L’amico Flick, o l’educazione degli uomini

Dato che mi sono presentato con Snoopy, incomincio i miei pensieri parlando di cani. Comunque parlare di gatti sarebbe lo stesso, dato che in passato ho insegnato a mangiare anche ai gatti, oltre che ai cani. Con i gatti ci vuole solo più pazienza, ma per il resto è uguale.

L’amico Flick

Sono entrato nel bar della stazione e mi sono subito diretto alla cassa per acquistare le sigarette. Dalla parte opposta del piccolo bar c’erano Franco e Flick. Ho salutato brevemente Franco mentre Flick, tenuto al guinzaglio, cercava di avvicinarsi, guaiva timidamente come fa di solito, si protendeva con tutte le forze verso di me con un’aria implorante che i signori fermi al bar, dopo l’iniziale stupore, giudicarono degna di un vecchio, fedele amico. Cosa può mai avere destato tanto interesse in Flick? Ma certo, è una sua conoscenza! Allora si capisce. Ah, ma è perché Carlo gli dà lo zucchero! Lo zucchero è diventato da qualche giorno il principale argomento per spiegare l’attaccamento mostrato da Flick nei miei confronti; però Flick disdegna lo zucchero quando gli viene dato da altri, probabilmente non gli piace, non gli è mai piaciuto; solo lo accetta da me, immaginandosi che sia chissà cosa.

Gli offro un cucchiaino di zucchero nel palmo della mano, lui lo lecca con ingordigia, finché ce n’è tanto; ma poi, quando ne rimane poco, si impigrisce e alla fine mi lascia la mano sporca di zucchero. All’inizio non glielo porgevo sul palmo della mano, ma lo lasciavo cadere dall’alto, in modo che una buona quantità gli finiva sul naso. Come si eccitava! Cercava in tutti i modi di raggiungere lo zucchero che tenevo in mano mentre ingoiava quello che gli finiva in bocca e si leccava quello che andava sul naso. Ora voi credete che Flick tenga particolarmente allo zucchero? Io dico che potrei dargli allo stesso modo qualsiasi cosa: solo per rispetto delle convenienze finora non gli ho offerto il caffè, ma probabilmente se Flick vivesse con me prenderebbe gli stessi vizi che ho io, e di tanto di tanto, a qualche ora del giorno, si mangerebbe una sigaretta con il caffè.

Questo significa forse che il cane prende le abitudini del suo padrone? Impara dal padrone? È un cane educato? Forse succede il contrario, cioè il cane diviene l’alibi dell’uomo quando l’uomo attribuisce al cane una serie di abitudini cui, per conseguenza, ritiene di dovere adeguarsi. Per esempio gli orari dei pasti, le pietanze abituali, le passeggiate quotidiane. “Non sono io a fare una vita da cani, ma è Boby, è lui il cane”, si rassicura l’uomo. Il cane non lo sa di essere diventato lo specchio del proprio padrone, e se lo sapesse ne riderebbe; in effetti, è il padrone che pensa di osservare nel proprio cane le qualità che magari non ammette di avere.
Prendete il caso mio e di Flick. Da alcuni anni ho smesso di zuccherare il caffè, uso poco zucchero, chissà perché; eppure lo zucchero mi è sempre piaciuto molto, da bambino ne mangiavo volentieri, e ancora adesso, non so perché, lo trovo molto buono. Però io non ne mangio quasi mai: lo do a Flick, a cui piace da morire!

Nel palazzo dove abito c’è una signora con un cane estremamente abitudinario: ogni giorno lo porta a spasso in orari precisi, che faccia freddo o caldo, piova o nevichi non importa. Sembra che al cane non possa essere negata, se non con grandi difficoltà, la passeggiata abituale a un certo orario del giorno. M’immagino a un certo momento il cane che si inquieta, si mette a saltellare di qua e di là, guaisce come un volgare accattone, magari si azzarda a abbaiare perché vuol essere portato a spasso; il padrone gli porge il guinzaglio, quello che di solito gli viene attaccato quando incomincia la gita, e il cane non sta più nel pelo dalla gioia e dall’urgenza di uscire. A questo punto il padrone si è davvero adeguato al proprio cane. Questo cane, però, non esiste: è lo specchio delle fantasie del padrone.

E chi è costui che educa e porta a spasso il cane, e a volte lo tiranneggia, altre volte si fa tiranneggiare dal suo amico fedele? Chi è questo buffo animale di fantasia se non l’uomo stesso come impossibile, fantastico uomo domestico?

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