Berlusconi e i polli di allevamento

Oggi, osservando al tigì il Berlusconi che a Lampedusa inscenava una delle sue solite performance, pensavo distrattamente al fatto che fino al 1994 il Berlusconi si era costruito un impero mediatico-finanziario accalappiando una massa di ingenui (i dirigenti e i collaboratori di Fininvest prima, i telespettatori poi), e dopo si è costruito un’ulteriore appendice politica al suo impero accalappiando un’altra massa di ingenui elettori. Pensavo che non era cambiato nulla, che il Berlusconi aveva sempre continuato a fare soltanto il suo lavoro di piazzista.

A me i piazzisti mi hanno fregato solo due volte.

La prima volta avevo quindici anni, uno stronzo ha suonato alla porta, ero solo in casa, ho aperto, si è presentato un tipo vestito ammodino che ha incominciato a lisciarmi il pelo e alla fine è riuscito a vendermi dei dispositivi di sicurezza per i fornelli a gas. Costavano solo diecimila lire e tutto sommato facevano il loro mestiere, ma subito dopo averli acquistati me n’ero pentito, perché mi ero reso conto che lo stronzo mi aveva parlato con l’intento di abbindolarmi, quindi da lui non avrei dovuto comprare nulla, indipendentemente dalla validità dei suoi aggeggi.

(Tre anni dopo venne a trovarmi una zingara, non molto ammodino e senza una gran parlantina. Pretendeva di rifilarmi inutili ricamini, voleva in cambio diecimila lire. Rifiutai i ricamini ma le diedi un pezzo da cinquanta, perché mi era parso che non fosse una stronza).

La seconda volta avevo poco più di vent’anni. Venne una stronza per vendermi un corso di informatica. Disse una serie di sciocchezze per abbindolarmi. Io sospettavo che fossero autentiche sciocchezze, ma feci a mia volta una sciocchezza: le firmai una carta in cui si diceva che acquistavo un ciclo di lezioni di informatica da una certa società, mi rifiutai però di darle un qualsivoglia anticipo. Feci così perché avevo un piccolo dubbio che fosse davvero una cosa seria e non volevo perderla nel caso mi interessasse; ero convinto che avrei potuto comunque rinunciare al corso, e volevo pensarci un pochino. Ahimè, scoprii poi che il corso era una baggianata, ma che non era possibile ritirare la mia adesione (non era ancora entrata in vigore la legge che garantisce diversi giorni di ripensamento, e a quel tempo io non sapevo che i corsi di informatica sono sempre completamente inutili).

Dopo questi due episodi, non è più capitato niente del genere. Ormai gli stronzi li vedo a cento metri di distanza e, quando chiamano al telefono, mi diverto a tenerli appesi per un tempo il più lungo possibile, prendendoli in giro in modo sempre più grottesco, finché si stufano (più sono stupidi, più ci impiegano per stufarsi).

Tornando al tema inziale, è ovvio che il Berlusconi è uno di questa risma, ma nel suo caso non sempre si capisce subito. Del resto, la gente ha una propensione infinita a dare fiducia a chi non la merita, e basta che uno sia un po’ potente o pieno di soldi perché venga preso sul serio da molti.
Oggi stavo dunque pensando al fatto che il Berlusconi fosse soltanto uno con un buon intuito per gli affari — cioè uno per cui fare affari è uno scopo della vita, vale a dire un affarista — e con un’ottima parlantina, cioè con la faccia tosta di parlare in modo da mettere sempre a proprio agio l’interlocutore, anzi il pollo.
Stavo pensando a questo quando, casualmente, vedo un articolo di Enzo di Frenna dal titolo Berlusconi, un potere basato sulla PNL. L’articolo spiega che la programmazione neurolinguistica, una pseudoscienza che riduce la psicologia e la linguistica a tecniche stupidine di manipolazione del consenso, veniva insegnata fin dagli anni ’90 ai manager di Pubblitalia e ai dirigenti di Forza italia.

Ecco, oggi non ero l’unico a pensare a questa cosa…

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