Opinioni sulla guerra in Libia: Marco Travaglio

Oltre alle opinioni di Bernard-Henri Lévy, Gino Strada e Jean Bricmont, citate due giorni fa in questo blog, ho trovato interessante, sul rapporto tra Italia e Libia, il “Passaparola” di Marco Travaglio pubblicato ieri sul blog di Beppe Grillo e sul Fatto Quotidiano.
Travaglio spiega molto bene l’accenno che faceva Gino strada quando diceva che “bisognava pensarci prima”, anziché bombardare adesso. Gheddafi è in misura rilevante un nostro prodotto, e d’altronde i nostri governanti l’hanno sostenuto fino a pochi giorni prima dell’attacco militare.
Copio qui ampi stralci del discorso di Travaglio, per averlo accanto alle altre opinioni sulla guerra in Libia.

Marco Travaglio – L’Italia tradisce sempre
Leggi o ascolta il testo completo sul blog di Beppe Grillo

[…] Non c’è grande fiducia negli esperti, che in questi anni le hanno sbagliate tutte, dal Kosovo, alla Serbia, alla Somalia, all’Afghanistan, all’Iraq, a tutti i luoghi dove non siamo andati, anche se le ragioni che ci hanno spinti a andare altrove ci avrebbero dovuti spingere a andare pure lì — mi riferisco per esempio al Rwanda e al Darfur.
Ma queste cose le lasciamo agli esperti e così li lasciamo sbagliare in pace. L’unica cosa che sappiamo è che non sappiamo niente, non possiamo prevedere niente, non possiamo prevedere innanzitutto quanto durerà e soprattutto non possiamo prevedere cosa succederà dopo, tanto più oggi, di fronte a una strana faccenda in cui non si riesce bene a distinguere tra guerra civile, rivolta per la libertà, rivoluzione. Non si sa neanche come chiamarla, visto che manca una leadership, manca un’analisi seria sulla natura, sui componenti di questa ribellione che è in parte tribale, in parte sicuramente aspira a più libertà, in parte è islamica, non sappiamo quanto fondamentalista islamica, e soprattutto non sappiamo quali saranno le possibili ritorsioni che ha in animo Gheddafi e che può permettersi Gheddafi nei confronti di chi lo ha attaccato. […]

Il comune denominatore tra il disastro del Giappone e la guerra in Libia è l’energia, e i contraccolpi che arrivano dal Giappone e dalla Libia sull’Italia […] sono una bellissima metafora della nullità della nostra classe politica che da decenni non ha mai messo mano a un piano energetico nazionale serio, soprattutto non lo ha attuato, per evitare che il nostro paese sia così ricattabile da stati come la Libia, da regimi come quello libico. […]

È chiaro che questa guerra di umanitario non ha nulla. Non sto dicendo che è buona o è cattiva, sto dicendo che, se la Libia non avesse il petrolio e il gas, nessuno si sarebbe mosso in armi contro la Libia. In Darfur e in Rwanda non ci sono petrolio e gas e nessuno si è mosso, e sono state massacrate centinaia di migliaia di persone, […] molte più persone di quelle che Gheddafi è in grado di ammazzare. […]

Si capisce benissimo che l’Italia, essendo così vicina […] al nord Africa, abbia coltivato in questi anni rapporti di buon vicinato […] e abbia influenzato i governi che vi si succedevano. Ben Ali fu messo in piedi dopo la caduta di Bourguiba in Tunisia per un colpo di stato pilotato dai nostri servizi segreti. Questo è venuto fuori dalle carte riservate e pubblicate negli ultimi anni. Infatti la Tunisia diede ospitalità a Craxi perché era stato Craxi a cooperare a mettere al potere in Tunisia Ben Ali, che è stato cacciato dal suo popolo. Mubarak sappiamo benissimo di quali colpe si fosse macchiato, addirittura pare che gli attentati di qualche anno fa sul Mar Rosso […] avessero dietro il regime di Mubarak. Li chiamavamo i paesi arabi moderati semplicemente perché erano vicino ai nostri, facevano quello che volevamo noi.

Gheddafi, figlio nostro
Idem con Gheddafi, nessuno se lo ricorda ma Gheddafi, dopo avere mandato suoi terroristi libici a abbattere l’aereo di linea di Lockerbie sui cieli della Scozia e dopo avere avuto un ruolo con i suoi terroristi nell’attentato del 1986 alla Birreria La Belle di Berlino […], subì una rappresaglia da parte degli Stati Uniti. Credo fosse il 15 aprile 1986, quando Ronald Reagan decise di colpirlo e di farlo fuori. Non di fare la guerra alla Libia, di far fuori Gheddafi […] con un blitz per colpirlo nel luogo dove risiedeva quella notte. […] Craxi, presidente del Consiglio e Andreotti, ministro degli Esteri, avvertirono immediatamente Gheddafi del fatto che stavano arrivando i caccia di Reagan, così Gheddafi si mise in salvo. […] L’ha raccontato l’ambasciatore libico in Italia Mohammed Abdel Raman Shalgam subito dopo che l’Italia ha firmato il patto di amicizia con la Libia nell’ottobre 2008. […] Le dichiarazioni di questo ambasciatore libico sono state poi confermate da Bobo Craxi […] e anche da Andreotti.

Quindi Gheddafi è figlio nostro. Era il 1986, siamo nel 2011, per 25 anni Gheddafi ha potuto schiacciare il suo paese, violare i diritti umani, seminare prima terrorismo, poi profughi, poi minacce, poi ricatti al mondo intero, grazie al fatto che Andreotti e Craxi l’hanno salvato. Questo è il contributo che ha dato l’Italia alla libertà e alla democrazia in Libia, questo è il pedigree […]

Dal 1986 sono cambiati molti governi, […] tutti questi governi ovviamente hanno dovuto fare i conti con il fatto che al di là del Mediterraneo c’era Gheddafi […]. Nel frattempo le nostre imprese si servivano di Gheddafi come se fosse un Bancomat. Cominciò la Fiat, mettendosi in società con Gheddafi negli anni in cui aveva le pezze al culo, in cui Romiti era amministratore delegato. Adesso abbiamo società come la Juventus, di nuovo la Fiat, Eni, Finmeccanica, Unicredit, che hanno interessi o che hanno i soldi libici dentro, in pancia. Era proprio necessario trovare soci libici? Siamo sicuri che senza soci libici queste società sarebbero defunte? Non credo!

I rapporti tra Italia e Libia sono anche una bella metafora della nostra classe politica, perché, se di Craxi e Andreotti abbiamo detto, Prodi ha dichiarato chiaramente: “Noi non potevamo essere in rapporti ostili o non avere rapporti con la Libia”, ma rivendica che “Quando c’ero io, non abbiamo sbracato” e devo dire non si è mai visto Prodi baciare le mani o gli anelli a Gheddafi, né allestire sceneggiate come quella che è andata in onda ancora qualche mese fa con i cavalli berberi, i dromedari e i cammelli in omaggio, le Gheddafi girl prese in affitto per far finta di convertirsi dopo un discorso delirante di questo pazzo e le dichiarazioni di amicizia personale con Berlusconi, che si diceva amico personale di Gheddafi, di Ben Ali e di Mubarak. Ne avesse mancato uno! E poi naturalmente Putin, Lukashenko. C’è tutto il meglio. Amici personali.

Quindi Prodi mantenne rapporti di buon vicinato tra l’Italia e la Libia. D’Alema esagerò un po’, molto, Berlusconi sbracò, esaltando Gheddafi come leader di libertà, dicendosi felice di partecipare al quarantennale della grande rivoluzione (non c’è stata nessuna rivoluzione in Libia, c’è stato un colpo di stato militare che nel 1969 ha deposto il vecchio rais Idris e ha portato al potere Gheddafi e la sua cricca). E poi baci, abbracci, pacche, toccatine, bunga-bunga… Berlusconi ha anche spiegato che è stato Gheddafi a insegnargli questo rito per il quale il Cavaliere sarà prossimamente su questi schermi imputato. […]

L’ultima visita nel 2010, ancora 6 mesi fa, l’ultimo bacio di Berlusconi a Gheddafi. Poi sono iniziate le rivolte nel nord Africa. Quando si è ribellata la Tunisia, Frattini ha indicato come modello Mubarak, infatti è immediatamente caduto Mubarak, allora Frattini ha indicato come modello Gheddafi. E quando è iniziata la rivolta non è che la nostra classe politica ha chiesto scusa per avere tenuto in piedi questi regimi per decenni. No, ha invocato la sopravvivenza di questi regimi, la stabilità. Non è vero che la nostra classe politica si è schierata dalla parte delle popolazioni che si ribellavano; soltanto quando loro hanno cacciato i tiranni ci siamo affrettati a mettere il cappello su quelle rivolte, ma sia Berlusconi, sia Frattini, sia D’Alema non hanno detto che doveva essere cacciato Gheddafi, quando già erano stati cacciati Ben Ali e Mubarak. No, D’Alema ha detto che bisognava invitare Gheddafi a fare le riforme, magari a fare una bicamerale pure in Libia!

Il trattato di amicizia con il “leader di libertà”
Frattini ha detto che bisognava prendere Gheddafi a modello per un percorso di apertura alla democrazia nel nord Africa e Berlusconi, mentre Gheddafi cominciava a bombardare le popolazioni ribelli, ha detto “Non gli telefono perché non voglio disturbarlo”. Non è successo anni fa, è successo tra gennaio e febbraio, cioè l’altro ieri! […]
Noi siamo sempre così, Mussolini è entrato in guerra quando ormai pensava che la guerra fosse finita, infatti noi andammo a dare la pugnalata alla schiena alla Francia, quando il lavoro sporco l’avevano già fatto i tedeschi. Noi finiamo le guerre sempre dalla parte opposta rispetto a quella dove le avevamo cominciate.
Questa volta siamo addirittura migliorati, perché stiamo facendo una guerra a un regime con il quale abbiamo un trattato di amicizia, di alleanza e di mutua assistenza anche militare che non è mai stato disdettato, e non è un trattato che risale all’800, è un trattato che risale a 3 anni fa e che è stato ratificato dal Parlamento due anni fa. Si intitola “Trattato di amicizia, partnerariato e cooperazione”, l’hanno firmato il 30 agosto del 2008 Silvio Berlusconi e Gheddafi. Dove? A Bengasi.

Nel trattato […] Gheddafi viene chiamato leader della rivoluzione. Non c’è ovviamente nessun accenno alle incredibili violazioni dei diritti umani che tutte le grandi agenzie internazionali, da Amnesty International alla Human Rights Watch, denunciano da anni contro gli oppositori.
Art. 2, titolo “Uguaglianza sovrana”. “Le parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica, esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle parti di scegliere, sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale”. Diciamo a Gheddafi “Fai come cazzo ti pare” al tuo interno.
Art. 4: “Le parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta degli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Pensate a Gheddafi che ha firmato questa roba e si vede bombardare da Berlusconi, che ha firmato questa roba e si è impegnato a astenersi da ogni forma di ingerenza diretta o indiretta. Bombardare secondo voi è un’ingerenza diretta o indiretta? “Attenendosi allo spirito di buon vicinato”.
L’Art. 4 spiega bene questo spirito: “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualunque atto ostile contro l’Italia”.
Questa è fantastica, noi membri della Nato ci impegnavamo a non dare il nostro territorio a chiunque, Nato compresa, volesse compiere degli atti ostili contro la Libia; adesso noi stiamo prestando non solo il nostro territorio, ma stiamo pure usando i nostri aerei per atti ostili contro il regime libico che ci eravamo impegnati a lasciare fare come cazzo gli pareva. […]

Non se ne è parlato, nessuno praticamente sapeva che noi ci stavamo alleando con la Libia, perché questo trattato prevedeva azioni militari, manovre congiunte, scambi di informazioni militari e tecnologie avanzate; l’impegno a non usare basi militari italiane o Nato contro la Libia in nessun caso, qualunque fosse l’evento; pattugliamento congiunto, soldati italiani e soldati libici al confine Libia-Ciad [per fermare i migranti] […]
“Il trattato con la Libia”, scrisse Furio Colombo due anni fa, “è fuori dalla Costituzione italiana, fuori dalla convenzione di Ginevra, fuori dalla carta dei diritti dell’uomo, fuori dalle prescrizioni delle Nazioni Unite sui diritti dei rifugiati perché rende impossibile, per esempio, ogni tentativo di rispettare il diritto di asilo dei profughi intercettati”.

Questi sono i precedenti della guerra alla Libia che stiamo facendo. A questo punto non saprei se è una guerra giusta o ingiusta, se servirà, se non servirà, se migliorerà le cose, se le peggiorerà, se tutelerà i nostri interessi. […]
L’unica cosa che dobbiamo sapere è che se Gheddafi è ancora lì, con il botulino, i capelli finti e il trucco che gli ha prestato il nostro e le mignotte intorno, non è perché è forte lui, è perché per almeno 30 anni l’abbiamo tenuto in piedi noi, e noi siamo abilissimi a tenere in piedi qualcuno e poi a un certo punto a scoprire… ops… che non andava bene. C’erano tutti gli elementi per saperlo prima chi era Gheddafi, e adesso naturalmente la storia, come sempre accade, magari tardi, ma ci presenta il conto.

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3 risposte a Opinioni sulla guerra in Libia: Marco Travaglio

  1. Rocco Matturro scrive:

    Ormai gli interessi principali sono “Petrolio e gas”,e dove ci stà uno scopro lucrativo,il nostro caro Silvio non getta la spugna.Ma questa,secondo me,sarebbe anche paura a mettersi contro un folle,oppure anche lecchinismo.Credo che su questo ci sarebbero da scrivere molte cose,ormai ci troviamo in ballo e dobbiamo ballare,la colpa purtroppo nmon è la nostra,ma di chi continuamente si lamenta di questo governo e poi una volta che cade si vota di nuovo lo stesso,però non dobbiamo solo farne una questione politica di tutto ciò ma una questione umanitaria,che purtroppo la si chiama cosi,ma non lo è perchè siamo passati da aiuti umanitari a fare una guerra e spargimenti di sange dappertutto.

  2. lucifero scrive:

    Ghedaffi è stto attaccato da decine di paesi e sta uscendo di scena come un martire, non come un codardo. codardi e vigliacchi sono i nostri ministri. mi domando quanto avrebbe resistito l’italia ad un attacco di tali proporzioni, non penso più di venti giorni poi tutti a calarsi le braghe al miglio offerente…magari sotto una tenda .per la Libia sarà un eroe. l’occidente in Libia ha perso la faccia. i ribelli hanno commesso crimini di ugual misura dei lealisti e ora sarà il caos. obama guerrafondaio della peggiore specie e sarkosy sono in primis i responsabili. il bagno di sangue l’hanno fatto loro. hanno circondato l’europa di un odio profondo. voglio ricordare i paesi sottoposti a raid americani o nato solo nel 2011: yemen , somalia, sudan, afghanistan. iraq, pakistan e libia. obama premio per la pace?????

  3. domenico scrive:

    sono d’accordo con travaglio sulle pagliacciate di gheddafi in italia {autozzate dai nostri pagliacci al governo. vivendo in libia posso dire che l’eliminazione di gheddafi nel 1986 avrebbe provocato la morte di decine e decine di persone superiore alla rivoluzione attuale.

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