Un imprevisto a Fukushima

E come fai a prevedere un imprevisto. Poi, quando l’imprevisto si verifica, cioè quando accade qualcosa, a che ti vale discolparti che sì, è successo qualcosa, ma era imprevedibile?
Tutto ciò che accade è imprevedibile, “previsto” è solo il funzionamento del meccanismo fatto dall’uomo: il resto non si sa, e d’altronde non fa parte dell’economico. Le cose che accadono non rientrano in un calcolo economico se non come fastidiosi dispendi: diseconomie, esternalità, sbagli. Ma è chiaro che ci sono, gli imprevisti. Anzi, senza imprevisti nessuno starebbe lì a fare economia perché, per così dire, gli mancherebbe la materia prima su cui applicarla, la vita.

E così oggi ho notato le giustificazioni ridicole di un paio di esperti dopo l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone: ”Era imprevedibile”, hanno detto, quasi copiando il vecchio motto di spirito: “Operazione perfettamente riuscita, paziente morto”. Uno dei due esperti si è precipitato persino a rassicurare che l’esplosione di stamattina, che ha scoperchiato il reattore numero 1 della centrale, è stata un’esplosione chimica, non nucleare.
Ecco, mi mancava giusto l’ipotesi imprevista di un’esplosione nucleare: non ci avevo proprio pensato. Perché insomma, ieri abbiamo avuto il più violento terremoto della storia del Giappone, e i terremoti, si sa, sono imprevedibili; poi c’è stato lo tsunami con un’onda di dieci metri, e quello non l’avevano proprio previsto, neanche in Giappone: il terremoto e lo tsunami hanno interrotto la fornitura di elettricità e l’impianto di raffreddamento della centrale nucleare si è fermato; combinazione ha voluto che il maremoto abbia anche danneggiato gli alternatori diesel di emergenza. Ma il carburante c’era, e siamo fiduciosi che gli alternatori fossero stati controllati un minuto prima: era tutto a posto. Ma ecco, essendo comunque tutto in regola, resta il fatto che una centrale nucleare può comunque saltare in aria e contaminare il territorio come un’enorme bomba atomica (allo stesso modo che un impianto chimico può esplodere, un ponte può crollare, un’automobile incendiarsi come una molotov ecc.). La centrale nucleare, beninteso, non esploderà mai come una bomba atomica, ma potrebbe ugualmente diffondere radiazioni.

Diceva Nietzsche: Ognuna delle cose che possono camminare … deve camminare ancora una volta! (Zarathustra, La visione e l’enigma). Oh, Nietzsche si riferiva all’eterno ritorno: ciò che una volta è accaduto, accadrà ancora. Ma il ragionamento fila anche meglio senza eterno ritorno: se qualcosa può accadere, prima o poi accadrà. Certo, magari poi, molto poi, quasi mai. Se una cosa accadrà magari chissà quando, esce dai calcoli. L’economia ha un rapporto particolare con il futuro: le interessa solo il futuro prossimo, al massimo fino a dopodomani; di più, non rende.

Tutto ciò non conduce necessariamente a essere contro il nucleare — non più di quanto la consapevolezza del rischio di incidenti stradali conduca a guidare piano. Ma richiederebbe di dire le cose chiare. Bisognerebbe infatti dire così: Molto raramente una centrale nucleare può saltare in aria e disperdere nell’ambiente tutto il materiale radioattivo che contiene, ma noi speriamo che non succeda mai e comunque, quando accadrà, speriamo che non succeda qui. Il resto sono menzogne raccontate da chi non si accorge di mentire solo perché ci è troppo abituato.

Mi è rimasto impresso un episodio da piccino. Mi pare fosse un mio cugino, una volta, a muoversi nel cortile di casa tenendo in mano un paio di forbici; sua madre, cioè mia zia, lo rimproverò dicendo che era pericoloso girare con le forbici in mano: se gli fossero finite nella pancia, lui sarebbe morto. Attenzione agli oggetti appuntiti, era un ammonimento abituale da piccino; ma in quell’occasione mi colpì il timore forse esagerato: con un buchino nella pancia si muore? E perché mio cugino dovrebbe ferirsi proprio nella pancia? Mi pareva difficile che un bambino si ammazzasse con le forbici che teneva in mano.
Eppure quando ero piccino ci dicevano così, e nessuno si sarebbe lamentato se, “per reazione emotiva” di fronte ai pericoli ipotetici, noi bambini avessimo smesso di girare con le forbici.
Come al solito, la società ti insegna una morale che vale solo per te, stupido frignone; chi comanda, invece, se la cambia come gli pare e ti dice: “Cosa c’entra la morale con la politica” o “Cosa c’entra con l’economia”. Per esempio, uccidere è sbagliato se lo fai tu di testa tua, ma la guerra è giusta se la fa il padrone del vapore per gli interessi suoi. Senza queste curiose prese in giro non avremmo né soldati né operai per mantenere l’economia — che dicono sia una disciplina matematica al di sopra di ogni morale.

(Ovviamente tutto questo discorso non vale per l’Italia, dove forse non si faranno mai centrali nucleari e nemmeno ponti sullo stretto di Messina, ma dove, se si faranno, ci sarà facile pronosticare che:
1. a causa di uno sciagurato evento imprevisto, il pronte sullo stresso di Messina crollerà prima ancora di essere completato;
2. le centrali nucleari saranno dismesse ancor prima di essere accese ma, per un’incredibile serie di casi sfortunati, avranno già fatto in tempo a contaminare vasti dintorni).

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