Fukushima: quando l’uomo gioca a dadi

Dio non gioca a dadi con l’universo, si dice abbia detto Einstein mostrando scetticismo nei confronti della meccanica quantistica.
Dio forse no, ma l’uomo sì. Dio, unico e vero padrone dell’universo, se vuole può anche giocarci ai dadi (quella di Einstein era solo un’opinione). Ma l’uomo, quando crede di essere padrone delle cose, non può fare altro che scommetterci e sperare, come si dice, che Dio gliela mandi buona.

Il “Fatto Quotidiano” ha intervistato Paolo Ruffatti, che negli anni ’70 era un ingegnere dell’Ansaldo nucleare e ha contribuito alla costruzione di centrali simili a quella di Fukushima. Dell’intervista mi ha colpito un passaggio:

Conosco quei reattori, si rischia la catastrofe
Dall’intervista a Paolo Ruffatti pubblicata sul “Fatto Quotidiano” del 31 marzo 2011

“Come si può evitare [di arrivare all’ipotesi peggiore, con l’uranio fuso che perfora il suolo e milioni di persone da evacuare]?
Bisognerebbe andare a vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza sacrificare la vita. I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.

Se il contenitore è danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?
Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste, vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno in fusione anche quelle”.

Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema, dice Ruffatti. Eppure il nucleare è un prodotto dell’uomo, l’ha fatto lui. L’uomo ha inventato le centrali nucleari per perfezionare il dominio sulla natura, ma, in certi casi, questi prodotti della scienza sfuggono al controllo umano e pare che, al confronto, non vi sia niente di così pericoloso.

C’era questa utopia della scienza, con Bacone il sapere doveva essere messo al servizio dell’uomo per creare un regnum hominis, cioè il dominio dell’uomo sulla natura. C’era questa idea, che con la scienza l’uomo sarebbe diventato padrone del creato — padrone della natura e padrone di sé — ma in effetti l’uomo non conosce nemmeno le conseguenze delle proprie invenzioni, né sa come gestirle.
Come dice ziga nell’articolo Il nucleare e i dubbi della scienza, dopo secoli di “emancipazione”, dopo i poderosi progressi della scienza e della tecnica, siamo ancora fermi lì, al punto in cui è incominciata la gloriosa marcia della civiltà: la paura di fronte al fato.

Per questo mi piace parafrasare la frase attribuita a Einstein: L’uomo gioca a dadi con l’universo. È un giocatore birichino, e non bisognerebbe dargli in mano cose troppo pericolose…

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