravano e che Maometto fu salvato dal morso di un serpente grazie al tempestivo intervento di una gatta soriana.
Nell’Ottocento il gatto divenne il simbolo del movimento anarchico, e insomma da millenni i “i mici amici” vivono accanto all’uomo.
Anche oggi, nelle librerie, molte sono le pubblicazioni che parlano, descrivono, raccontano avventure di gatti.
Molti sono i romanzi per grandi e piccoli: Il gatto con gli stivali, lo Stregatto nelle Avventure di Alice nel paese delle meraviglie, i cartoni animati degli Aristogatti, Gatto Silvestro, Tom e Jerry e altri.

In letteratura si ricorda Ernest Hemingway (che di gatti ne aveva ben 56, c’è il suo museo) che ha sempre vissuto con molti gatti, il più famoso dei quali era Snowball, perché era il gatto che reagiva di più alle sollecitazioni esterne dei gatti del quartiere che per gioco si era abituato a terrorizzare. Era ed è rimasto il più famoso e amato da Ernest, anche perché diverso dagli altri, infatti aveva le zampe anteriori a sei dita. Da esso ne sono nati tanti altri.
Ad oggi sono 50 i felini che discendono da Snowball, il gatto che, secondo quanto si racconta, sarebbe stato regalato da un marinaio a Hemingway nel 1935. In tale periodo i gatti a sei dita erano considerati portafortuna, oltre che cacciatori di topi, dunque doppiamente benvenuti sulle navi.
Potete riuscire a immaginare Hemingway, il cacciatore spietato, uomo d’armi, gran pescatore d’altura e sciupafemmine che, quando era lontano da casa, contattava quasi ogni giorno chi fosse presente per raccomandare di mettere il collirio a Creazy, Ecstasy, Brother, Friendless e Crook, i suoi gatti preferiti? Dolce immagine vero?

Pablo Neruda ha dedicato al gatto un’ode.
Prima di lui avevano trovato ispirazione nei musi dei mici Charles Buadelaire, William Wordsworth e Heinrich Heine.
Ne parla Torquato Tasso nel Sonetto per i miei gatti.
Si racconta che Francesco Petrarca amava teneramente il proprio micio, per il quale scrisse il seguente epitaffio: “Secondo solo a Laura.”
Poi ancora Dumas, Balzac, Theophile Gautier e Guy de Maupassant, sir Walter Scott, poeti come Blake e Baudelaire, Miguel de Cervantes e Alexander Dumas.
Impossibile non restare affascinati da questo elegante animale… anch’io, che l’ho avuto, ne sento la nostalgia.

Ziga

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