Andalusia, ultimi due giorni: Barcellona

Viaggio di ritorno

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Alzataccia. Valigia in pullman, poi colazione con annessa caposala vigile, che controlla ogni nostro movimento… e partenza verso l’Italia.
Andiamo via con piacere dal brutto albergo di Córdoba, ma non dalla città, dall’Andalusia, che sono bellissime…
Arrivo a Santa Susanna (Barcellona) presso un albergo che si trova proprio sulla passeggiata turistica della ridente località.
Buona cena, se riferita all’albergo di Cordoba e, soprattutto, miglior personale in servizio.
Ci mettiamo d’accordo per trascorrere insieme quell’ultima sera con gli autisti, Alessio e il padre, Silvia e Francesca, Piera, Franco e consorte e qualcun altro di cui non ricordo il nome, andando sulla passeggiata a cercare un Mojito e altra bevanda di moda.

Troviamo un casottino in legno con un ragazzo e una ragazza contornati da ciuffi di erbe aromatiche, bottiglie di vari colori e ghiaccio tritato,che si muovono al ritmo di musica caraibica e ci sorridono in modo accattivante.
Così, vedendo che i promotori della bevuta continuano il loro cammino, mi soffermo un attimo… devo proprio immortalarli questi due, mi dico… e sorridendo loro scatto una foto, perché sono troppo belli per non lasciarmi un ricordo.

Riprendo il lento cammino insieme agli altri. La passeggiata è occupata, oltre che da bancarelle di ogni tipo, anche da artisti di strada.
Proprio alla mia destra, immobile, si trova uno di questi, un ragazzo che fa la statua umana. Il suo costume è spaventoso e rappresenta un mostro di chissà quale cartone animato o gioco. Certamente un bambino saprebbe chi è, ma io no, così decido di scattargli una foto. Mi fermo davanti al mostro: è altissimo. Alzo lo sguardo per guardare negli occhi la persona che si trova dentro quello scafandro colorato, che immagino sudatissimo per il caldo, e vedo un viso molto bello, per niente terrificante, con un sorriso spagnolo incantevole.
Gli dico, mimando, che vorrei fargli una foto e lui annuisce. Scatto…
Gli altri sono spariti dalla nostra vista, ma non importa, la passeggiata sul mare è diritta, di certo li ritroviamo e così chiedo a Piera di scattarmi una foto con lui. Ancora una volta mi rivolgo a lui e mimando gli faccio capire che vorrei farmi una foto in sua compagnia; annuisce contento e mi fa cenno con le dita scheletriche della mano di avvicinarmi. Così mi avvicino. Allora lui si china su di me e mi abbraccia con quelle sue mani mostruose e, mentre lo fa, un bambino cerca di toccarlo e lui si fa toccare, giocandoci.
Prima di ringraziarlo e salutarlo gli dico: Sei bello!, intendendo il suo costume, ma lui con un altro smagliante sorriso mi ringrazia. Be’, niente da dire. È proprio un bel ragazzo!
Raggiungiamo il gruppo e lo dico a Silvia, che mettendosi a ridere mi dice che lei, invece, gli ha gridato qualcosa tipo: – Fai shifo!…
Evidentemente non la pensiamo allo stesso modo.

A un certo punto si vede un altro casottino di legno coloratissimo con ciuffi di erbe, frutta, bottiglie di tutti i colori e ghiaccio.
Ci fermiamo lì e qualcuno beve il famoso mojito, o anche un bicchiere di capirinha.
Uno dei due rivenditori capisce che non conosco la bevanda, così mi invita ad assaggiare il mojito in un bicchierino piccolissimo.
Al primo assaggio non è che mi piaccia molto, non lo finisco e lo passo a Massimo, poi Maurizio m’invita ad assaggiare il suo capirinha direttamente dal suo bicchierone con due cannucce.

Ci facciamo delle foto ricordo, poi ci avviamo verso l’albergo. Ma a qualcuno viene l’idea di fermarci a sedere in un locale e bere ancora qualcosa. Probabilmente l’idea è di Silvia e Francesca.
Nei locali si cominciano a fare le operazioni di chiusura, perché è molto tardi, ma non demordiamo e nel tornare indietro ne troviamo uno che ancora accetta clienti. Siamo circa 15 persone, ci sediamo a un tavolino all’esterno del locale e Silvia va ad ordinare del vino, poi ancora dello spumante per poter stare ancora un poco insieme e salutarci in allegria.

È bellissimo essere lì, stare insieme a queste belle persone per quest’ultima sera e festeggiare un viaggio stupendo, indimenticabile sia per i luoghi sia per le persone di cui ho goduto la compagnia in questi giorni.

I tre stupendi personaggi del Tour Operator (“I viaggi del cavallino”) Alfredo e Maurizio (gli autisti che ci hanno sopportato), bravissimi nel loro lavoro, instancabili, educati, simpatici, dire che sono speciali è riduttivo, lo so, ma non trovo altri aggettivi per dire tutto ciò che di bello si può dire, così come per Alessia (accompagnatrice), dalla professionalità impeccabile, discreta, sensibile e colta quanto dolcissima e cara.
Silvia e Francesca, care, gioiose e stupende ragazze con le quali si è instaurato uno splendido rapporto di simpatia e affetto (lo so mi ripeto con gli aggettivi, ma se sono sempre gli stessi cosa ci posso fare?, vuol dire che sono stata fortunata a conoscerli. Sì, vuol dire così…)
Dove le due belle ragazze non c’erano se ne sentiva la mancanza.
Claudio, giovane e bravo padre di Alessio, un ragazzo dolcissimo e simpaticissimo; oggi è il suo compleanno, ma il regalo gli verrà consegnato domani in viaggio. Lui lo sa, qualcuno si è lasciato sfuggire la cosa, e lui non sta nella pelle. Ha invitato tutti a festeggiare con lui e qualcuno di noi lo vorrebbe davvero alla sua festa, a casa, insieme ai propri amici.
Piera, simpaticissima, colta e amabile. Una cara compagna di viaggio, con la quale ogni battuta sul pullman è stata condivisa insieme a Silvia e Francesca davanti a lei (di fianco a noi) e all’autista di turno sedutole accanto.
Franco e Lia, sprizzanti simpatia da ogni poro, giovanissimi di spirito, anche se non più giovani. Bellissima coppia con la quale è facile condividere battute e risa con semplicità e affetto immediato.
È davvero un peccato aver conosciuto e frequentato così tardi le altre due coppie, che si sono unite a noi solo quest’ultima sera; se ci fossimo trovati prima, forse avremmo fatto tutti qualche risata in più… Be’, sarà per la prossima volta, e spero proprio che ci sia…

Beviamo un paio di bottiglie di vino, io ne assaggio un poco e cedo il mio bicchiere a Piera, che accetta l’offerta e beve il mio vino in un solo sorso, ricordandosi di dire che non vuole dare retta alla figlia che l’ha inondata di raccomandazioni.
Credo che la bevuta sia stata pagata dalle ragazze. Grazie, belle e care bimbe… È davvero un gesto molto bello, non solo per aver pagato ma soprattutto per averci dato l’occasione di brindare e stare insieme ancora un po’ tra di noi, scherzando e buttando via i problemi, almeno per qualche altro minuto…

Ci avviamo verso l’albergo per il rientro, con il sorriso ancora addosso per quei momenti gioiosi appena vissuti, ma con un velo di tristezza: la consapevolezza del domani.
Domani ci divideremo e non sappiamo se la vita ci farà incontrare di nuovo, nonostante tutti i buoni propositi e indirizzi scambiati tra noi.
All’entrata dell’albergo, Alessio mi abbraccia con la testa bassa, mi stringe forte e piange…, sa che domani è l’ultimo giorno di questo indimenticabile viaggio.
Mi prende la commozione e tanta tenerezza per questo ragazzo.
Lo rassicuro, gli dico qualcosa e tutti ci scambiamo la buonanotte.

Verso casa…

Sveglia prestissimo.
Il sole non è ancora visibile.
La notte è trascorsa senza dormire bene. La vicinanza della passeggiata si è fatta sentire in questa notte. Traffico, chiacchiere e urla di ragazzi ubriachi non ci hanno permesso un buon sonno.
Colazione e partenza per il grande giorno.
Prima di partire mi faccio fare una foto sul terrazzo, da dove si vede il pullman che ci attende…

Ci fermiamo allo stesso autogrill dell’andata, in Francia.
C’è quasi una caserma intera di poliziotti che fanno la fila per il pranzo.
Fa un certo effetto vederli. Hanno una divisa nera e sono armati. Ci sono dei bei ragazzi tra loro. Questa presenza rassicura ma inquieta allo stesso tempo. Alcuni sono di pelle scura e fanno ancor più uno strano effetto.
Noi siamo prima di loro. Prendiamo il nostro vassoio e andiamo allo stesso tavolino dove ci siamo seduti all’andata. Ma guarda un po’ chi entra dalla porta che si trova vicino a noi: – Lo stesso uomo con il telefono, che si siede un poco più in là, un po’ arretrato rispetto alla prima volta, ma agisce nel medesimo modo che abbiamo osservato. E’ lì, in attesa di pranzare…
Il nostro pranzo è veloce. Partenza…; non senza fare qualche foto ricordo del gruppo dei viaggiatori (che non viene mai come dovrebbe)…

In pullman scrivo una sorta di riassunto del viaggio con frasi in rima.Diamo il regalo ad Alessio, che non sta più nella pelle ed è inquieto. È una T-shirt di Siviglia, in ricordo del tour e di tutti noi. Lui, contentissimo, si mette a piangere e ringrazia tutti tra le lacrime che scendono copiose.Ci fermiamo per una sosta (pit-stop) a un autogrill ancora su terra francese, ma i bagni sono guasti e ci mandano all’esterno, nei bagni del parcheggio dei camionisti. Si forma una fila enorme per due soli bagni mezzo allagati, ma riusciamo a fare quel che si deve e ci rimettiamo in viaggio.C’è molto traffico e il pullman procede lentamente, molto lentamente.Così, per allietare le ultime ore di stanchezza chiedo a Piera di cantare sulle note della canzone Santa Lucia le frasi che ho scritto, ma lei non ne vuole sapere, poi prova ma non capisce su quali note deve cantarla, così non mi resta altro da fare che cantarla io…Vado e coinvolgo tutti con il ritornello… Il pullman è pieno di voci, un coro stanco e allegro che sulle note della consumata canzone ricorda gli episodi salienti accaduti. Be’, mi sembra riuscito. È un ottimo intermezzo prima di salutarci.Alfredo, che è seduto di fianco a noi, dice: – Mi mancherà il: -“Boia dé”…

Silvia e Francesca l’hanno pronunciato spesso in questi giorni e annuiscono con un velo di commozione stampato nei loro visi.

Mi viene un’idea. Faccio girare tra i miei compagni di avventura quella raccolta di sudoku che ho comprato all’andata nell’autogrill della Provenza, per occupare il tempo nei momenti morti durante gli spostamenti e che non ho mai fatto, perché tali momenti non ci sono mai stati. Non ho fogli in bianco con me e decido di utilizzarne gli spazi bianchi e chiedo loro di scrivere qualcosa del tipo “le impressioni sul viaggio”, firmato ed eventualmente corredato di indirizzo, email e numeri telefonici. E’ un successo. La cosa sembra essere gradita a molti.

A Viareggio la prima fermata. Scendono Claudio, Alessio e altri. Scendiamo anche noi, dobbiamo salire sulla navetta che ci porterà a Pisa, perché il pullman prosegue per Firenze.
Insieme a noi scendono in molti per salutarci e, perché no, per fumarsi una sigaretta.
Molti sono gli abbracci e baci commossi, con l’accordo di inviarci foto e video e la promessa di telefonarci, di vederci ancora…
Stiamo per salire sulla navetta, ma ci accorgiamo che la nostra valigia rossa è rimasta a terra ed è stata caricata un’altra… Con disappunto dell’autista della navetta, bisogna scaricare e ricaricare tutti i bagagli.
Alfredo e Maurizio, stupende persone, dopo il saluto affettuoso di commiato mi fanno cenno che è cosa da poco e, salutandoci nuovamente, mettono in moto e partono.
Risaliamo sul piccolo automezzo e partiamo, per finalmente andare verso casa. Alessio rimane solo sul marciapiede e, dopo avere simulato grandi abbracci, alla fine, con la mano destra sul cuore e la sinistra alzata, urla: “SIETE TUTTI NEL MIO CUOREEEEEE…”
È tenerissimo e commovente, come sempre è stato, questo ragazzo di 27 anni sofferente della sindrome di Down…

La prossima fermata è la nostra: Pisa.
Pochi minuti e arriviamo, non senza polemiche per il comportamento delle due viaggiatrici “impossibili” che hanno occupato i posti della navetta per metterci dei bagagli e ci costringono a stare scomodissimi.
Scendiamo, salutandoci con Piera con tanto affetto e sorrisi.
Il pullmino se ne va, portandosi via il viaggio appena vissuto e… non solo: ci è rimasto sopra anche il mio giubbotto bianco, comprato prima di partire.

Il giorno dopo cerco di rintracciare l’autista, domando all’agenzia che mi dà il suo numero di cellulare. Lo chiamo e rimaniamo d’accordo che me lo porterà presso una carrozzeria a Tirrenia.
Ci sono voluti tre mesi, tra telefonate e visite alla carrozzeria con relative grandi confidenze del proprietario su suo nipote, autista della navetta, certo Federico, per riavere il giubbotto. Lo stesso pronuncia una frase: “Adesso comincia a far fresco e il giubbotto serve…”

Il ricordo delle sensazioni ed emozioni vissute in compagnia dei miei stupendi compagni di viaggio mi faranno sorridere e mi sentirò in compagnia anche nei momenti più grigi.
Grazie a tutti voi…


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