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Naomi Klein
No logo - Economia globale e nuova contestazione
Baldini & Castoldi
la contestazione nella società marketing-oriented
Dagli anni ’90 ho incominciato a notare la tendenza delle aziende — ormai divenuta cliché — di proporsi con una loro “mission”. Qual è la vostra mission, qual è la mission della vostra azienda? Domanda che i dirigenti sono invitati a porsi per migliorare la produttività delle loro aziende. Mentre per i pubblicitari spiegare al popolo la mission di un’azienda è ormai tanto scontato quanto presentarne il logo.
È strano come certe parole entrino nel luogo comune e vengano “digerite” con estrema disinvoltura. Tutti sanno infatti — o credono di sapere — che l’unica “mission” delle aziende è il “business”. Ma c’è questa regola di galateo, per cui il business viene accettato a condizione che i suoi campioni vestano la tunica di missionari. Tutti sanno che i responsabili commerciali delle aziende non sono esattamente dei filantropi, ma nel mercato c’è come questa regola non scritta: bisogna fingere che lo siano.
Le parole sono leggere, s’alzano e volano per l’aria come aquiloni e palloncini. Le parole non sono le pietre (dicevano un tempo i giovani del sessantotto quando lasciavano le inutili parole e afferravano le solide pietre) ma, se credete che siano inefficaci e indifferenti, vi ingannate pesantemente.
È trascorsa una settimana dagli incidenti provocati dal Genoa Social Forum. Ho sentito molte persone arrabbiatissime per le violenze e le distruzioni gratuite operate da qualche gruppuscolo forse di anarchici, forse di fascisti, forse soltanto di cani senza nessuna cuccia. Cani arrabbiati e basta, o poco più. La polizia naturalmente ha fatto la sua parte: è nelle regole del gioco.
E dopo una settimana, con un minimo di distanza dagli avvenimenti, domando: ma credevate voi di potere impunemente sostituire il progetto con la mission, l’avventura con il business, l’atto di scambio, atto di parola, con la società marketing-oriented? Pensavate davvero di potere monetizzare marketizzare e infine addomesticare tutto senza conseguenze? Fin dall’età scolare, ormai, i giovani pensano al business e alla pensione, partecipano ai circoli della Nutella e fanno le vacanze Coca Cola. Una volta erano più cattivi: facevano politica, protestavano, a volte si incasinavano. Oggi invece sono bravi giovani. Ma i bravi giovani, è noto, non fanno che nascondere quello che Pirandello chiamava “l’antro della bestia” che è in loro. Lo vediamo negli stadi, per esempio. Lo vediamo in quella specie di Nutella di scarto chiamata droga. L’abbiamo visto a Genova.
Genova è un segnale: la ragione dell’incultura produce mostri. E l’indifferenza — l’indifferenza alla parola — sfocia infallibilmente nella violenza, la violenza di strada. Quel che gli idioti, nel linguaggio della termodinamica, chiamano “sfogo”.
Le assurdità stile Genova 20-22 luglio sono il contraccolpo delle varie mission, dei vari “Stile Wind”, “Esperienza Microsoft”, “Sport Nike”, “Progresso Benetton”. Se la cultura, oggi, nel luogo comune, è quella dei marchi aziendali, se gli spazi sono quelli, liberati, delle piste ciclabili e degli stadi, se tutto questo viene creduto valutato secondo i canoni dell’accettabile, del credibile e dell’utile e auspicato come minima menzogna necessaria, allora d’ora in poi dovreste mettere nel conto, fra i “minimi mali necessari”, anche l’idiozia e la guerriglia urbana. Giusto un po’ di fastidio fra una partita e l’altra con la vostra playstation preferita.
Il libro di Klein spiega (in modo piano piano, facile facile: lo capirebbe anche un impiegato di banca o un dirigente d’azienda) come le politiche economiche e commerciali degli ultimi vent’anni abbiano prodotto le loro ideologie e le loro controideologie, conformismi e anticonformismi inediti, nuove forme di credenza e di protesta.
Il libro parla diffusamente anche dello sfruttamento del lavoro minorile nel così detto terzo mondo, della costruzione di zone industriali-lager dove si producono i bambolotti di marca per i nostri delicati bambini o le scarpette di cristallo per i sogni delle nostre ragazzine (tutte uguali: gli stessi lavoratori con le stesse macchine producono le stesse cose per tutte le marche). Ma di questo non vi ho parlato, non ne avevo agganci: non si vede alla televisione o sulle vostre playstation preferite.
carlo
mercoledì 13 settembre 2006 ore 11,29
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