L’umanità vista da lontano

Non c’è motivo di ritenere che prima del neolitico gli uomini, ancora relativamente incivili, fossero più stupidi o infelici di adesso. È possibile al contrario sostenere che la civiltà progredisca a spese della felicità, perché ha introdotto la guerra, la schiavitù e molte altre forme di segregazione e sopraffazione. Felicità però è un termine troppo vago, e il progresso è un’idea morale che non ha niente di obiettivo. In ogni caso, non abbiamo modo di stabilire se prima del neolitico gli uomini fossero più saggi o più felici.

Per valutare la storia con un criterio che sembra più obiettivo, potremmo metterci dalla prospettiva di un naturalista che si limitasse a misurare la quantità e la varietà di vita sulla terra. Da questa prospettiva il bilancio sarebbe negativo: non sappiamo se l’homo sapiens sapiens sia stata l’unica specie umana attecchita sulla terra oppure quella più violenta che ha sterminato tutte le altre, ma comunque c’è l’impressione che gli uomini, aumentando di numero e di capacità, tendano a soggiogare e a distruggere le altre forme di vita, fino al punto, forse, da rendere problematica persino la propria sopravvivenza. Da questa prospettiva, gli unici uomini ancora “vitali” starebbero in quelle sparute tribù di cacciatori-raccoglitori che ancora popolano alcune regioni della terra, ma purtroppo sono in via di scomparsa.

Ma il bilancio negativo del naturalista sarebbe comunque un giudizio umano, non obiettivo. D’altronde la terra è una cosa troppo piccola e marginale nell’universo perché un punto di vista davvero obiettivo se ne preoccupasse. Potrebbero esserci altri miliardi di terre paragonabili alla nostra, altri miliardi di casi in cui gli amminoacidi hanno formato proteine dando luogo alla vita come la conosciamo noi. Non escluderei nemmeno altri miliardi di casi in cui composti diversi dagli amminoacidi abbiano dato luogo a forme di vita radicalmente diverse, che noi non sapremmo riconoscere come “vita”. Non c’è motivo di temere che in tutti questi miliardi di casi sia nato l’uomo. E anche se altrove fosse nato l’uomo, non c’è ragione di credere che ci sia stato un neolitico e un successivo sviluppo delle forze produttive fino alla rivoluzione industriale, con tutte le conseguenze di distruzione della vita che abbiamo conosciuto noi.

Ma se quest’idea vi rendesse infine allegri, dovrei di nuovo avvertirvi che il vostro sarebbe un giudizio ancora molto umano, troppo umano…

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