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Esiste un luogo dove i bagliori di bronzo illuminano il cielo.
Esiste un luogo dove la luce del sole non tramonta.
Esiste un luogo dove i cuori non si spengono mai.
Esiste un luogo dove l’amore è solo un piccolo seme in una grande terra.
Era una notte di luna piena, e Mina era affacciata alla finestra di casa sua, nell’attesa che la luce ritornasse. Erano ormai trascorse alcune ore da quando era andata via, e l'attesa le sembrava eterna. Alla fioca luce di una candela, Mina osservò la sua stanza che conosceva perfettamente, come se la vedesse per la prima volta:
“Mi sembra quasi d’esser in un altro mondo, questa luce tremolante rende tutto irreale.”
Persino il soldatino d'avorio regalatole dal nonno, cimelio di una guerra lontana, ora le appariva diverso, come se stesse per qualche strano motivo per prender vita. Quelle strane sensazioni la stavano davvero portando lontano dalla realtà, e Mina conscia d’esser preda della sua irrefrenabile fantasia, prese razionalmente il controllo dei suoi pensieri, che erano ormai leggere vele sospinte da un vento irreale.
“Che stupida che sono, quasi, quasi mi stavo suggestionando da sola, al punto di vedere quel vecchio soldatino d’avorio prender vita.”
La razionalità aveva ora il timone dei suoi pensieri, ma non si spiegava per quale motivo recondito non riusciva a non pensare a quel soldatino.
“Che vita sventurata, hai avuto povero soldatino, abbandonato su una mensoletta impolverata”.
Disse, e una strana tristezza invase i grandi spazi del suo cuore. La giovane sapeva che dietro quel altruistico sentimento rivolto ad un soldatino inanimato, si nascondeva il vero problema, la sua profonda solitudine e il senso di grande inutilità che ne derivava.
Le lacrime presero a scendere, calde e numerose, accompagnate anche da alcuni sonori singhiozzi, in quei momenti purtroppo più che mai frequenti, Mina si sentiva davvero sciocca.
La luce era proprio ostinata, forse non sarebbe tornata per l'intera notte, e senza televisione o radio proprio non ci sapeva stare. Decise allora di occupare il suo tempo in qualche modo. Mentre escogitava un piano per tenersi occupata, iniziò a raccogliere quasi senza pensarci la cera che cadeva dalla candela, unico punto luce di quella tetra stanza, ed ancora calda ne fece una piccola pallina.
Quella pallina prese a crescere sempre più, man mano che la candela si consumava, e alla giovane venne un idea, avrebbe sagomato una statuina di cera.
Con uno sguardo colmo d’amore, prese di nuovo a guardare il vecchio soldatino d’avorio e come se la stesse ascoltando disse:
Ti andrebbe un amichetta?
La giovane finse d’aver sentito un si, ed entusiasta prese a sagomare la cera dando alla pallina la sagoma di un corpo femminile.
In classe Mina era prima in artistica, brava nel disegno e nelle sculture, e quella notte magica avrebbe infuso in quella statuina tutte le sue conoscenze. Voleva creare una meravigliosa compagna per il suo solitario soldatino.
Dopo aver sagomato a grandi linee, il corpo della statuina e data la forma alla testa, decise che per prima cosa avrebbe fatto la bocca alla sua creazione, cosicché se avesse voluto scambiare qualche chiacchiera con il soldatino, avrebbero potuto cominciare a fare conoscenza.
E così fu, per prima cosa le fece la bocca, immediatamente una piccola vocina fuoriuscì dalla sua creazione dicendo:
“Grazie.”
Mina fu presa da un grande spavento e lasciò cadere la statuina sul tavolo, terrorizzata come non lo era mai stata prima. Dopo qualche minuto di spettrale silenzio si auto convinse che aveva solamente immaginato d’aver sentito quella voce, e con le mani tremolanti riprese a lavorare.
Voleva farle gli occhi, ma desiderava che fossero splendenti, allora prese due stelline brillanti che aveva recuperato da un paio di orecchini rotti, e le applicò lì dove andavano gli occhi e il miracolo si ripeté:
“Sei buona e bella.”
Disse ancora la vocina, ma stavolta Mina, non si lasciò spaventare e disse:
“Chi parla?”
“Sono io la tua statuina, volevo ringraziarti per avermi creata.”
Mina era stranita e disse:
“Ma come fai a parlare tu sei solo una statuina di cera non puoi?”
La risposta però le giunse da un'altra parte della stanza e stavolta a prendere la parola fu il soldatino d’avorio:
“No cara, noi possiamo parlare, in noi è l’essenza di chi ci ha amati, tu hai messo tanto amore nel fare quella statuina e pertanto le hai infuso la vita. Sai ogni miracolo è possibile quando vi è l’amore.”
Mina era completamente sconvolta, il cuore le batteva all’impazzata e balbettando disse:
“Ma, ma tu allora perché parli?”
“Anche io sono stato molto amato da chi mi ha scolpito, il suo amore mi tiene in vita.”
Mina prese a lavorare alacremente la sua creazione, voleva renderla completa prima che l’incantesimo svanisse, quella serata le sembrava davvero magica.
“Statuina ora sei pronta, sei meravigliosa.”
E nel parlare prese la piccola statuina di cera depositandola accanto al soldatino d’avorio, e poi aggiunse:
“Io il mio l’ho fatto, ora siete insieme.”
La statuina di cera e soldatino d’avorio ora erano l’uno affianco all’altra, ed una calda luce color bronzo prese a irradiarsi tutta intorno a loro. Mina ebbe per la seconda volta paura, e con voce tremula chiese:
“Cosa accade?”
“Niente.”
Rispose sereno il soldatino.
“Ci stiamo amando.”
La statuina di cera, prese vita e lo stesso accadde al soldatino d’avorio, i due si strinsero le mani e alzandosi in volo si diressero fino alla finestra, fermandosi in prossimità del vetro.
Mina li guardò con amore e senza proferir parola aprì loro la finestra dicendo:
“L’amore non deve avere pareti, l’amore vola alto e libero, come una farfalla variopinta, come un mongolfiera libera da pesi, l’amore è un angelo che dorme nel cuore di Dio, l’amore è la vita.”
I due amanti si alzarono ancora una volta in aria e prima di andar via, si avvicinarono a Mina i cui occhi erano sgranati a dismisura per la grande emozione che stava provando. La loro voce ora era una, muovevano entrambi le labbra proferendo insieme una sola parola:
“Ogni cosa fatta con amore, è un miracolo. Ricordalo Mina, tutto quello che hai fatto, e farai con amore sarà pregno di magia. Non creder al buio che spegne ogni luce nel tuo cuore, tieni sempre accesa la candela dei tuoi sogni e vedrai che un giorno il credito di vita che hai accumulato grazie al tuo amore, ti cadrà indosso come una pioggia preziosa. Noi dobbiamo a te la nostra felicità, il tuo amore ha reso possibile un grande miracolo.”
Ma ora dove andate?
Chiese Mina con una voce piena di tensione:
Esiste un luogo dove i bagliori di bronzo illuminano il cielo.
Esiste un luogo dove la luce del sole non tramonta.
Esiste un luogo dove i cuori non si spengono mai.
Esiste un luogo dove l’amore è solo un piccolo seme in una grande terra.
Aspettate portatemi con voi, io non voglio rimanere qui. Come si chiama questo posto?
Il posto di cui parliamo e la Terra del Domani, non possiamo portarti con noi tu appartieni alla Terra d’ Oggi. Voi tutti, uomini della terra siete coraggiosi eroi votati ad una missione difficile ma non impossibile, in voi è la capacità di cambiare il mondo. Lavorate alacremente affinché il domani sia pregno di quella luce che oggi manca al vivere.
Tu devi restare qui, a preparare la vita e a prepararti alla vita. Solo il vero amore appartiene alla Terra del Domani.
Il cielo buio della notte prese ad illuminarsi di intesi bagliori di bronzo, e i due amanti stretti in un tenero abbraccio si elevarono verso il cielo. Mina restò a guardare il loro volo fin dove poté. Poi richiuse la finestra ma stavolta non aveva nel cuore tristezza, ma una gioia profonda e motivata, ora sapeva cosa il domani le riservava un mondo nuovo fatto di luce e d’amore, doveva solo camminare sin li.
La Terra del Domani, aveva mandato in missione i suoi operai migliori, milioni di uomini e donne che con la loro passione e con la loro caparbietà avrebbero migliorato la vita, sino a rendere il vivere di ogni uomo sacro.
Il cielo quella sera brillava con gli stessi bagliori di bronzo della Terra del Domani, Mina riaprì la finestra come presa da un raptus di follia e alzò le mani al cielo, dicendo:
“Per l’amore che ora sento incendiarmi il cuore, datemi un pezzetto di cielo, affinché possa portare per sempre in me la luce di questa magica serata”.
Stavolta la sua razionalità era andata a nascondersi per la vergogna, e la giovane Mina il quel istante preda del suo cuore colmo di amore, alzò gli occhi al cielo verso il bronzeo riflesso, e fu allora che un lampo della stessa luce scese come un fulmine colpendole le mani.
La luce aveva depositato tra le mani di Mina una piccola e lucente stella di bronzo, ma la fanciulla ora sapeva che la stella più lucente non era tra le sue mani, ma nel suo cuore che aveva ripreso a credere nella vita.
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| lunedì 15 maggio 2006 ore 06,36 | |
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