Don Giorgio: Io non ci credo

Quando facevo le superiori — era la fine degli anni ’70 — all’ora di religione c’era un prete che parlava di religione. Noi eravamo una classe praticamente atea, o giù di lì, ma eravamo bravi e gli andavamo dietro, ponendo questioni teologiche elevatissime. Per esempio, notando che l’uomo è quello che è, io sostenevo che forse era solo per vanità se egli s’era ritenuto eletto da Dio. Certo anche le pecore penseranno di essere le figlie predilette di Dio, ma forse Dio ha scelto i cavalli. Perché non i cavalli, così forti, slanciati, intelligenti e belli? Forse furono loro il popolo eletto. Così argomentavo, e allora il don Chiodo si arrabbiava come sette diavoli, mi augurava la condanna eterna e se ne usciva dalla classe così agitato che sembrava trattenersi dal bestemmiare a urlo.

I preti che mi ricordo io erano così, noiosi come una santa messa, imbalsamati come vecchi faraoni: con i loro noti riti stanchi e le loro vecchie litanie, mi sembravano venire da altri tempi. E anche quando, in quinta superiore, il don Chiodo non ne poté più e se n’andò via, venne un giovane laico che pretendeva di fare il moderno ma senza rinunciare a parlarci di religione. Così, dopo un paio di incontri i rispettivi ruoli furono stabiliti definitivamente: nell’ora di religione noi si giocava a carte e lui, da solo, si leggeva il giornale.

Successivamente ebbi sempre buoni rapporti con i cristiani, ma mi tenni lontano dalla Chiesa, e solo dopo una decina d’anni incominciai a notare che, in effetti, non tutti i preti erano così noiosi. Ora so bene che ce n’è di tutti i tipi: ci sono preti che fumano spinelli, preti antiautoritari, non sessuofobici, preti ribelli e irriducibili pacifisti come don Gallo, don Vitaliano, don Paolo Farinella e don Giorgio, per citarne alcuni famosi che si trovano anche sull’internet (don Gallo è quello nella cui comunità per tossicodipendenti alcuni usano la cannabis per scopi curativi – vedi qui).

Un tratto comune di questi preti è la contestazione della gerarchia ecclesiastica e il richiamo ai valori del Vangelo: per esempio quando stanno dalla parte degli emarginati, o quando rifiutano la guerra. La Chiesa ufficiale li sopporta, di solito relegandoli a ruoli marginali; la società civile ufficiale li sopporta anche meno. Un paio di anni fa, quando don Giorgio e don Farinella presero posizione contro la guerra in Afghanistan rifiutandosi di celebrare come eroi i soldati italiani uccisi… apriti cielo: sembrava avessero commesso un reato di lesa patria. In quell’occasione don Giorgio parlò dei soldati italiani chiamandoli “mercenari” e don Farinella scrisse (vedi qui):

“No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per […] guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov’è l’eroismo nell’uccidere […] civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?”

Don Farinella aggiungeva che bisognerebbe piangere “i morti a causa della fame, della violenza, delle ingiustizie”, più che i soldati caduti nelle loro guerre sbagliate.
In effetti mi è sempre parso logico: il Vangelo l’ho letto e posso assicurare che non c’è mezza virgola che giustifichi una “missione” di guerra. E non si può certo dire che, su questo punto, la Chiesa segua fedelmente il Vangelo. Ci sono delle cose su cui la Chiesa ufficiale, misurata col metro del Vangelo, è chiaramente in errore; e, se persevera nell’errore, evidentemente è perché Cesare è più convincente di Dio nel pretendere il proprio tributo.

E allora me ne tornerei al mio antico motto: hanno ragione i cavalli, Dio sta con i cavalli, non con quegli uomini che indosserebbero volentieri il cilicio pur di far piacere a Cesare.
Se non che, appunto, ci sono uomini, all’interno stesso della Chiesa, che assomigliano ai miei cavalli e non sono affatto disposti, “in nome di Dio”, a difendere l’ingiustizia.

Tra questi, don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate in provincia di Lecco, “prete politico della sinistra più estrema, comunista, anticlericale e ateo”, come si definisce egli stesso (“ateo perché non mi riconosco nel dio della religione … perché il mio Dio è diverso”, dice), mi sembra il più radicale nel suo modo di proporre un cristianesimo emendato da tutti gli interessi di potere perseguiti dalla Chiesa ufficiale. Mi sembra il più radicale perché non si limita, com’è facile, a rimproverare alla Chiesa le sue pratiche di potere e la sua ideologia conservatrice, ma nel proprio “Vangelo radicale” si spinge fino a contrapporre il cristianesimo alla religione. Il cristianesimo, dice don Giorgio, non è una religione, e la Chiesa è la struttura che ha tradito Cristo.

Questa idea mi ha incuriosito perché, certo, non è una novità e l’avevo già sentita eccome, ma mai avrei pensato che potesse dirla un… religioso. Me lo vedo, questo sacerdote che officia messa e, durante l’omelia, invita i fedeli a sbarazzarsi della religione. Cioè, non me lo vedo proprio e mi sembra buffo.
Così, quando ho visto che don Giorgio aveva prodotto un video dal titolo Il cristianesimo non è una religione, l’ho ascoltato con interesse (qui la pagina con le sue “autointerviste”).
Devo dire che, dopo avere ascoltato il suo discorso, don Giorgio continua a sembrarmi buffo: gli darei anche ragione, ma è pur sempre un prete a parlare…
Comunque ecco qua la sua sesta auto-intervista, di cui riporto una parziale trascrizione.

Don Giorgio – Il cristianesimo non è una religione

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Il cristianesimo non è una religione.
Che cos’è allora?
Umanesimo integrale.
E la chiesa-struttura?
Sette fondamentaliste.

In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di avere alcune illuminazioni. Diciamo due. Chiariamo subito una cosa, non parlo di rivelazioni, come se mi avesse parlato la Madonna, avessi visto qualche santo o il Padreterno. Io non ci credo a queste cose. Oppure me ne frego, non do importanza. Tante volte mi dà fastidio tutto questo “giro” di credenze esagerate. Pensate a Medjugorje, questa pagliacciata. Comunque ripeto, queste sono le mie idee; io non ci credo, e non ci credo che appaia la Madonna, che si riveli, che riveli qualche cosa, qualche verità. A parte il fatto che quando la Madonna “parla”, così dicono, dice le solite cose: Pregate, pregate pregate, fate penitenza, fate penitenza, fate penitenza. Ma nel Vangelo c’è dentro tutto, non c’è bisogno che appaia la Madonna, che qualche santo dica qualche cosa. Non c’è bisogno, a me non interessa. Quindi, quando parlo di illuminazioni non parlo di rivelazioni.
Vorrei […] agganciarmi anche al mito della caverna di Platone. […] Avrei una mia idea sulle illuminazioni: anche riferendomi un po’ alle filosofie orientali […], io penso un po’ che dentro di noi, quando nasciamo, abbiamo dentro un po’ tutto, tante verità, io direi tutte le verità che possiamo conoscere; son dentro, chiuse dentro, come in una prigione, come in una caverna, senza la luce, al buio. E poi, man mano, magari riusciamo a scoprire qualche idea; ma non è tanto una illuminazione che proviene dall’esterno, non è necessario: abbiamo tutto dentro di noi, basterebbe aprire magari un po’ la finestra, un po’ la porta, entra la luce, e queste idee si illuminano. Ecco che cosa intendo per illuminazione.
[…]
E la seconda illuminazione […] è questa. Non l’ho inventata io, però ben pochi insistono nel fare capire l’importanza di questa verità: il cristianesimo non è una religione. Se voi capite questo, che il cristianesimo non è una religione, trovate il segreto di tutto. A me dispiace anche quando sento teologi, quando sento anche persone intelligenti che ancora non sanno capire questa differenza, e confondono. Quando sento parlare di “religione cristiana”… È sbagliato, è un errore, confonde le cose. Per forza poi confondiamo il cristianesimo con la struttura della chiesa. La struttura della chiesa fa parte della religione, il cristianesimo non è una religione. Se capiamo questo capiamo tutto, abbiamo il segreto in mano, di riscoprire il Vangelo, di riscoprire veramente chi è Cristo.
Ma pensate a una cosa, ma se Cristo fosse venuto per rifare, per inventare una nuova religione, ma sarebbe stato sciocco, un folle. Che cosa sarebbe venuto a fare sulla terra? Avrebbe preso una cantonata, una nuova cantonata. Ha distrutto la religione ebraica, l’ha distrutta. Ma non tanto perché era ebraica: ha distrutto la religione. Il cristianesimo non è una religione. Forse mi è difficile spiegare che cos’è, per non essere frainteso, ma il cristianesimo è l’umanesimo integrale, cioè Cristo è venuto per ridare a questo mondo, a questa società, io direi all’universo, il creato, tutto, il volto originario che era stato tradito, ha rimesso in piedi l’uomo che sembrava camminasse con la testa all’ingiù. Non è venuto per darci chissà che cosa, per inventare chissà che cosa. E certo che non era facile. Per me è questo il motivo per cui il Cristo, il figlio di Dio si è incarnato: […] ridare al mondo il suo vero volto, il volto originario. Non ci ha dato nulla di nuovo, non ha aggiunto nulla di nuovo. Il cristianesimo è ridare al mondo, all’universo, la sua pienezza di valori, la sua realtà, la sua autenticità. Ecco perché io parlo spesso di umanesimo, di religione che va rifatta, che va tolta per dare il posto al cristianesimo radicale. Perché vedete, la religione tradisce il cristianesimo. Il cristianesimo, quando diventa una religione, basta, è finita, è un aborto. Perché imprigiona, struttura, dà un volto sbagliato al cristianesimo. Il cristianesimo è l’anima del mondo, ma quando diventa una religione, basta, è finita. La chiesa di oggi che cos’è, la struttura della chiesa, la chiesa gerarchica? È una religione, tradisce il cristianesimo, tanto è vero che si chiude all’umanità. E quando noi diciamo che la chiesa non capisce l’uomo, non capisce l’umano, cosa vuol dire? Che è chiusa dentro una struttura, tradisce il cristianesimo. Noi dobbiamo veramente ridare, togliere il cristianesimo dalla religione.
[…]
Ora, la mia difficoltà sta nel fare capire questa cose alla gente. Ma più che alla gente — e io sono convinto che la gente mi viene dietro, anche magari con fatica — ma è la chiesa, la chiesa-struttura, la chiesa-religione che non ne vuol sapere. Tutti quei movimenti, tutte quelle sette religiose che sono preoccupate di salvare la chiesa dal cristianesimo, di chiudere la chiesa per proteggere la chiesa, la struttura della chiesa, hanno paura di perdere le tradizioni, hanno paura di cambiare il vestito. Sì, proprio la chiesa, più che un vestito, è uno scheletro. Pauroso. È uno scheletro pauroso.
[…]
Certo, è un dato di fatto. La gente, il popolo, vuole i più bastardi, vuole i porci, vuole i criminali. Non lo so perché, mi è difficile spiegarlo. Forse chi verrà dopo di noi capirà qualche cosa. Ma io soffro, io sto male; io vorrei bruciare il Vaticano e vorrei bruciare il Parlamento. Bruciarlo sul serio eh. Bruciarlo, al completo. È l’unica soluzione, una rivoluzione, rivoluzione anche fisica. Una rivoluzione. Oggi le manifestazioni non servono più, dobbiamo cambiare tutto. Allora forse il cristianesimo riprenderà vita. Il cristianesimo. Oggi a comandare è la religione, la religione ha sempre comandato, perché vuole sempre il potere dalla sua, per governare, per andare avanti. Il cristianesimo no. Quello puro, quello integrale, quello radicale. Il cristianesimo non lo puoi imprigionare, non lo puoi tradire, perché il cristianesimo è l’umanesimo integrale. Dare un volto diverso all’uomo, dare un volto diverso, intendo dire proprio restituire la sua dignità.
Ce la facciamo? Quanti preti credono in queste cose! Mi fanno paura i preti di oggi. E sapete chi, soprattutto chi mi fa paura? Non il prete anziano ma il prete giovane, il figlio di Berlusconi, il figlio del berlusconismo. Le nostre parrocchie sono piene di gente con la testa fasciata. Certo, siam contenti, andiamo in chiesa, magari qualche piccola cerimonia. Dov’è il cristianesimo? Dov’è? Crediamoci, il cristianesimo non è una religione, e quando diventa una religione tradisce sé stesso, tradisce il Cristo, è una bestemmia.

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