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  pagine libere / carlo


La scimmia che divenne uomo

Era una scimmia come tutte... era una giovane scimmietta. Certo, molto meglio così che essere, per esempio, uno scimmione o una scimmiaccia, ma Maki non era troppo soddisfatto, gli sembrava che tra lui, i suoi amici, i colleghi, quelli con cui parlava... insomma tra tutti costoro e gli altri ci fosse una gran differenza e che ci sarebbe voluta una parola per dirla... Lui infatti era una scimmia, mentre gli altri erano... ahimè, erano scimmie pure loro!
Ciò non andava per niente bene, a Maki non andava giù di essere una scimmia uguale a tutte le altre scimmie, comprese quelle più stupide e pelose, e era più che mai deciso a trovare un rimedio a questa orribile situazione. Andò dal maestro scimmia e gli disse perentorio: “Maestro ho deciso, voglio essere un uomo!”. Il vecchio maestro, dopo avere aggrottato le sopracciglia e inforcato gli occhiali, fece un lungo respiro e, non appena ebbe terminato il respiro, incominciò una delle sue lunghe storie, di quelle che spesso gli uscivano tutte d’un fiato: “Caro mio l’erba voglio...”. Maki non stette a sentire il seguito, conosceva già le storie di maestro scimmia, erano tutte uguali, tutte iniziavano o finivano con un re scimmia, una fata scimmia o un bimbo scimmia. “Di questo passo”, pensò Maki, “non arriveremo mai all’uomo!”.
Allora andò dal generale scimmia, che comandava il regno delle scimmie, e a lui disse: “Generale ho deciso, voglio essere un uomo!”. Il generale era seduto dietro la sua immensa scrivania d’avorio ricolma di piccoli scrigni con i semi della vita del regno. Stette immobile per un pochino e poi, sempre senza muoversi, anche perché il suo grasso in eccesso gli vietava ormai qualsiasi movimento, incominciò a parlare: “Capisco la tua sincera domanda, vedremo sicuramente come i nostri principi democratici...”. Di nuovo Maki se ne andò senza ascoltare: “Avrebbe finito per parlare della rivolta delle scimmie francesi e dei loro principi di uguaglianza...”, pensò, “Non cambia mai... Ma io voglio essere diverso... non voglio essere un uguale, voglio essere un uomo!”.
Decise di tentare l’ultima carta e andò direttamente dal giudice scimmia per sapere se mai avrebbe potuto opporsi al mondo: “Giudice voglio essere un uomo, ma le scimmie non mi lasciano e io ho deciso di farle causa!”. Per tutta risposta il giudice, prendendolo per pazzo, lo fece internare per una settimana...
Maki era disperato, le aveva tentate tutte ma non c’era proprio niente da fare, ogni volta che protestava di essere un uomo tutte le scimmie si mettevano a ridere: “Sentitelo, ha parlato il pazzo! È pazzo è pazzo!”. Ormai non aveva più la forza di protestare, anzi era così stanco che non aveva più nemmeno voglia di pensare, avrebbe voluto soltanto dormire. Con questo spirito assente, senza pensarci entrò in una locanda e ordinò da bere, perché intanto, non si sa perché, gli era venuta sete. Si appoggiò al banco e disse in tono esausto: “Mi dia un succo di banana, brav’uomo”. E l’oste senza pensarci su rispose: “Con piacere, gentile ometto!”.
Maki bevette d’un sorso la squisita bevanda e sul momento non pensò all’accaduto, ma appena uscito dalla locanda si rese conto e d’improvviso si sentì rinascere lo spirito e le forze. Fece una prova con il fruttivendolo: “Brav’uomo, pagandole la cortesia mi venderebbe un chilo di banane già pelate?”. “Ma perbacco! Le pelo a un sacco di scimmioni, si figuri a un ometto simpatico come lei!”, disse il fruttivendolo mettendosi subito all’opera.
Ormai Maki non stava più nella pelle, ogni volta che si rivolgeva a un signor scimmia chiamandolo “uomo”, quello gli rispondeva chiamandolo a sua volta “uomo”, anche se nessuno aveva mai stabilito una cosa del genere! Decise di andare dalla sua moglie Maria scimmia e provare anche con lei. “Ma cosa le dico? Finora ho sempre parlato con maschi scimmie, come sarà con una femmina? Se la chiamo uomo magari si offende... pensa che voglio pareggiare ogni cosa... No, non va bene... ci vorrebbe un’invenzione... Ecco! Ho trovato...”.
La moglie di Maki fu sconvolta al sentirsi nominare donna Maria. “Finora ero sempre stata una scimmia”, disse, “ora sono una donna!”. “... E allora tu sarai per sempre il mio uomo”, aggiunse.
Questo buffo modo di chiamarsi l’un l’altro uomo e donna, distinguendo talvolta in base al sesso ma più spesso in base all’estro, si diffuse in un lampo in tutto il regno, e fu così che nacque l’uomo e la donna.
 

* * *


 
Così lunga, questa favola può sembrare quasi edificante, ma la sua forma breve, che è quella originaria, può chiarire il malinteso. All’inizio era la favola della creazione dell’uomo:

Un giorno una scimmia incontrò un’altra scimmia e, per essere da lei riconosciuta come uomo, la chiamò “uomo”.




giovedì 11 maggio 2006 ore 22,10