La torta di ceci o cinque e cinque (pane e torta)

Torta di ceci. Foto di Emiliano Dominici (loungerie) - Livorno

La torta di ceci (per noi livornesi solo “torta”) è un piatto tipico di Livorno e provincia e deve essere rigorosamente cotta in forni a legna e utilizzando teglie di rame stagnato per poterla gustare al meglio.
Si può mangiarla da sola, servita su carta trasparente oleata appoggiata su fogli di carta gialla che fanno da vassoio (quella che si usava in tempi meno recenti) e spolverata di pepe, oppure come cinque e cinque, cioè dentro al pane salato di tipo francese o schiacciatine rotonde, anch’esse rigorosamente fresche, preparate e cotte in forno a legna dallo stesso “tortaio”. Proprio da questa combinazione di pane e torta deriva il termine popolare di 5 e 5, perché una porzione di torta veniva 5 centesimi della lira di un tempo, così come 5 centesimi costava il pane da usare per questa merenda eccezionale.

Ricordo che mia sorella, alla tenera età di 4 anni circa, mangiava pochissimo, e una delle cose che riusciva a buttar giù era proprio la torta. Mia madre, preoccupata, un giorno la portò dal pediatra per capire cosa potesse fare per farla mangiare di più e lui le rispose sorridendo:- E… le dia pane e torta!!!. Non ha bisogno d’altro!…
Così, mia sorella per qualche tempo si è nutrita di questa specialità, con crescita regolare.

Da parte mia, la considero una prelibatezza da gustare a in ogni ora del giorno (contrariamente a quanto facevo da piccola, quando la consumavo esclusivamente a merenda) ma tassativamente cotta in un forno a legna e cucinata da chi veramente della semplice rivendita ne ha fatto un alimento unico, ricco di sapore che a ogni morso ne segue un altro immediatamente dopo… tanto vien la voglia di assaporarlo.
L’appetito vien mangiando si dice, ma in questo caso si può ben dire: la voglia di mangiar la torta viene anche solo parlandone…

Testo tratto dal sito ufficiale del turismo a Livorno

Gli Itinerari del Gusto: la torta di ceci e il 5&5

Se, girando per le strade di Livorno, vi imbattete in un locale con la scritta “Pizza e Torta”, fermatevi, entrate e provate ad assaggiare la famosa torta di ceci: non solo gusterete una vera prelibatezza, ma assaggerete anche un po’ di livornesità, aprendo così una piccola finestra attraverso la quale dare una sbirciatina a questa città, la cui essenza si ritrova proprio nelle cose più semplici e genuine come, appunto, la torta di ceci.
Per partecipare al matrimonio più perfetto che ci sia, gustatela sorseggiando un bicchiere di spuma, rigorosamente “bionda”, bevanda della tradizione livornese, rimasta tuttora molto in voga in città.
Nel caso, poi, abbiate voglia di continuare a camminare per la città in compagnia della scoperta appena fatta, fatevi fare il classico “cinque e cinque” (il cui nome deriva dal periodo in cui venivano acquistati 5 centesimi di torta e 5 centesimi di pane) cioè la torta servita in una focaccina o nel pane francese da gustare cammin facendo.

Se siete curiosi di saperne di più in proposito, ecco cosa narra la leggenda sulla nascita della torta di ceci.
Si dice che nel 1284, durante la Battaglia della Meloria, in cui Genova sconfisse Pisa, ci fu una burrasca e l’acqua salata, inondando le stive delle galee genovesi che erano cariche di sacchi di ceci e barili d’olio, ridusse tutto ad una poltiglia, che i prigionieri e gli stessi marinai provarono a mangiare. Il risultato, ovviamente, non fu il massimo e allora si pensò di lasciare al sole cocente alcune scodelle: la poltiglia asciugata al sole divenne una specie di frittella dal sapore sicuramente più gradevole. Scesi a terra, i genovesi pensarono di provare a cuocere il composto in forno e così nacque la farinata alla genovese conosciuta a Livorno come torta di ceci.

Ecco infine la ricetta per coloro che volessero cimentarsi nel realizzarla a casa propria.
Stemperare una parte di farina di ceci e 3 parti d’acqua in una terrina, aggiungere il sale e mescolare energicamente per sciogliere i grumi di farina. Lasciare riposare la miscela per un paio d’ore, mescolando di tanto in tanto per evitare la decantazione della farina. Ungere una teglia in rame stagnato con un velo d’olio e, dopo aver aggiunto mezzo bicchiere d’olio, versare la miscela partendo dal centro della teglia fino a uno spessore di circa 5 mm. Mettere in forno e cuocere fino a che non si sarà formata una crosticina dorata; infine spolverarla con il pepe.

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