Garibaldi a Livorno: i fratelli Sgarallino

Garibaldi con la camicia rossa, capelli biondi lunghi e occhi chiari, bello come un divo, prestante, schivo di sfarzi e onori, seduttore di donne e del popolo, ispiratore di pittori, scultori, poeti e scrittori.
I garibaldini, poi i patrioti e i democratici dei tempi passati ne hanno fatto un’icona leggendaria e il suo ritratto ha fatto il giro del mondo, come una specie di Che Guevara ante litteram. Garibaldi è stato ed è ancora il nome di molte imbarcazioni, da quelle a vela a quelle in dotazione alla Marina militare. Il suo nome e le sue imprese hanno fatto sognare grandi e piccoli.
Quando ero piccola, nei primi anni ’60, cantavamo la nota filastrocca (“Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion”, oppure “che comanda i suoi soldà”), che alcuni si divertivano a ripetere sostituendo tutte le vocali con una stessa vocale, dalla “a” alla “u”: vinceva chi riusciva a dire correttamente la filastrocca fino in fondo.

Simbolo di un ideale romantico che coinvolse tutte le classi sociali, a Livorno il “garibaldinismo” si radicò sia durante sia dopo il Risorgimento. Molti furono i garibaldini livornesi che seguirono il Generale nell’impresa dei Mille, e per capire quanto gli fossero fedeli basti ricordare l’attentato a morte compiuto a Livorno il 19 aprile 1880 contro il giornalista G.G. Ferenzona, la cui unica colpa era stata la pubblicazione di scritti satirici e irriverenti contro Garibaldi e i garibaldini.
Da questo atto si può intendere il fervore che animava il cuore dei garibaldini livornesi, fervore che ci viene ancora testimoniato dai cimeli di Garibaldi custoditi nella città. La scheggia (della ferita al piede di cui alla filastrocca), il poncho, le lettere, il copricapo e altri oggetti personali si trovano ancora oggi nella casa degli eredi dei tre fratelli Andrea, Jacopo e Pasquale Sgarallino, amici di Giuseppe Garibaldi e ovviamente garibaldini. Due di essi, Andrea e Jacopo, furono anche compagni di battaglia di Garibaldi nelle principali spedizioni. I tre fratelli avevano caratteri molto diversi fra loro ed erano accomunati da un solo ideale: fare l’Italia unita, quell’Italia che qualcuno non riconosce o vorrebbe tornare a dividere.

“Il Tirreno” di Livorno ha pubblicato diverse foto di Laura Lezza di oggetti che ancora oggi si trovano nella casa degli eredi dei fratelli Sgarallino.
Eccone alcune:

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1) La bandiera del Battaglione della Morte comandato da Andrea Sgarallino durante la difesa di Livorno.
2) Il “bonetto”, un berretto di velluto rosso con ricami arabescati, appartenuto a Garibaldi; venne indossato dal Generale il 24 gennaio 1875, giorno in cui partecipò ai lavori della Camera.
3) Oggetti appartenuti al generale Garibaldi e donati ad Andrea Sgarallino.
4) I preparativi per il terzo matrimonio tra il Generale e Francesca coinvolgono i livornesi per la sua organizzazione e il superamento di alcuni ostacoli. Eccone una testimonianza attraverso una lettera: “Caprera 19 settempre 79, Mio caro Sgarallino. Grazie per l’eccellente vino abbiam ricevuto ogni cosa. Fate fare un anello d’oro da matrimonio con le iniziali G.G. e F.G. Inviate 12 aringhe, una bottarga e un po’ di tonina ventresca. Un caro saluto alla famiglia. Sempre vostro G. Garibaldi”.
5) Divise di rappresentanza dei fratelli Sgarallino: a sinistra quella di Andrea, con i gradi di colonello, a destra quella di Jacopo con i gradi di maggiore.

Ma chi sono i fratelli Sgarallino?

Andrea, il più grande dei tre, arrivò al grado di colonnello nell’esercito garibaldino. A 16 anni era già iscritto alla Giovane Italia, nel 1848 partecipò alla campagna di Lombardia con i volontari toscani, guadagnandosi una medaglia nella battaglia di Montanara. Nel ’49 si distinse nella difesa di Livorno, poi fuggì in America, dove partecipò alla “corsa all’oro”. Tornò nel 59, in tempo per prendere parte alla spedizione dei Mille. Sbarcato a Talamone per creare un’azione diversiva venne arrestato dalle guardie pontificie e incarcerato, ma riuscì a fuggire e a raggiungere Garibaldi in Sicilia.
A Caserta Andrea venne ferito alla gamba destra, accentuando così con la medesima zoppia una forte somiglianza con Garibaldi, tanto che pare che in alcune occasioni lo abbia sostituito in pubblico.

Jacopo era un vero guerriero: combatté in Crimea, in Serbia e in Grecia, partecipò alla spedizione dei Mille e ricevette una medaglia per la battaglia del Volturno. Dopo l’unità d’Italia fu coinvolto nel processo per l’attentato a quello che nel 1849 era stato un pessimo e feroce governatore di Livorno e che, tornato a Livorno nel 1869 per imbarcarsi, fu aggredito e ferito. Fra gli aggressori c’era anche Jacopo, che fu condannato e imprigionato, ma Garibaldi scrisse una lettera chiedendo che fosse liberato e si offrì di scontare la pena al posto suo. Alla fine fu assolto.

Pasquale, il più giovane, partecipò alla spedizione dei Mille e a diverse altre missioni per rifornire i volontari che combattevano.

Alla loro morte i tre fratelli lasciarono un vero e proprio museo, buona parte del quale andò disperso con i bombardamenti del 1943. Ciò che rimane è comunque un pezzo di storia d’Italia, con cimeli da non dimenticare quali la bandiera di Andrea e la sciabola di Garibaldi, ricevuta in dono dai francesi dopo la battaglia di Digione. Era con tale arma alzata che Garibaldi spronava i suoi seguaci nel furore delle sanguinose battaglie.

Notizie tratte dal Tirreno di Livorno del 26 gennaio 2001.
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6 risposte a Garibaldi a Livorno: i fratelli Sgarallino

  1. Gavazzeni Alberto scrive:

    E’ possibile sapere di chi erano figli Andrea Jacopo e Pasquale ? E se per caso il padre era un risi’atore. Esiste un albero genealogico della loro discendenza ?
    Grazie per l’eventuale risposta
    Alberto Gavazzeni

  2. ziga scrive:

    Ciao Alberto, ciò che posso dire per adesso è che gli Sgarallino erano una famiglia di navicellai (barcotrasportatori), il padre Demetrio e la madre Maria Luisa Capanna avevano avuto ben nove figli, ma molti erano morti ancora in fasce. Solo in quattro riuscirono a crescere e a diventare grandi: una femmina (per ora il nome un si sa…) e i tre maschi Andrea, Jacopo e Pasquale.
    Può bastare? 🙂

  3. michela scrive:

    ciao, vi rispondo io.
    La sorella di Andrea, Jacopo e Pasquale si chiamava Desiderata e anche lei ha aiutato, insieme alla madre Giuseppina, Garibaldi e i garibaldini in varie occasioni.
    per esempio in occasione della Fuga da Caprera di Garibaldi, furono loro che lo ospitarono in casa.

  4. Elisabetta Francioni scrive:

    Ho trovato menzionato uno degli Sgarallino nel ricostruire la figura di un altro garibaldino livornese: Felice Francioni, mio bisnonno (in un libro di Nicola Badaloni di diversi anni fa, infatti, il mio avo è definito “una creatura di Sgarallino”), che è stato anche ricordato nel catalogo della mostra “1861: l’anno che fu Italia”, appena conclusa a Cecina. Mi piacerebbe mettermi in contatto con la Sig.ra Michela, che ha tanti documenti nel suo di museo-garage di cui hanno parlato i giornali; da parte mia avrei da segnalarle una lettera, forse di nessuna importanza storica, ma familiare certamente sì.
    Elisabetta Francioni, Firenze

  5. Nellie Sgarellino Hudson scrive:

    I come from Sgarellino’s but my great grandfather Giacomo Sgarellino born in 1861 his parents were unknown He came from Militello in Val di Catania. How would I know if we were related? Any help would be appreciated. Thank you

  6. Nellie Sgarellino Hudson scrive:

    Sgarellino Nellie Hudson scrive:
    11 Marzo 2012 00:47
    Sgarellino da cui provengo, ma il mio bisnonno James Sgarellino nato nel 1861 I suoi genitori provenivano da sconosciuto Militello Val di Catania. Come posso sapere se in casi connessi? Ogni aiuto è apprezzato. grazie

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