Quando il topo non c’è, i gatti ballano

Ieri al tiggì due delle 13 hanno accennato alle malattie rare mettendo in mostra una ragazzina di 13 anni che, da quando aveva quattro anni, soffre di molti disturbi e deve giorno per giorno conquistarsi l’esistenza. Le domandano cosa vuole fare da grande e lei risponde che intende occuparsi di malattie rare, per aiutare i genitori che hanno bambini con malattie rare.

La risposta della ragazzina mi è parsa logica, ma è paradossale. Per i suoi genitori il problema era lei, loro si dannavano per aiutare lei; e lei, vedendoli tanto preoccupati, avrebbe voluto aiutarli in qualche modo: da grande li aiuterà.

Un paradosso simile viene sottolineato in un bel brano musicale del gruppo rock polacco Kult: Gdy nie ma dzieci (“Quando non ci sono i bambini”).

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Le persone sono educate e razionali non per sé, ma perché devono dare l’esempio agli altri, perché devono curarli, educarli, sorvegliarli, guidarli. E più che l’allievo a crescere sul modello del maestro, è il maestro a specchiarsi nell’allievo.
Il padre si mostra per ciò che non è ma che vorrebbe per il figlio. E senza figli, senza allievi, senza persone piccole, immature o stolte da educare, forse gli uomini vorrebbero qualcos’altro e sarebbero diversi, forse meno coscienziosi, forse più liberi di come sono soliti mostrarsi.

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