Andalusia, quarto giorno: Gibilterra e Ronda

Gibilterra e la sua Rocca
Antico limite del mondo noto

Dopo una buona colazione nel bellissimo albergo di Torremolinos, attendiamo che il nostro pullman ci raggiunga per la visita alla Rocca di Gibilterra.
La descrizione del luogo (letta qua e là) come di un regno di macachi in libertà, ci incuriosisce e ci fa desiderare di vedere questo lembo di terra così combattuto tra inglesi e spagnoli. Questa punta di terra inglese così lontana da madre patria eppur uguale negli usi e costumi.

Gibilterra è un territorio d’oltremare del Regno Unito, copre circa 7 km quadrati, ed è una piana costiera che circonda la Rocca di Gibilterra, che arriva a un’altezza di 426 metri. Ha circa 27.000 abitanti, la lingua ufficiale è l’inglese, tutti i cartelli sono in inglese ma si parla correntemente anche lo spagnolo e un curioso misto tra le due lingue. La moneta è la Sterlina di Gibilterra. La sua posizione strategica nei secoli è evidente, tanto che dal 1704, anno di occupazione dei britannici, gli spagnoli hanno tentato in tutti i modi di riconquistarla. A seguito dell’apertura del canale di Suez nel 1869, l’importanza strategica di Gibilterra crebbe ulteriormente, essendo divenuto il Mediterraneo fondamentale per una più veloce navigazione verso le colonie dell’Africa orientale e dell’Asia meridionale. La colonia si rivelava perciò per il Regno Unito irrinunciabile porto di approvvigionamento, oltre che inespugnabile roccaforte militare. Ancora oggi vi è un contenzioso diplomatico sulla sovranità della Rocca e dell’istmo che ha avuto momenti più o meno aspri come la chiusura della frontiera settentrionale e l’interruzione dei collegamenti telefonici e dei trasporti.

I rapporti con la Spagna sono sempre stati tesi a causa delle dispute sulla sovranità. La Spagna infatti non riconosce il governo di Gibilterra come autorità competente, e ha fatto diversi tentativi per riportare la rocca sotto la propria giurisdizione. Ma l’ultima parola, quella degli abitanti, è stata netta: già nel 1967 votarono quasi all’unanimità e, nel novembre 2002, oltre il 98% dei votanti rigettò la proposta di una sovranità condivisa fra Spagna e Regno Unito.

La Rocca è abitata dai noti macachi Barbary della colonia di Gibilterra, l’unico primate che in Europa viva allo stato brado. Se ne incontrano ovunque: scaltri e per nulla intimoriti dall’uomo, si spingono nelle vie della città, scippano i passanti, saltano sulle automobili o sostano indifferenti sui bordi delle strade.

Una convivenza, quella tra scimmie e esseri umani, a volte difficile. Capita anche di assistere a furti in piena regola. Quasi sempre la refurtiva è rappresentata da biscotti, patatine, noccioline, ma capita anche che nel bottino finiscano macchine fotografiche e oggetti personali. Sebbene abituate all’uomo, le bertucce restano animali selvatici e, se si sentono minacciate o sotto pressione, possono anche mordere.

Dopo aver fatto un giro del territorio inglese, fermandoci anche al Faro, affacciati su uno splendido panorama a bordo di un pulmino (il n. 6) guidato dal simpaticissimo Cliff, che non parla una parola di spagnolo né di italiano, che Silvia magistralmente traduce, anch’io ho un incontro ravvicinato con i macachi. Ingenuamente, voglio dar loro un poco della mia colazione e prendo dallo zaino un piccolo involucro di carta bianca contenente una fettina di dolce (che ho preso in albergo e portato per la mia colazione).

Non faccio in tempo ad aprirlo che un macaco adulto mi strappa di mano il tutto per un veloce self-service; con mio disappunto, perché volevo distribuirlo anche ai cuccioli, uno dei quali poco dopo mi prende per un non so che e mi sale sopra la testa, mettendomi una zampina vellutata sulla fronte e sugli occhi; pare trovarsi bene, si muove liberamente e gioca con i miei capelli. Bellissima emozione.
Non mi ha graffiato, e il calore del suo pancino, il pelo morbido, mi faceva pensare di avere un gatto per cappello. Ho provato una sensazione tenera e buffa allo stesso tempo, mentre si muoveva tranquillamente sulla mia testa scompigliandomi i capelli.

Cliff ci ha spiegato che gli inglesi tengono moltissimo alle scimmie di Gibilterra e c’è il detto che quando le scimmie scompariranno da quel luogo se ne andranno anche gli inglesi, e infatti se una scimmia muore… pare che venga subito rimpiazzata.

È arrivato il momento di andare a visitare la grotta. Fa freddo sottoterra, o quanto meno c’è una differenza enorme rispetto alla temperatura esterna.

Si percorre un tratto breve e infine un grande antro dà spettacolo di sé, perché sembra di essere in un teatro sotterraneo, anzi no… è un teatro sotterraneo.


Una tribuna con molte poltroncine posizionate in modo da guardare uno slargo libero da ingombri di qualsiasi genere. Salendo le scale che sono al centro di detta tribuna, un piccolo spazio che raccoglie microfoni, casse stereo e materiale acustico fa da direzione all’uscita. Ma prima di uscire in bella mostra, incastrata nella roccia, una lastra di marmo con iscrizioni a ricordo della visita della Regina Elisabetta.

Cliff ci riporta indietro.

Eccoci di nuovo a Gibilterra City. Percorriamo l’unica strada ricca di negozi di ogni genere cercando una farmacia dove poter comprare una crema solare chiestami da mia sorella, “perché sono più buone di quelle che in vendita da noi…”

Compriamo delle cartoline e poi, quando vogliamo acquistare i francobolli, ci vediamo rifiutare la moneta europea: neanche allo sportello delle Poste vogliono darceli. Ma alla fine riusciamo a procurarceli, a pochi metri dall’ufficio postale, in una rivendita di tabacchi grande quanto una dispensa in cucina. Insieme ai francobolli acquistiamo ancora qualche vecchia cartolina e qualche magnete in ricordo.

CURIOSITÀ
Le Colonne d’Ercole nella letteratura greca classica stavano a indicare il limite estremo del mondo conosciuto, e oltre che un concetto geografico esprimevano un concetto filosofico di limite della conoscenza, una sfida per l’intelletto spinto a superare quel limite.

Pranzo in libertà. Tra le vie di Gibilterra troviamo una pasticceria-panificio-alimentari, entriamo e decidiamo di farci fare il classico panino italiano: pane e prosciutto.

Poco prima, percorrendo la via principale, avevamo notato un possibile punto dove fermarci per mangiare, e così torniamo indietro verso quel punto.

Eccoci a mangiare con calma (uhmm… molto buono…) seduti su un muretto di contenimento e sede di un albero, sulla strada principale

L’andirivieni è frenetico. Molti sono i turisti che passeggiano, e proprio davanti a noi, vicino a una chiesa cattolica, c’è un predicatore di non so quale fede, è vestito normalmente con la sola bizzarria di un cappellino giallo, e va avanti e indietro urlando la sua predica. (Non avevo mai visto un vero predicatore prima di oggi). Incredibile: Un uomo si ferma a parlargli…

Il breve pranzo termina in fretta e anche l’ora di ritrovo giunge in fretta.
Ronda ci aspetta…

RONDA

Partenza per Ronda, che ci attende sotto un sole infuocato.
Piccola città, Ronda è un ambiente taurino dove si respira un’aria tipicamente andalusa; si trova nella Serrania, al confine con la provincia di Siviglia.

Incontriamo la nostra guida, un ragazzo con un bel sorriso e molto simpatico, di corporatura mediterranea, occhi e capelli neri, di pelle scura, ma sul cui viso si nota una patina bianca; ho capito dopo di cosa si trattasse: crema per la protezione solare. Fa uno strano effetto quella esagerata dose di crema sul suo viso, perché lo fa diventare un po’ fantasmagorico, specie quando alla luce artificiale dei locali del Museo della Plaza ci parla della storia.




L’arena di Ronda

L’arena della Real Maestranza de Caballería di Ronda è una delle più antiche e delle più belle della Spagna. Venne inaugurata in occasione della fiera di maggio dell’anno 1785. Di stile neoclassico, ha una capienza di 6000 posti.
Sotto le gradinate si trova il Museo Taurino di Ronda, aperto al pubblico nel 1984. È costituito da diverse sale, tra cui si distinguono quelle dedicate alle grandi dinastie di toreri di Ronda: i Romero e gli Ordóñez.

Andiamo a visitarlo.

Una visita molto interessante per l’argomento in sé. Sentir parlare la guida di tutto ciò che riguarda la “Corrida”, dei suoi toreri con la loro vestizione, i loro costumi di spettacolo e le varie attrezzature usate per ferire e uccidere i tori mi lascia cadere, con la fantasia, in cose mai viste, mi fa pensare alla crudeltà che viene esercitata sul toro, alla sua forza, al rischio corso dal torero, al sangue umano e animale che si è mischiato e si mischia nella terra di quella e di tutte le arene (anche il terreno del centro dell’arena, in prossimità di due entrate, che ho calpestato 10 minuti fa, è intriso di liquido rosso scuro…), ma gli occhi e il sorriso della nostra guida turistica parlano in altro modo. La corrida è la Spagna…

Ronda però non è solo la sua Plaza de Toros e dei toreri, è anche una città della provincia di Málaga, con più storia e tradizione di tutto il sud dell’Andalusia. Un altissimo ponte costruito sul Tajo di Ronda, che è una grande gola che divide la città, è senza dubbio un luogo spettacolare e di grande interesse turistico.

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2 risposte a Andalusia, quarto giorno: Gibilterra e Ronda

  1. luca scrive:

    salve,ho visto le foto sono bellissime mi piacerebbe vivere in quella città ,bye

    • ziga scrive:

      Grazie per il tuo intervento e scusa il ritardo.
      In riferimento a ciò che dici ti rispondo che anch’io ci abiterei volentieri. In Andalusia ci sono belle città e soprattutto bella gente, ma tu, piuttosto, potresti prenderti una “pausa” e andare a esplorarle di persona… . Che ne dici? 🙂 Ti faccio i miei cari Auguri per il buon anno che verrà. Ciao!

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