Porca lega!

Brignano Gera d’Adda è un paesello a quindici chilometri da Bergamo, fino a un po’ di tempo fa abitato prevalentemente da mucche. In simili paeselli nostrani, nelle fabbriche nei bar e negli oratori, come un tempo nelle stalle, la gente, si sa, ha la bestemmia facile. Non si tratta di vera blasfemia, oppure sì, è blasfemia, ma senza convinzione: sono interiezioni ed espressioni idiomatiche, che sfociano istintivamente da uno stato d’animo o dal suo opposto, o che stanno al posto di un qualunque ponderato raziocinio. Non fosse per la loro rozzezza, sarebbero espressioni non lontane da quel boia dé che rende fieri i livornesi. Ma d’altronde i lombardo-veneti, specie quelli di paese o di montagna, sono rozzi, cioè parlano una lingua che ad altri può apparire rozza, come nell’esempio di certi leghisti quando arringano il popolo locale scatarrando sfilze di turpiloqui.
Anche gli stranieri, quando arrivano nei paeselli del laborioso nord e incominciano a integrarsi, prendono a bestemmiare sull’esempio degli indigeni.

Bene. Marco Paolini, nel suo spettacolo sul Vajont, spiegava che Erto e Casso (le due località sopra la diga del Vajont) erano inizialmente due paesi con lingue e riferimenti diversi, che “un catasto lungimirante ha unito in un comune a nome Erto Casso”, ma che restavano “divisi in tutto”.

“Le uniche parole in comune: le bestemmie, a obice. […] Nel ’56 Erto faceva 850 abitanti e 9 osterie, Casso faceva 450 abitanti e 3 osterie: è più bassa la media, quindi Erto fa il capoluogo. Ma è ovvio, le osterie sono un parametro fondamentale della qualità della vita, per piacere! Le osterie spesso cosa sono? Una parte della casa, con la stufa, il bottiglione, uso libero e indiscriminato dello stesso. Nelle osterie si gioca, si discute… e si bestemmia con una regolarità impressionante. Tanto che i due parroci hanno rinunciato a estirparle. Dice che esula dalla missione pastorale. Ma è vero! A quel punto la bestemmia c’entra più niente con la religione, c’entra con la sintassi: essa sostituisce tutti gli articoli e le congiunzioni tra una parola e l’altra: cavi la bestemmia, non scorre più il discorso.
Ipocriti… non crediate di cavarvela così… La religione è un’altra cosa, va bene? A Erto fanno una di quelle processioni del Venerdì Santo che una volta nella vita vanno viste e rispettate”.
(Vedi qui il filmato, da 7′ 40” in poi)

Okay, Brignano non è il montanaro Erto e Casso del ’56, è molto più civilizzato e più banale. Ma le popolane bestemmie, da parte dei maschi, specie quelli giovani e quelli anziani, ci sono uguali.
All’inizio pare sia stato il prete del posto, don Marco Bosio, a protestare su Facebook prendendosela “con la maleducazione dei ragazzini immigrati che frequentano l’oratorio” (articolo Agi News), poi dev’essere stato questo aggettivo, “immigrati”, a smuovere i leghisti al governo del comune, inducendoli a compiere un’azione risoluta per ristabilire la buona educazione.

Me l’immagino il sindaco leghista di Brignano, che si gonfia il petto e fa l’emulo di Chuck Norris: “È ora di finirla!”. E così, un mese fa, il consiglio comunale di Brignano ha approvato un ordine del giorno della maggioranza leghista che chiede che “in municipio, e in tutte le attività commerciali e imprenditoriali, pubbliche o private che siano, venga vietato di bestemmiare”.

Credo che quest’atto sia rimasto solo una petizione di principio, un modo per affermare risolutamente l’identità padano-celtico-cristiana del proprio paesello, cioè una rivendicazione di mero spirito campanilistico. Suppongo che potrà capitare che qualcuno tenti di farla valere solo nei confronti di qualche immigrato.

Comunque, convengo che la bestemmia sia roba da incivili, da trogloditi di ispirazione celtica. Ai migranti suggerirei di cercare di evitare di prendere le cattive abitudini degli indigeni e, se proprio non possono fare a meno di integrarsi, di cambiare almeno il soggetto. Porca lega: va benissimo, si può dire senza tema di errore e oggi ha più senso del vecchio porco cane, che etimologicamente era forse l’unione di due insulti anticamente molto usati contro i nemici: porco e cane, da cui anche “porco d’un cane”. Oggi, che i cani sono diventati quasi tutti membri adorati del salotto di famiglia, si può cambiare insulto.

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