Andalusia, quinto giorno: Córdoba

Cordoba, capitale della
Spagna musulmana

Arriviamo a Cordoba e scendiamo dal pullman in un viale alberato di grande traffico, un po’ distanti dall’albergo, poiché esso si trova in pieno centro ma in una strada molto stretta, inaccessibile ai pullman. (Un albergo che occupiamo per due giorni e che ci delude tantissimo. Nota di colore: Dopo cena, come dessert ci servono, indistintamente a tutti, un piccolo gelato confezionato, il “pinguino” ALGIDA, che in Spagna ha un altro nome ma è sempre quello: un piccolo, semplice gelato alla vaniglia ricoperto di cioccolato intorno a una palettina di legno).

Non ho la macchina fotografica con me, così chiedo a Franco di fare foto di gruppo presso il nostro e gli altri tavoli con il pinguino in mano (che mi piacerebbe vedere).

Il mattino seguente, durante la colazione succede un fatto increscioso. Una signora prende una mela e la mette in borsa per poterla mangiare durante il mattino e la responsabile di sala, molto carina, che come un soldato tedesco ci osserva da un angolo della sala, la vede e con tono risoluto le intima di rimetterla al suo posto…
Nessun alimento servito per la colazione deve uscire dall’albergo.
Un episodio spiacevole che, oltre a umiliare chi l’ha fatto, ci lascia basiti.

Ok!… ma dobbiamo ancora visitare la città.
Torna il sorriso e ci avviamo alla sua scoperta…

Nell’antichità, Cordoba fu la capitale dell’Impero Romano di Spagna, in un’epoca di splendore in cui diede i natali a filosofi come Lucio Anneo Seneca e poeti come Marco Anneo Lucano.
Successivamente ebbe una posizione importante nella provincia spagnola dell’Impero Bizantino e, dopo la conquista araba, tra l’VIII e l’XI secolo fu la capitale dell’Emirato arabo in Spagna e del Califfato di Cordoba. I Mori ne fecero il centro culturale del proprio dominio in Spagna e, nel X secolo, Cordoba era una delle città più grandi e popolose del mondo.
Nonostante la distruzione di molte delle testimonianze artistiche del tempo, Cordoba resta la città andalusa in cui è più visibile il passato musulmano.

Tra l’VIII e l’XI secolo, Cordoba era importante per i musulmani di Spagna quanto La Mecca per gli arabi. Il pellegrinaggio alla Mezquita (moschea) era una tappa obbligata per i fedeli di Maometto. Oggi, è una tappa obbligata per i turisti che vogliono conoscere più da vicino questa cultura. La città di Cordoba era la vera capitale della Spagna, un punto di riferimento per filosofi, scienziati e studenti.

Ma Cordoba non era solo un luogo di cultura: era famosa anche per i suoi palazzi dedicati al piacere, con bagni arabi e Harem (Alessia, Silvia e Francesca hanno deciso di fare questa bellissima esperienza, e la fanno: bagno turco e massaggio).

Oggi Cordoba non ha più quell’antico splendore. È una città moderna, con centri congressuali, palazzi stile anni ’70, in cemento, strade larghe e nuove.  Ma basta entrare nel centro storico, visitare la Mezquita o girare per le strade acciottolate della Juderia per ritrovare tutta l’atmosfera della Cordoba musulmana e lo spirito più vero dell’Andalusia di un tempo. A me, pronunciare il nome della città fa venire in mente anche “EL CORDOBES” bellissimo e famoso torero.

Andiamo verso la meravigliosa Mezquita.

Meraviglia delle meraviglie…
La semplicità dell’esterno si contrappone alla ricchezza dell’interno.

La peculiarità principale della Moschea si percepisce immediatamente appena si varca la soglia del suo ingresso principale: una spettacolare infinità di colonne, di marmo e granito che formano una serie di archi di pietra bianca e rossa. Le colonne e i suoi archi sembrano degli alberi di palme che si aprono a ventaglio nella sala.
Elemento di grande rilievo all’interno della moschea è la qibla, il muro che sarebbe orientato verso la Mecca, indicando in questo modo il luogo in cui pregano i fedeli.
Nel XIII secolo, dopo la riconquista cristiana, la Grande Moschea fu convertita in cattedrale e l’edificio venne in parte trasformato: furono soppresse alcune colonne al posto delle quali sorse la pianta della prima cattedrale e le cappelle.
Ne uscì così il bosco in una chiesa, fatto con 856 colonne e merletti.

La Cattedrale

Oggi, nel cuore dell’antica moschea si erge questa cattedrale, realizzata nel XVI secolo su decisione del vescovo del duomo che desiderava un santuario più sontuoso all’interno della Mezquita. Come accadde per altri edifici, anche la costruzione di questa sala ha significato una dimostrazione artistica del trionfo del Cristianesimo sull’Islam. Hernán Ruiz il Vecchio progettò la sua pianta a croce latina e le opere di modifiche furono proseguite dopo la sua morte dal figlio Hernán Ruiz il Giovane. I lavori dei due maestri, sebbene di grande pregio, non vennero apprezzati affatto da Carlo V, che al suo ritorno esclamò adirato che era stato distrutto un capolavoro dell’arte per costruire qualcosa di molto comune. Le volte comprendono tutti gli stili, da quello fiammingo, al rinascimentale, fino al barocco, mentre meravigliosa risulta la Sillería del coro del XVIII secolo, di stile barocco in legno di mogano opera di Pedro Duque Cornejo. Il Tesoro della Cattedrale si trova nella Capilla del Cardenal ed è formato da opere risalenti ai secoli XV fino al XX, tra cui spicca la spettacolare opera riguardante la custodia del Corpus Christi di Enrique de Arfe. È in oro e argento, pesante circa 200 chili; viene trasportato per le vie della città il giorno del Corpus Domini.


Le vie del centro storico

Visitiamo ora il centro storico, sempre con la guida locale che ci ha già illustrato la Mezquita e parte della città.
Ed ecco il famoso vicolo dei fiori, quelli nei vasi di terracotta dipinta, attaccati alle pareti delle case, che porta a un piccolo cortile con un pozzo al centro, contornato di altri fiori colorati. Graziosa immagine, che richiama al calore e al colore dell’Andalusia.

Pranziamo (io e Massimo) in un ristorante caratteristico, situato tra le piccole vie del centro storico, insieme alle gemelle.
Ci sono delle difficoltà di comprensione nell’esposizione del menù, ma alla fine riusciamo a ordinare e ci mettiamo in attesa.

Di toilette ce n’è solo una.

Mi metto in attesa, perché trovo occupato. Dopo di me entra una giovane donna. La piccola stanza per l’attesa è arredata come un salotto e dopo lo scambio di saluti mi chiede se sono fiorentina… NOOO!… Di Livorno!!!… e per ingannare l’attesa e l’imbarazzo ci mettiamo a parlare.
Battute e risa tra due sconosciute in una piccolissima stanza che sono in attesa di entrare in bagno per lavarsi le mani; il bagno è occupato già da molto tempo da un uomo del quale non si ode alcun movimento…
Finalmente il bagno si libera.
Buona continuazione…
Arrivederci…
Intanto il pranzo non è ancora stato servito. Oh!!! Eccolo…
Bello il mio piatto: Baccalà alla cordobese, che oltre a essere bello è buonissimo… (lo vorrei mangiare ora…)


Un altro giro del centro per gli ultimi acquisti e io e Massimo non ce la facciamo a stare sotto 40° ancora per un’ora e mezzo e troviamo un po’ di fresco sotto i piccoli alberi nella piccola piazzetta alla base del ponte sul Guadalquivir. Lì ci raggiungono Alessia, Francesca e Silvia, che tornano entusiaste da una rilassante e gaudente “escursione” alle nominate terme arabe.

Dopo poco tempo, tra risa e stupore per ciò che abbiamo visto, andiamo all’appuntamento con Alfredo, al di là del fiume.
Mentre attraversiamo il ponte incontriamo un fotografo e una coppia di sposi che stanno facendo un servizio fotografico prematrimoniale. In questo momento i due giovani stanno imitando la figura dei due amanti del Titanic…
In poco meno di 10 minuti arriviamo all’albergo.

Prima di entrare in albergo, dico a Massimo che voglio fare qualche foto al viale alberato, con giardini colmi di rose di tutti i colori che si trova lì vicino. Siamo stanchissimi, e lui si mette seduto su una panchina ad attendere e mentre attende quasi si addormenta.

Dopo gli scatti e la gioia nel riprendere e odorare quei fiori meravigliosi, “sveglio” Massimo (che si era proprio addormentato seduto) e ci trasciniamo verso l’Hotel, per una doccia veloce, cena e appuntamento fuori dell’albergo per un giro serale.

Andiamo in camera, il tempo di lavarsi i denti e scendiamo come da accordi. Non c’è nessuno. Attendiamo un po’, poi qualcuno ci dice che il gruppo è andato via…
Allora io e Massimo tentiamo di andare sulle loro tracce, ma non li vediamo…, così rimaniamo soli a fare un giro nelle strade della Cordoba moderna e perdiamo un po’ di tempo, rinfrescandoci un po’ in una piazza dove è allestita una mostra storico-fotografica dei più grandi toreri.

Le foto sono molto grandi e in bianco e nero, la scrittura è in spagnolo, ma riusciamo a comprendere il testo abbastanza bene.
Una documentazione che ha qualcosa di affascinante anche se drammatica e terribile per la sua dinamica di attuazione. Uno spettacolo di morte, che ritengo molto simile a ciò che avveniva nelle arene dell’antica Roma. Mi rimane in mente “El Cordobes” per la sua bellezza ed eleganza e il pensiero di un volto così bello che contrasta con l’odore di morte che ogni volta che entra nell’arena gli si attacca addosso.

Si è fatto tardi. Domani ci aspetta Siviglia. Dobbiamo andare a dormire, così, anche se controvoglia, torniamo in albergo.
Tutto sommato, se fossimo andati con il gruppo, non avremmo visto questa mostra. Non sappiamo che cosa abbiano fatto loro ma noi, comunque, ci siamo rilassati.


Galleria fotografica
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2 risposte a Andalusia, quinto giorno: Córdoba

  1. marina scrive:

    Bello questo viaggio! Ora aspetterò domani per vedere anche Siviglia.

    • ziga scrive:

      Ciao Marina, come vedi è ancora tutto in costruzione, anche la descrizione del viaggio.
      Siamo, anzi, meglio parlar di me, sono un po’ matterella e… non ho ancora finito.
      Spero che continui a piacerti.
      Ciao!

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