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favole Un signore serio serio C’era una volta un signore serio serio che non rideva mai e pensava sempre solo a lavorare. Questo signore serio serio lavorava tutto il giorno tutti i giorni e spesso anche le notti. Lavorava in un ufficio triste e grigio, con una sola finestrella piccola piccola da cui arrivava poca luce che illuminava la sua scrivania. Questa era ricoperta di fogli su cui il signore serio serio scriveva e scriveva numeri e lettere in continuazione. Non alzava mai gli occhi dai suoi fogli e le rare volte che lo faceva era per guardare il grande orologio grigio appeso sopra la parete grigia di fronte a lui. Tutto ciò che lo circondava era grigio, anche lui! Si vestiva sempre di grigio: camicia grigio cenere, giacca e pantaloni grigio fumo, cravatta e scarpe grigio piombo; altre volte quand’era di buon umore perché il lavoro era stato fatto bene si vestiva con colori più brillanti: grigio argento, grigio perla e si metteva pure un cappello grigio freddo! La sera quando finiva di lavorare prendeva l’auto (grigio metallizzato!) e tornava nella sua piccola casetta solo soletto; anche nei suoi sogni (sempre in bianco e nero!) pensava al lavoro e quando al mattino presto si svegliava la sua giornata ricominciava uguale alle altre. Ma un giorno mentre guidava per andare a lavorare passò con il semaforo rosso senza accorgersene rischiando di scontrarsi con un’altra auto. “Ma lei è pazzo! Non ha visto il semaforo rosso?” gli urlò l’altro conducente. “Veramente è spento non vede che è la luce non è accesa ed è grigia?” disse il signore serio serio. “Ma che spenta e spenta! Funziona benissimo!È lei che è spento! Si metta gli occhiali se non vede bene!” e se ne andò via furioso. Il signore serio serio si stropicciò gli occhi sorpreso e si guardò intorno. Tutto il mondo per lui era diventato grigio, le auto, i vestiti, i visi delle persone, persino gli alberi il cielo e il sole! Disperato e spaventato si mise a piangere e scappò per la città senza meta. Camminando camminando giunse in una parte della città dove non era mai stato. C’era un parco con tanti alberi (che per lui erano tutti grigi ovviamente!) e vi entrò sperando di trovarvi un po’di riposo. Mentre passeggiava stanco e triste tra le panchine vide un bambino che stava disegnando su un foglio. “Cosa disegni?” gli chiese “Un prato con tanti fiori il cielo azzurro il sole e uno stupendo arcobaleno. Sai l’arcobaleno è fatto di tanti colori!” “Dev’essere davvero bello! Peccato non poterlo vedere!” “Oh mi dispiace. Sei cieco?” “No. Vedo tutto grigio, non riesco più a distinguere i colori!” e scoppiò di nuovo a piangere. Il bambino lo guardò dispiaciuto gli accarezzò la mano e gli disse. “Vieni con me forse ho io la soluzione.” Il signore serio serio lo seguì un po’ indeciso e stupito, ma il bambino gli teneva così stretta la mano che non se la sentiva di lasciarla e lo seguì. Il bambino condusse il signore serio serio lungo le stradine del grande parco raggiungendo una zona ricca di aiuole fiorite. C’erano fiori coloratissimi di ogni tipo: bianchi bucaneve, dorati narcisi, azzurri fiordalisi. E c’erano anche dei rossissimi papaveri. Il bambino condusse il signore verso i papaveri e gli disse: “Annusa!” Il signore ubbidì e mentre respirava il dolce profumo sentì una strana sensazione che lo riempiva. Rialzò lo sguardo e vide che riusciva a vedere tutti i colori rossi! Il rosso intenso del semaforo, quello ancora più scuro delle foglie del platano, quello più chiaro dei tetti. Era così felice che si mise a ballare! Il bambino si mise a ridere, gli prese di nuovo la mano e lo portò di nuovo in giro per il parco. Arrivarono ad un chiosco di gelati e il bambino chiese al gelataio: “ Due coni al limone per favore!” Ne diede uno al signore ormai non più serio serio e gli disse: “Assaggia!” Il signore leccò una pallina e subito sentì il sapore aspro del limone e il dolce dello zucchero. Si guardò intorno e vide che riconosceva la luce del sole, le foglie gialle cadute, il biondo dei capelli del gelataio. E non solo! Il rosso e il giallo s’erano mescolati e vedeva anche tutti gli oggetti arancioni! Stavolta si mise a cantare dalla felicità! Il bambino accanto a lui rideva e rideva! Gli riprese la mano e gli fece cenno di seguirlo. Camminarono ancora lungo i viali alberati del parco finchè non arrivarono ad una grande fontana dove altri bambini giocavano con le loro barchette colorate. Si sedettero sul bordo della fontana e il bambino gli mise la mano dentro l’acqua. Di colpo gli spruzzò l’acqua addosso e si misero a giocare e a ridere schizzandosi tutti. Con ancora l’acqua in faccia il signore guardò il paesaggio e vide l’azzurro del cielo, dell’acqua degli occhi del bimbo. E non solo! L’azzurro s’era mescolato al rosso e vedeva tutti gli oggetti viola, e assieme al giallo così tornò pure a vedere gli alberi e i prati e il verde dei semafori! Era enormemente felice! Si mise a ridere tantissimo e decise che da quel giorno mai più si sarebbe vestito in grigio, sarebbe uscito più spesso a fare una passeggiata nel parco e soprattutto avrebbe giocato di più. giovedì 02 luglio 2009 |
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