Gli ebrei e il denaro

Per alcuni anni ho frequentato una piccola libreria gestita da un ebreo. A dire il vero non sembrava un ebreo, dato che non era un fanatico religioso, non credeva nemmeno in Dio e non aveva un aspetto speciale. Quindi per me sarebbe stato un librario qualsiasi e non avrei fatto caso alla sua appartenenza al popolo ebraico, non fosse stato per una stranissima particolarità che, per ironia e per istinto, ho associato agli ebrei.

La sua particolarità non era che faceva quasi sempre uno sconto sui libri che acquistavi; questa non è certo una caratteristica particolare: diversi librai che ho conosciuto, anche tra i gentili, facevano sconti. No, la particolarità di costui era che, la prima volta che gli acquistavi dei libri, ti lasciava decidere quanto pagarli. Roba che, a saperlo fin dall’inizio, nemmeno ci saresti entrato nella sua libreria! Perché ti mette un po’ in imbarazzo. Tu scegli tre libri, quaranta euro, ti presenti alla cassa per pagare il dovuto, magari speri in uno sconticino, chiedi quant’è e lui ti dice: “Quello che vuoi!”
Ma come quello che voglio? Io voglio pagare il giusto, no? E quant’è il giusto? Se mi scalo il trenta percento, sapendo che non gli lascio niente di guadagno, rischio di fare la figura dello spilorcio; e però, se lui ha detto così, potrei anche pagare quasi niente, sarebbe nel mio diritto; ma mi sembrerebbe di approfittare. Alla fine, credo di essermi tolto il venti percento dal prezzo di copertina, e me ne sono andato con l’impressione di avere fatto una figura da pollo: potevo pagare la metà, lui sarebbe stato contento e io avrei risparmiato!

Dopo il primo acquisto, il libraio non offriva più questa fantastica opportunità — che io, preso alla sprovvista, mi ero scioccamente bruciato. Tuttavia dava sempre la possibilità, per i clienti fissi, di consultare i libri e anche di prenderli a prestito, come alternativa all’acquisto. E poi, volendo proprio comperarli, si potevano pagare a rate, senza scadenze fisse.

Di recente ho raccontato questa storia a un altro libraio, probabilmente un gentile. All’inizio non ci ha creduto, alla fine ha sentenziato che costui non era un vero libraio. Chissà com’è un vero libraio. Comunque il mio vendeva libri. In più era simpatico. Be’, aveva il difetto di gestire una libreria troppo piccola, ma si poteva sempre ordinargli i libri. Dopo qualche anno, è vero, ha cessato l’attività; ma non era perché guadagnava poco, era che si era stufato: non gli piaceva fare sempre la stessa cosa per tanto tempo.

Siccome quello fu l’unico caso in cui ebbi questioni di denaro con una persona che sapevo essere ebrea, ho concluso che gli ebrei hanno questa curiosa particolarità di essere poco attaccati al denaro. Cioè, razionalmente io non credo che sia davvero così; ma, poiché questa è l’esperienza che ho fatto, mi viene istintivo associare gli ebrei alla generosità.

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