Uno sbaglio a Fukushima

Avete mai sentito di uomini che non sbagliano mai? A parte il dogma dell’infallibilità papale, inventato nel 1870 da Pio IX per prevalere sui vescovi dissidenti — un ridicolo sbaglio del clero cattolico — non s’è mai saputo di qualcuno che non sbagliasse mai. Al contrario, è noto che gran parte della fortuna dell’umanità proviene dagli sbagli. Per esempio, molte delle più importanti scoperte scientifiche sono state fatte per sbaglio; ma anche nella vita quotidiana gli sbagli, spesso, ci consentono di trovare strade nuove che altrimenti non avremmo preso in considerazione.

Dunque gli uomini non solo possono, ma debbono sbagliare per dare il meglio di sé.
Certo, ci sono dei casi in cui non si può proprio sbagliare. Immaginate un chirurgo che opera a cuore aperto o un ingegnere che progetta un’imponente diga: costoro, se sbagliano, lungi dal rischiare il meglio di sé, fanno sicuramente il peggio degli altri. E quindi, almeno quando lavorano, il chirurgo e l’ingegnere sono come il papa che non sbagl… Macché! sbagliano lo stesso!

Non c’è niente da fare. Potete educare una persona nel modo migliore, istruirla in modo eccellente, potete anche punirla per ogni nonnulla e minacciarla quanto vi pare, ma non troverete mai nessun sistema per salvaguardarla dallo sbaglio.

Forse bisognerebbe, anziché cercare fin dall’inizio di evitare ogni sbaglio, provare a fare dei piccoli sbagli, per immunizzarsi. Come s’usa dire: sbagliando si impara. Se facciamo una serie di sbagli controllati, in situazioni sorvegliate dove sia tolto il pericolo reale, potremmo imparare a non ripetere gli stessi sbagli in situazioni peggiori, più pericolose. Il chirurgo potrebbe allora allenarsi a uccidere per sbaglio i bambolotti, e l’ingegnere potrebbe divertirsi a far crollare dighe finte; in questo modo potrebbero capire quando e perché succede uno sbaglio…

… Ahimè, questo è un metodo che viene praticato, ma alla fine non funziona. O almeno, non funziona abbastanza, non al punto da garantire che non ci siano più sbagli. Pare che gli sbagli fatti per finta non valgano: bisogna imparare dagli sbagli veri, quelli che provocano dei danni reali. Solo in questi casi sbagliando si impara…

… Bleah! Si impara a sbagliare di nuovo! È un dato di esperienza comune: gli sbagli si ripetono. Almeno certi sbagli, quelli peggiori, si ripetono quasi sempre. Non è la legge di Murphy, non è una caricatura, è proprio una realtà.

Mettiamo un esempio pratico. Diciamo che Hiroshima fu uno sbaglio. Uno sbaglio voluto, uno sbaglio storico, una cattiva azione da non ripetere mai, come la Shoah. Quelle cose per cui si dice: “Mai più” e tutti sono d’accordo.
Bene, dopo Hiroshima abbiamo visto Three Mile Island, dove nel 1979 avvenne il primo grosso incidente in una centrale nucleare. Non era la stessa cosa di Hiroshima, ma era comunque uno sbaglio di tipo nucleare. Okay, non si può paragonare: Hiroshima fu una cattiva azione fatta di proposito, Three Mile Island uno sbaglio involontario. Ma nel 1979 quello era il primo grosso sbaglio involontario nel nucleare. E chi non sbaglia mai? L’importante è avere imparato e non sbagliare più.
Ma ecco che nel 1986 capita Černobyl, un altro sbaglio, ancora peggiore. Due sbagli sono più preoccupanti di uno, ma vabbè, di Černobyl s’è detto tanto: centrale di vecchio tipo, senza un robusto involucro protettivo, gestita da funzionari sovietici per i quali le precauzioni erano un optional borghese. Un incidente come quello di Černobyl non sarebbe potuto avvenire in una centrale di seconda generazione costruita nei paesi di democrazia liberale. Così si è detto, così si è ripetuto fino all’11 di questo mese. Mai più succederà, si disse, lasciando capire che la colpa era dei comunisti.
Il quarto grave sbaglio, quello di Fukushima, non sappiamo ancora se sarà o no peggiore di Černobyl; per ora è soltanto candidato a essere il più grave incidente nucleare di tutti i tempi, ma non ha ancora vinto.

Okay, finora fanno quattro sbagli, tre se non contiamo Hiroshima e Nagasaki. Può bastare? Abbiamo imparato? Perché non è solo una questione di contabilità delle vittime. Vittime di qualcosa ci saranno sempre, ma gli incidenti nucleari hanno la caratteristica che si sa quando incominciano ma non si sa dove finiscono: quando succedono, non si sa più cosa fare per fermarli e per quante migliaia di anni produrranno conseguenze.

In effetti, in questo momento un po’ tutti dicono che bisogna riflettere, fermarsi un momento. Anche i nuclearisti convinti, tipo Chicco Testa, hanno cambiato idea, come chi improvvisamente si rende conto di avere sbagliato e cambia strategia.
Ma lasciate passare qualche anno senza gravi incidenti e vedrete che tutto si ripeterà. Non uguale, ma si ripeterà lo stesso. Domani verranno a dirci che finalmente il nucleare è sicuro, che dopo Fukushima c’era stata l’“onda emotiva”, ma ormai è passata, che le tecniche si sono evolute, che l’esperienza ha insegnato, che il popolo chiede energia. E l’umanità riprenderà la sua marcia trionfale verso gli stessi sbagli del passato, finché non si ripeteranno le stesse catastrofi.

Eppure le catastrofi non sono necessarie. È lo sbaglio a essere inevitabile, non la catastrofe. Per evitare le catastrofi, dunque, ci vuole una decisione: evitare giochi collettivi troppo pericolosi. Il nucleare oggi è così: è bellissimo, affascinante e gravido di ulteriori magnifici sviluppi, ma troppo pericoloso per essere lasciato in mani diverse da quelle di un dio. E, tra i costruttori di centrali nucleari, non c’è ombra di dio…

(Nota. Ovviamente, qui come nell’articolo Un imprevisto a Fukushima, non parlo dell’Italia. Ve la raccomando, nell’Italia di oggi, una centrale nucleare costruita dalla ’ndrangheta…)

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