San Giuseppe Moscati e Aniello

Aniello è scappato dall’ospedale. Giuseppe Moscati, non appena se ne accorge, si precipita a cercarlo dove il bambino era solito andare, al quartiere degli spagnoli.
“Avete visto Aniello?” chiede a un gruppetto di bambini seduti sui gradoni di un vicolo scavato tra i muri delle vecchie case.
“Sì, sta là… dietro l’angolo”, risponde una bimba indicandogli una nicchia in fondo al vicolo.
Moscati raggiunge Aniello, febbricitante e rannicchiato contro il muro:
“Anie’, ma perché non mi hai aspettato?”
“Professo’, è così lontano il mare?”
“No, non è lontano”.
“Ve lo ricordate la promessa che m’avete fatto?”, gli domanda Aniello.
“Sì”.
“Quella che m’imparavate a nuotare. Vi siete scurdato?” Aniello sorride e guarda Moscati, che gli prende la mano e abbassa la testa. Poi aggiunge: “Però voi una volta mi avete detto che il mare era ’na bel-lez-za…”
“Sì” annuisce di nuovo Moscati.
“… e che il Signore ce l’aveva dato per confortarci l’Anima…” Moscati abbassa la testa, e Aniello continua: “Professo’, portateci anche a me oggi al mare, che io oggi mi sento tanto sconfortato”.
“Sì, va bene” risponde sottovoce Moscati. Poi lo prende in braccio e lo porta sulla spiaggia, alla battigia. Il mare è calmo tanto quanto basta a far sentire il rumore delle piccole onde che s’infrangono vicino a loro. Due pescatori, di ritorno da una giornata di lavoro, tirano a secco le loro barche sulla spiaggia.
“Professo’, Voi che sapete tutto, mi sapete dire come e quando si muore?”
Moscati esita per qualche istante, poi sorridendo risponde:
“Anie’, ognuno di noi è come una goccia d’acqua, che prima o poi cade nel mare; e quando questa goccia si scioglie, quell’acqua diventa mare”.
“Allora non fa male?” gli domanda Aniello.
“No”.
“Professo’, allora sarà la volta buo’ che m’imparo a nuotare anch’io.” sorride Aniello guardando negli occhi Moscati, e dolcemente muore tra le sue braccia, in riva al mare e San Giuseppe Moscati può piangere il suo piccolo amico.

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