Le intercettazioni telefoniche nell’antica Roma

Nel libro secondo dell’Eneide, Virgilio dice che Lacoonte mise in guardia i troiani contro il cavallo donato dagli achei:

E là, primo fra tutti, seguito da grande codazzo,
ardente giù dalla rocca Lacoonte correva,
e di lontano: “O miseri, ma che pazzia, cittadini?
Credete partiti i nemici? Potete pensare che un dono
dei Dànai sia senza insidia? Così Ulisse v’è noto?
O in questo legno racchiusi si nascondono Achei,
o questa è macchina contro le nostre mura innalzata,
e spierà le case, e sulla città graverà:
un inganno v’è certo. Non vi fidate, Troiani.
Sia ciò che vuole, temo i Dànai, e più quand’offrono doni”.

La guerra di Troia sarebbe avvenuta nel XIII secolo a.C. A quei tempi, che corrispondono alla fine dell’età del Bronzo, non esistevano congegni in grado di scrutare alcunché. E Virgilio, che è vissuto nel primo secolo avanti Cristo, come poteva pensare a una macchina capace di spiare le case? (nel testo latino scrive “Aut aech in nostros fabricata est machina muros inspectura domos venturaque desuper urbi”). Non erano ancora stati inventati nemmeno il cannocchiale o il periscopio, figuriamoci il telefono, le telecamere, i raggi x, le microspie o quei temibili e misteriosi aggeggi di cui parla Bobo Rondelli nella canzone inedita Ipotesi:

Con i satelliti sanno già ormai
i peli in culo che nemmeno tu lo sai.
O come mai Bin Laden ’un lo piglian mai?
Te lo di’o io perché: perché Bin Laden serve vivooo.
(Vedi qui il testo completo)

Oggi, che abbiamo anche i satelliti artificiali, è facile sospettare di essere spiati e persino l’ultimo tizio del Consiglio potrebbe uscirsene a dire di essere l’uomo più intercettato dell’universo senza che nessuno lo prenda per matto.

Una volta, in un negozio di informatica dove lavoravo, venne un tizio (non quello del Consiglio, un altro) per domandare se avessimo da vendergli un disco rigido assicurato contro le manomissioni di estranei. Gli capitava infatti di registrare dei file, di aprirli dopo qualche giorno e scoprire che erano stati modificati; per esempio aveva fatto in Photoshop un triangolo verde, dopo un paio di giorni riapriva il documento e trovava che il triangolo era diventato rosso. Qualcuno evidentemente l’aveva cambiato, ma siccome il computer lo usava solo lui e non lo collegava mai a internet, non gli restava che immaginare che qualche oscura organizzazione, magari la Cia o chissà chi, attraverso le reti elettriche o chissà come, stesse spiando dentro il suo computer.
Gli dissi che la sua storia era assurda, ma lui rispose: “Con l’informatica tutto è possibile!” Per questo avrebbe voluto un disco rigido garantito a prova di spia. Non badava al prezzo. Aveva girato già diversi negozi ma tutti lo avevano deluso.
Incuriosito, dissi al tizio di tornare a trovarci dopo qualche giorno, e nel frattempo mi venne un’idea. Quando tornò gli spiegai che, per essere del tutto sicuro di non essere spiato, avrebbe dovuto comprare un computer portatile, usarlo solo con la batteria, senza mai collegarlo alla rete elettrica, e tenerlo sempre dentro una gabbia di Faraday, per isolarlo da qualsiasi influsso esterno.
Ero pronto a vendergli il portatile e anche un grosso gabbiotto metallico, all’interno del quale lui avrebbe potuto comodamente lavorare al computer al riparo da occhi e orecchie indiscreti. Ma il tizio rifiutò la mia offerta. Non mi ricordo cosa disse, ma il senso era pressappoco: “Sono pazzo, ma non scemo!”

In quell’occasione potei dunque toccare con mano come i pazzi non siano affatto scemi. Comunque quel tizio, almeno, aveva un argomento, “Con l’informatica tutto è possibile”, che poteva apparentemente giustificare la propria follia. Che argomento avesse Virgilio, invece, non saprei. Forse nessuno. Ma si vede che a Virgilio non servivano argomenti speciali; si vede che nell’antichità gli uomini temevano, già allora, di essere spiati da qualche macchinario, anche se non c’erano macchinari in grado di farlo, e non si preoccupavano del fatto che il loro timore non fosse razionalmente giustificabile.

Mi immagino un Cesare dell’antica Roma che si rivolge alla folla e dichiara di essere l’uomo più spiato dell’universo perché i giudici, nel loro accanimento, gli hanno riempito la casa di macchine che scrutano ogni suo gesto. Me lo immagino uguale al nostro tizio del Consiglio. L’unica differenza è che il tizio del Consiglio avrebbe una scusa verosimile, mentre l’antico Cesare non avrebbe avuto neanche quella; ma a parte questo sarebbero uguali.

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