La scimmia che divenne uomo

Era una scimmia come tutte… era una giovane scimmietta. Certo, molto meglio così che essere, per esempio, uno scimmione o una scimmiaccia, ma Maki non era troppo soddisfatto, gli sembrava che tra lui, i suoi amici, i colleghi, quelli con cui parlava… insomma tra tutti costoro e gli altri ci fosse una gran differenza e che ci sarebbe voluta una parola per dirla… Lui infatti era una scimmia, mentre gli altri erano… ahimè, erano scimmie pure loro!

Ciò non andava per niente bene, a Maki non andava giù di essere una scimmia uguale a tutte le altre scimmie, comprese quelle più stupide e pelose, ed era più che mai deciso a trovare un rimedio a questa orribile situazione. Andò dal maestro scimmia e gli disse perentorio: “Maestro ho deciso, voglio essere un uomo!”. Il vecchio maestro, dopo avere aggrottato le sopracciglia e inforcato gli occhiali, fece un lungo respiro e, non appena ebbe terminato il respiro, incominciò una delle sue lunghe storie, di quelle che spesso gli uscivano tutte d’un fiato: “Caro mio l’erba voglio…”. Maki non stette a sentire il seguito, conosceva già le storie di maestro scimmia, erano tutte uguali, tutte iniziavano o finivano con un re scimmia, una fata scimmia o un bimbo scimmia. “Di questo passo”, pensò Maki, “non arriveremo mai all’uomo”.

Allora andò dal presidente scimmia, che governava il regno delle scimmie, e a lui disse: “Presidente ho deciso, voglio essere un uomo!”. Il presidente era seduto dietro una scrivania napoleonica ricolma di foto di giovani scimmiette. Stette immobile per un istante e poi, sempre senza muoversi, anche per non rovinarsi il trucco, incominciò a parlare: “Capisco la tua bella ambizione, troveremo sicuramente un modo per riuscire… ne parlerò con la scimmia coordinatore…”. Di nuovo Maki se ne andò via senza ascoltare: “Avrebbe finito per parlare di quelle scimmie figuranti che fanno i pappagalli nei reality e poi carriera nei bordelli”, pensò. “Non cambia mai… Ma io voglio essere diverso… non voglio essere una scimmia a disposizione, voglio essere un uomo!”.

Decise di tentare l’ultima carta e andò direttamente dal giudice scimmia per sapere se mai avrebbe potuto opporsi al mondo: “Giudice voglio essere un uomo, ma le scimmie non mi lasciano e io ho deciso di farle causa!”. Per tutta risposta il giudice, prendendolo per pazzo, lo fece internare per una settimana…

Maki era disperato, le aveva tentate tutte ma non c’era proprio niente da fare, ogni volta che protestava di essere un uomo tutte le scimmie si mettevano a ridere: “Sentitelo, ha parlato il pazzo! È pazzo è pazzo!”. Ormai non aveva più la forza di protestare, anzi era così stanco che non aveva più nemmeno voglia di pensare, avrebbe voluto soltanto dormire. Con questo spirito assente, senza pensarci entrò in una locanda e ordinò da bere, perché intanto, non si sa perché, gli era venuta sete. Si appoggiò al banco e disse con tono esausto: “Mi dia un succo di banana, brav’uomo”. E l’oste senza pensarci su rispose: “Con piacere, gentile ometto!”.

Maki bevette d’un sorso la squisita bevanda e sul momento non pensò all’accaduto, ma appena uscito dalla locanda si rese conto e d’improvviso si sentì rinascere lo spirito e le forze. Fece una prova con il fruttivendolo: “Brav’uomo, pagandole la cortesia mi venderebbe un chilo di banane già pelate?”. “Ma perbacco! Le pelo a un sacco di scimmioni, si figuri a un ometto simpatico come lei!”, disse il fruttivendolo mettendosi subito all’opera.

Ormai Maki non stava più nella pelle, ogni volta che si rivolgeva a un signor scimmia chiamandolo “uomo”, quello gli rispondeva chiamandolo a sua volta “uomo”, anche se nessuno aveva mai stabilito una cosa del genere! Decise di andare dalla sua moglie Maria scimmia e provare anche con lei. “Ma cosa le dico? Finora ho sempre parlato con maschi scimmie, come sarà con una femmina? Se la chiamo uomo magari si offende… pensa che voglio uniformare tutti… No, non va bene… ci vorrebbe un’invenzione… Ecco! Ho trovato…”.

La moglie di Maki fu sconvolta al sentirsi nominare donna Maria. “Finora ero sempre stata una scimmia”, disse, “ora sono una donna!”. “… E allora tu sarai per sempre il mio uomo”, aggiunse.
Questo buffo modo di chiamarsi l’un l’altro uomo e donna, distinguendo talvolta in base al sesso ma più spesso in base all’estro, si diffuse in un lampo in tutto il regno, e fu così che nacque l’uomo e la donna.

* * *

Così lunga, questa favola (scritta quasi uguale nel 2003) può sembrare quasi edificante, ma la sua forma breve, che è quella originaria, può chiarire il malinteso. All’inizio era la favola della creazione dell’uomo:
Un giorno una scimmia incontrò un’altra scimmia e, per essere da lei riconosciuta come uomo, la chiamò “uomo”.


Nota. Mi accorgo adesso di avere usato lo stesso nome per la scimmietta Maki e per la sua “donna Maria”. Anni fa, quando scrissi la favoletta, stetti un po’ a pensare che nome scegliere per la scimmietta che sarebbe diventata uomo. Alla fine trovai che Maki (pronunciato màki) era adatto, ma lo scelsi avendo in testa il ritornello della canzone Maki Maki (pron. makì) di Goran Bregovič, che dice:
  maki, maki…
  maki, maki…
  marijana, marijuška,
  marijaruška, maruška

Il brano è cantato in un dialetto gitano, ma comunque tutte queste devono essere variazioni sul nome femminile Marijana.
Quando ho scelto il nome Maria per la moglie di Maki non pensavo più alla canzone di Bregovič, ma evidentemente quel nome veniva sempre da lì, era addirittura lo stesso di Maki!
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