L’insegnamento

Supponiamo che un insegnante di valore abbia degli studenti smaniosi di imparare…

Lo so, è una premessa assurda se pensiamo all’istituzione scolastica. Ma non dobbiamo per forza immaginare un istituto scolastico, ci basta pensare che ci sia una persona esperta che si incontra con qualcuno interessato a imparare; e non è detto che la persona esperta debba essere esperta di tutta la sua materia o che debba essere sempre esperta: ci basta che, in qualche occasione, si abbia un incontro tra un esperto e qualcun altro che penderebbe dalla sua bocca. Chiamiamo il primo insegnante, gli altri studenti o ricercatori, cioè coloro che studiano e proseguono la propria ricerca, senza ancora disporre del sapere e dell’esperienza che possiede l’insegnante.

Supponiamo che gli studenti, esercitandosi nello studio, a un certo momento incontrino una questione difficile, la cui soluzione richiede delle conoscenze che loro ancora non posseggono a sufficienza. Gli studenti, dunque, domandano una spiegazione all’insegnante, e l’insegnante, accorgendosi di essere quasi al termine della lezione, promette di fornire il giorno dopo la spiegazione richiesta.

Il giorno dopo gli studenti accorrono alla lezione per conoscere finalmente la risposta alla difficile questione e attendono l’arrivo dell’insegnante. Ma, come al solito, l’insegnante è in ritardo…

È un tipo bravissimo l’insegnante, sveglio e preparato, ma è un po’ sbadato. Quella mattina si alza tardi perché la sveglia, nuovissima, si è inceppata. Dopo essersi adirato moltissimo con la sveglia, che gli era stata venduta da un marocchino come la più affidabile al mondo, gli viene l’idea di scrivere una riflessione sugli imprevisti della vita e su quel margine di errore che rimane sempre, anche dopo avere calcolato tutto e pur avendo usato gli strumenti più affidabili, o supposti tali. Non avrebbe tempo, ma non vuole perdere l’ispirazione e scrive almeno un abbozzo della questione, per ricordarsene.
Terminato l’abbozzo, finalmente l’insegnante esce di casa per recarsi alla lezione, ma per strada incontra uno straniero che cerca di vendere delle chincaglierie, si ricorda della fregatura ricevuta dal marocchino che gli aveva rifilato la sveglia difettosa e si ferma per rimproverare lo straniero, vendicandosi su di lui per il torto subito da un altro. Senza volerlo, ne nasce una discussione estesa all’inverosimile.
Lo straniero si era laureato in filosofia, nel suo paese avrebbe voluto fare il poeta ma, non essendoci più posti di copista tranne per i raccomandati, era stato costretto a emigrare e si era dovuto adattare a vendere sciocchezze senza abilità, contando unicamente sui riflessi automatici dei passanti. Da questo spunto parte la discussione, che prosegue spaziando su temi elevatissimi, dall’economia alla semiotica fino all’intelligenza artificiale, finendo in una trattazione sul nuovo pavlovismo applicato a uomini-scimmia addetti alla catena di montaggio della politica sociale, dove le persone vengono educate a pigliare quel che c’è secondo il principio “Anche per oggi è andata”.

Preso alla sprovvista dalla discussione, l’insegnante si dimentica che era uscito per andare alla lezione e, non sapendo più cosa farsene della giornata che gli rimane, invita a pranzo lo straniero e poi lo accompagna a visitare la città, per spiare nei movimenti della gente che si incontra per la strada gli indizi del nuovo pavlovismo.

La sera l’insegnante è soddisfatto: oggi ha imparato un sacco di cose nuove, o almeno questa è la sua impressione. Domani ne parlerà con gli studen… Ah! La lezione! Improvvisamente si ricorda che oggi avrebbe dovuto tenere una lezione su quel famoso argomento a cui gli studenti tenevano tanto. E, peggio ancora, domani non c’è lezione, la prossima è fra tre giorni, sicché gli studenti rimarranno per molto tempo con i loro dubbi. Sicuramente, quando li rivedrà saranno arrabbiatissimi.

Tre giorni dopo l’insegnante arriva alla lezione in anticipo, come se in questo modo potesse rimediare al passato. Saluta timidamente gli studenti a mano a mano che arrivano, non dice niente, aspetta da un momento all’altro di finire travolto dalla loro ira. Ma è sorpreso al vedere che gli studenti non sembrano arrabbiati, non si curano nemmeno di lui, sono tutti presi in una loro strana faccenda.
Quando tutti sono seduti e sta per iniziare l’ora di lezione, uno studente si alza e, pieno di gioia e di gratitudine, porge all’insegnante un foglio su cui è scritta la formula della famosa questione. In mancanza di spiegazioni, gli studenti hanno trovato da soli una via e ora la mostrano all’insegnante, per discuterne i dettagli.
L’insegnante controlla la formula, l’aggiusta, l’accomoda, la riscrive in modo più elegante, ma non vi aggiunge niente di essenziale. Si congratula per la scoperta che gli studenti hanno fatto da soli e poi annuncia di avere a sua volta compiuto una scoperta nuova. Accenna alla storia della sveglia, l’imprevisto, il marocchino, lo straniero, e ha incominciato a introdurre la questione del nuovo pavlovismo quando si accorge che la lezione sta per terminare: “Ah! Ma vedo che è tardi ormai, ve ne parlerò domani…”

E chissà… Domani, magari, sarà di nuovo un imprevisto a fare la differenza tra uno sciocco indottrinamento e un vero insegnamento.

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