Favollo dopo carnevale con Gangillo

F. – Ciao Gangillo!
G. – O… Ciao! …
F. – Ha’ visto ’e carnevale quest’anno? L’hai mangiati i cenci?
G. – Dé… m’è rimasto artr’e quelli da mangià. Meno male e quando si stava peggio, (ma si stava dimorto meglio) n’ho comprati un po’ pe ri’ambiammi. E un mi ’orregge’, lo voglio di’, un c’ho na lira pe fa’ piange ’n ce’o… Anco se ora un ci so le lire… è ’guale…
F. – Boia dé! ’ome siei ridotto male…
G. – Vorrei vede’ te… In pensione, senza poté andà a fa’ n’artra ’osa, perché un si sa mai… a sopporta’, frall’artro, la mi’ moglie ’e ’un lavora ma mangia ’uanto tre contandini a cena. I mi’ figlioli ’e lavorano un mese e poi stanno armeno un anno e mezzo senza trova’ da fa’ quarcosa, ma nello stesso tempo, po’eracci, ni vòi da’ quarcosa pe andà, magari a svagassi un po’, ir sabato sera? E siccome sono a casa, o cosa devan fa’? Ciondolano, ciondolano… Le facce lunghe ’ome le maschere afri’ane, rinchiusi nella su’ ’amera, ’ome fosse ’na cella d’un convento, a spippola’.
F. – O cosa spippolano? Cosa vor di’?
G. – Che tengano in mano un aggeggio e spippolano con le mani, anzi i più bravi lo fanno cor una.
F. – Un mi dirai mi’a che…
G. – O ma cosa ’apisci? Spippolano, spippolano… cor compiuter, o con quei ’osi piccini ’e tengano in mano.
F. – Arridaie!… Co’ le ’ose piccine ’e tengano in mano. E, un ho capito ’osa ci tengano in mano!! Boia dé! Ma siei duro! Mi voi di’ cosa sono?
G. – Ir mobile… o gli smartisffoni… Dé, ma te un li vedi i tu figlioli aggeggià?
F. – Ah! Sì, per aggeggià, aggeggiano, speciarmente Nikita, ma che aggeggino co’ mobili… no! un li vedo aggeggià. Ma ca’a sono gli smartisffoni?
G. – ’Ntanto ’un si parla di mobili mobilio, ma di telefono mobile, cioè der telefonino, e quell’artri… e sono aggeggi ’e ci telefoni, ci gio’i, ci navighi… Hai ’apito?
F. – E dillo ammodo! Passano ’r tempo ar telefonino… ar mobile… Chissà cosa mi pensavo… Dé! Pensavo si fossero messi a fa’ i restauratori di mobili anti’i.
E dimmi un po’ino, que ’osi, ’ome hai detto ’e si ’iamano?… smartisffoni, ci si pole anco navigà?
G. – Soassai io, ’osa ci si pole fa’! Sento parlà loro e diano che ci si pole navigà, e così ti di’o.
F. – Galleggiano?
G. – Soassai io! Un l’ho mai provati! Ma, io penso ’e vadano a fondo.
F. – Se ci si pole naviga’, galleggeranno… no?
G. – Ohi, ohi, Favollo! Siei proprio pisano… Naviga’, vor dì di andà su internette… Vor dì che ’nvece di guardà un compiuter, usi vello lì. Hai ’apito?
F. – Ahhhh! Ecco! Ora mi torna!… Ho capito! Dé, lo fanno anco i mi’ figlioli. ’Uando parlano fra loro ’un capisco nulla, parlano di blututte, di uappse, di sonerie… Ogni po’ino senti un sòno diverso dall’artro. Par d’esse ner paese de’ balocchi, ma in questo ’aso si pole dì, ner paese de’ …locchi…
G. – Ce l’hanno sempre in mano…
F. – O cosa mi diciii?…
G. – O cosa ’apisci? Ir telefonino c’hanno in mano. Sempre, sempre a spippolà…

Un bambino vestito da cucciolo di cane passa davanti a loro e gli tira un pugno di coriandoli, parte dei quali finisce in bocca a Gangillo, che li sputacchia in qua e in là.

G. – Ptfu, ptfu… Accidenti… Ptfu, ptfu… bleah!…
F. – E falla finita! Cosa vuoi che siano du’ ’oriandoli…

Mentre Favollo dice così, un’altra manciata viene lanciata verso di loro dallo stesso bambino, che divertito e sghignazzante è tornato indietro a fare del suo meglio per rompere le cosiddette, e non contento tira anche una bella manganellata in testa ai due.

G. – Sono bòni? Eh! Dimminpoino, sono bòni?…
F. – Ptfu, ptfu… bleah! Aibò… ohi, ohi, ’e botta dé!… Il budello di tu mà, bimbino malefico… Ma un lo sa leilì (la mamma del bambino) che è finito ’r carnevale? Ieri era l’urtimo giorno.
Ah! Approposito! Te lo sai ’osa signifi’a ir termine “carnevale”? Ora te lo spiego io. Allora (prendendo un tono cattedratico), da un punto di vista etimologico…
G. – Etimo… che? Ma che paroloni usi eh?
F. – Uff! E-ti-mo-lo-gi-co. Cioè dallo studio dell’origine e della storia delle parole. Dunque, non m’interrompere. Allora, da un punto di vista etimologico la parola “carnevale” viene fatta risalire all’espressione latina “carrum novalis”, “carro navale”, cioè ’na specie di carro allegori’o, a forma di barca, con cui i romani inauguravano i festeggiamenti. Oggi si preferisce ri’ondurre ir signifi’ato della festa a “carnem levare”, vale a dire “abolì la ’arne”, come evidente ri’hiamo al ricco banchetto pubbli’o che sanciva l’inizio della Quaresima, un periodo di astinenza, digiuno e penitenza che dava il temporaneo addio all’abbuffate di ’arne.
Per quanto riguarda l’origine (no la via, Gangillo, un ti sbaglià), invece, l’ipotesi generalmente più accreditata vuole che i moderni festeggiamenti carnascialeschi trovino la loro ragion d’essere negli orgiastici riti propiziatori legati alla fertilità della terra e al passaggio dall’inverno alla primavera. I latini festeggiavano i Baccanali, celebrazioni licenziose in onore del dio Bacco e i Lupercali, in onore del dio Luperco, organizzati pe’ la prima vorta da Remo in onore della lupa che l’aveva allevati, che se’ondo la leggenda si tenevano il quindicesimo giorno di Febbraio.
Ma digià presso gli antichi egizi era in uso festeggiare il carnevale con una sfilata mascherata con la quale ir popolo accompagnava, cantando, i buoicherubs – pe’ le vie di Menfi. Festa der popolo e per ir popolo, ir carnevale rappresentava dunque per tutti un momento di follia licenziosa
G. – Licen… ? Licenziosa? Licenziata da chi?
F. – Uffa! Gangillo, siei ’gnorante ’ome po’i. Licenziosa vor dì che la gente, faceva ’osa ’ni pareva, dall’indecenza all’oscenità, si prendeva eccessiva libertà morale…
G. – Ah! Ho capito! Come Berlusconi? Boia dé, l’urtima ’he ha fatto ’on quell’impiegata? Ma un è mi’a possibile… Che ghigna!…
F. – Sssì, dai, così… Dunque, fammi finì di dì… Allora, Gli egizi festeggiavano ir carnevale ’ome una festa der popolo e per ir popolo. Ir carnevale rappresentava dunque per tutti un momento di follia licenziosa… in cui tutto era permesso (come d’estate, la vecchia festa dell’Unità, ora del PD alla Rotonda, te la ri’ordi? Mangiavano e bevevano tutti allegramente sotto i lecci all’aria di mare, fra tarponi ’e come le scimmie ti passavano sulla testa, da arbero a arbero, tra puzzi vari che si mischiavano, dar pesce fritto o alla griglia, alle zuppe improvvisate e lasagne, cucinate sur posto, con contorno di piattole e mosche, e con le zanzare ’e ti mangiavano (anco loro licenziose), ’e quando arrivavi a casa ’e ti guardavi nello specchio al neon del bagno, eri tornato bianco di pelle ’ome siamo d’inverno, dar sangue ’e ti ciucciavano). Be’, dicevamo? Ah Sì! I ruoli sociali si ribaltavano, gli ostacoli legati al sesso, al ceto e all’età venivano annullati, mentre uomini e donne perdevano la propria individualità nel rito comune del divertimento senza più vincoli, leggi o pudicizie.
Ner medioevo le ’ose ’ambiarono, ir carnevale perse ogni dimensione di magia ed eccessi e si trasformò, per intervento della Chiesa, in una festa più morigerata,
F. – Mori… che?
G. – Morigerata, cioè onesta, castigata, che non eccede in nessun caso, moderata…
F. – Ah! Come un ce n’è uno fra i politici?
G. – Ecco sì! Hai afferrato bene ir signifi’ato. Bravo! Ora fammi ’ontinuà cosa stavo dicendo. Dunque, ner medioevo le ’ose ’ambiarono, ir carnevale perse ogni dimensione di magia ed eccessi e si trasformò, per intervento della Chiesa, in una festa più morigerata, scandita da ’n calendario delle manifestazioni ben preciso, stabilito nel 1466 da papa Paolo II.
Così ir carnevale è arrivato fino a’ giorni nostri. Ma degli antichi bagordi carnascialeschi rimane solo il ri’ordo (infatti i bagordi si fanno sempre ora, nelle sagre così come alle feste dell’unità che un si ’hiamano più così, a quelle der pdl, o a quelle di quarche artro partito. Mangiano tutti. Ai politici i vaìni, a’ poveracci la zuppa e zitto! Balla e ridi colla zuppa che và ’n su e ’n giù…).
Oggi caro Gangillo, è il Mercoledì delle Ceneri. Lo sai vero ’e devi digiunà, e un devi mangià la ’arne (te l’ho spiegato). Per i cattolici dei vari riti latini questo giorno coincide con l’inizio della Quaresima, ossia il primo giorno di 40 giorni (escruse le domeni’e) che precedano la Pasqua. Nel rito ambrosiano, ’nvece, la Quaresima inizia ancora la domeni’a successiva, cioè domeni’a prossima.
Lo sai vero, qual è irrito di vesto mercoledì?
G. – No! Quale rito?
F. – L’imposizione delle ceneri. Devi sapé che irrito dell’imposizione delle ceneri viene celebrato dopo l’omelia e sostituisce l’atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa. (N.B. Infatti qualche anno fa le ceneri si trovavano presso l’altare anche nei giorni successivi al mercoledì, e se si volevano portare a casa per poterle “dare” ad altri che non avevano potuto presenziare alla messa, si poteva fare. Adesso credo non si possa più.) Le ceneri che vengono usate nella celebrazione sono ottenute bruciando le palme e gli ulivi benedetti l’anno prima nel corso della “Domenica delle Palme”. Il sacerdote, ar momento dell’imposizione delle ceneri, che è il gesto di prendere un po’ino di cenere e con quella fare sulla fronte una piccola croce, pronunciava questa frase: “ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, oggi sostituita da “Convertitevi e credete al Vangelo”.
G. – Ma perché uno deve andà in chiesa, ascoltà la messa e fassi fa’ una croce nsulla fronte? Ma perché poi? Che cosa vorrebbe dì questa ’osa vì?
F. – Boia dé, come siei ’gnorante… Vai! Ti spiego ir signifi’ato:
F. – Riceve le ceneri vor dì ri’onosce ir male che c’è in noi, a èssenne dispiaciuti e a manifestà ir pentimento.
G. – A chi lo devi manifestà? ’un è ’na ’osa mia?
F. – È tua, sì, ma riceve le ceneri è ’n’atto di fede da manifesti alla ’omunità. Anzitutto, vor dì che siei un segno della debole e fragile condizione dell’omo, e questa dimensione precaria dell’uomo può essere riscontrata ner simbolo della cenere,ma la cenere è anco ir segno esterno di vello ’e si pente der proprio fa’ marvagio e decide di ’ompie un rinnovato ’ammino verso il Signore.
G. – E cosa devo fa’ pe’ digiunà? ’un c’ho ’na lira pe’ fa’ piange ’n ce’o… e pe quanto riguarda l’astinenza dalle ’arni, ir mi macellaio un me la dà più a pago, perché ha detto ’e da ora ’n poi ’e devo pagà ’n contanti, perché ’un ha più voglia di scrive quanto ni devo dà. Ha detto ’e ’r conto da pagà è lungo uanto irrotolo di ’arta igeni’a di Mozart. Più astinenza di ’osì… Tanto, sai ’osa, so’ momenti bellini vesti vì… Ir digiuno certa gente lo fa tutti i giorni, purtroppo…
F. – Va bene, lo so, ho capito. Ma insomma, ognuno dà, offre un minimo di ciò che ha, di ciò che è abituato a fare, che sia cibo o quarcosa di cui è difficile fare a meno.
G. – Per esempio?
F. – Per esempio, se guardi tanto la televisione, spengila, se ogni giorno mangi dolci, non mangiarne,
se…
G. – Ho capito! ho capito!… Va bene, ci penserò.
Ora fammi andà a casa, ’e c’è la mi moglie e m’aspetta per mangià…
F. – Ma… e ’r digiuno?
G. – ’un hai detto ’e posso spénge la televisione?
F. – Sì.
G. – Eh! Quella è già spenta. ’un ho pagato ’r canone… quest’anno è dura… speriamo ’e i mi figlioli trovino quarcosa da fa’, perché è ’n gran casino. Comunque, o’… tutte velle ’ose lì, velle sur carnevale, ’un le sapevo. E nemmeno vella der mercoledì delle ceneri, cor digiuno e l’astinenza dalla ’arne. Allora, oggi ’ni d’io alla mi moglie ’e bisogna rinuncià a quarcosa, ma cosa, mi domandoed’io… Boh! Ascolterò di meno la radio, darò ragione alla mi’ moglie su qualunque ’osa. Certo, se io ’ni do ragione e lei pe fa’ ’na rinuncia la dà a me? Boh! Si starà a vedé… Ciao Favollo! Ci si vede!…

In data di oggi, 13 febbraio, negli anni passati sono successe delle cose di cui trascrivo una parte, presa da Wikipedia.

1971 – Guerra del Vietnam: appoggiate dall’artiglieria e dall’aviazione statunitensi, le truppe del Vietnam del Sud invadono il Laos;
1976 – In Nigeria il generale Murtala Ramat Mohammed viene assassinato durante un tentativo di colpo di stato
1984 – Konstantin Chernenko succede a Yuri Andropov come Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica
1990 – Riunificazione tedesca: alla Conferenza Cieli Aperti di Ottawa viene raggiunto un accordo per un piano in due fasi di riunificazione della Germania
1991 – Prima guerra del Golfo: due bombe intelligenti a guida laser distruggono un bunker sotterraneo a Baghdad, uccidendo centinaia di civili iracheni
1994 – Topolino esce con un numero (1994) uguale all’anno
1996 – Inizia la guerra del popolo nepalese
1998 – Dalla svolta del Partito Democratico della Sinistra. Nascono i DS.
2000 – L’ultima striscia dei Peanuts appare sui quotidiani il giorno dopo la morte del suo autore, Charles M. Schulz.
2003 – Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è prosciolto nell’inchiesta sui fondi neri Fininvest per prescrizione del reato. La Corte d’assise d’appello di Perugia deposita le motivazioni della condanna a Giulio Andreotti, ritenuto l’ideatore dell’omicidio del giornalista ed editore Mino Pecorelli.
2004 – Travis Metcalfe dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics scopre il diamante più grande dell’universo: è la stella nana bianca BPM 37093
2012 – Il Tribunale di Torino emette la sentenza Eternit: De Cartier e Schmidheiny sono condannati a 16 anni di reclusione e 90 Mln di risarcimento.

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