Andalusia, primi due giorni: Barcellona e Granada

Inizio la pubblicazione del resoconto di un viaggio in Andalusia con un gruppo di toscani dal 30 maggio al 6 giugno 2010. Il diario sarà diviso in sette capitoli, corrispondenti alle diverse giornate del viaggio.
Incominciamo con la prima e la seconda giornata, dalla partenza a Pisa il 30 maggio dell’anno scorso, fino all’arrivo alla città di Granada, due giorni dopo…

Andalusia…

Terra che evoca culture lontane, sia nello spazio temporale che in quello materiale.
Terra rossa, desertica, case bianche, eppure coltivata a grano, olivi, frutta. La mano dell’uomo invisibile che si vede…

Il viaggio comincia con il ritrovo a Pisa con altri viaggiatori.

La navetta ci accompagna a Viareggio e da lì partiamo per Barcellona, più precisamente per la località turistica Santa Susanna. Si viaggia tranquillamente, siamo quasi tutti sconosciuti tra noi, tranne Alessia (l’accompagnatrice) e un paio di coppie, non conosciamo nessun altro.
Le uniche cose da annotare in questo viaggio d’andata sono l’incontro di uno strano avventore e le nuvole…

Il barbuto col cellulare che mangia i resti

La fermata per il pranzo avviene, come sempre in questo percorso di attraversamento della Francia, in un grande autogrill, che si erge sull’autostrada e al quale si può accedere sia che si vada verso Barcellona che in senso contrario. Mi sono già fermata un paio di volte in questo autogrill, la prima volta facendo un tour della Provenza con destinazione Lourdes (fu in quell’occasione che l’accompagnatrice Christiane della Boscolo Tour ci invitò ad assaggiare una specialità di quel luogo: una crostatina di fragole o di frutti di bosco. Una bontà!!!) e la seconda in un Tour della Spagna e Portogallo con destinazioni quale Santiago de Compostela, nel suo anno Giubilare e Fatima.
So come muovermi, so cosa si vende e come fare per far prima alla fila che si crea al self service.
Al negozio che vende giornali e articoli della provenza ricordo di aver comprato due grossi cubi di sapone da bucato al profumo di lavanda (Me li consigliò Christiane che è francese e a quel tempo abitava a St. Raphael, in terra provenzale) nel tour francese ed oggi compro una raccolta del sudoku, forse mi annoierò meno in viaggio se mi metto a fare questo passatempo.
Ci mettiamo subito in fila e dopo aver preso il nostro pasto ci rechiamo verso un tavolo vicino alla porta che dà sull’atrio e proprio da lì entra un uomo di circa 40 anni, mal vestito, con la barba incolta e capelli lunghi e sporchi. Si siede a un tavolo di fronte a noi, vicino a quello di un uomo che sta ultimando il suo pranzo.
Si accende una sigaretta, poi due e contemporaneamente parla al telefono cellulare, con la testa appoggiata al muro e non ha niente da mangiare davanti a sé.
Fuma e parla, parla e fuma…
Ci mette a disagio perché mentre fuma e parla osserva tutti gli avventori che stanno mangiando. Abbiamo quasi finito, il tempo stringe, ma noi sappiamo da quale parte uscire, non ci imbroglieremo, non perderemo tempo, ora ci alziamo e prima di scendere le scale che portano all’uscita, facciamo la inevitabile, breve sosta alla toilette.
Il nostro vicino affamato ha più fretta di noi o gli dà noia la presenza e il parlare continuo dell’uomo “affumicato”, si alza e va via, lasciando nel piatto e nel vassoio un po’ di pane, delle patatine fritte e un po’ di pasta.
Ultimiamo di mettere a posto le posate e con sorpresa vediamo l’uomo barbuto che smette di parlare, spenge la sigaretta e con noncuranza si alza dal suo tavolo e si siede a quello da dove pochi secondi prima si è alzato il nostro dirimpettaio e comincia a mangiare con la forchetta usata tutto ciò che è rimasto sul vassoio.
È un uomo libero da ogni scrupolo igienico, il cellulare ce l’ha ma mangia ciò che resta nei piatti.
Una cosa sulla quale mi sono trovata a pensare… Ai cani viene dato talvolta, o veniva dato, ciò che rimane in tavola. Lui se lo prende.
Come sarà la sua vita?

Strane nuvole

Usciamo, il ritrovo è vicino al pullman. Naturalmente l’orario dell’appuntamento viene sforato da quelle persone che o non gliene importa niente oppure che si sono perse.
Finalmente, dopo aver bevuto un buon caffè italiano (quello della macchina per caffè Lavazza che è sul pullman), si riparte.
E qui arriva la seconda cosa, dopo l’uomo incontrato in autogrill, che ho annotato nella mia mente e ho documento con foto. Dopo circa un centinaio di Km dall’autogrill dove ci eravamo fermati, guardando il cielo che sfila davanti ai miei occhi, insieme a panorami di ogni tipo, noto delle nuvole molto strane.
Rotonde, una sembra una palla con la scia, un’altra bellissima dalla forma a cuore. Non sono nuvole normali, la loro consistenza è diversa così com’è diversa la loro forma da quelle cui siamo abituati a guardare.
Mi ritorna in mente la diceria delle cosiddette scie chimiche lasciate nei nostri cieli. Ne faranno parte anche queste nuvole? Non lo so e penso che forse non lo saprò mai.

Siamo in Spagna!

Intanto il viaggio prosegue senza problemi e a sera arriviamo in un bellissimo albergo. Sono circa 14 ore che siamo partiti da Pisa. Cena e giro di questa splendida città con sosta alla famosissima Sagrada Familia di Gaudì e una breve sosta sul promontorio del Montjuic per ammirare lo splendido panorama che si apre ai nostri occhi stanchi.

L’ultima sosta la facciamo in Plaza de España con le Fontane Magiche danzanti del Montjuic. Un viale completamente circondato da fontane illuminate e sullo sfondo l’imponente Palacio Nacional che ospita il Museo Nacional de Arte de Cataluña. Una cosa da lasciare a bocca aperta chiunque. Non è possibile non rimanerne affascinati.

Stanchi, ma felici di aver potuto vedere questo spettacolo, montiamo sul pullman per tornare a Santa Susanna alla conquista della nostra camera. All’arrivo in albergo, dispersione generale e brevi scambi di saluti fatti di sorrisi stanchi tra sconosciuti. Solo qualcuno si ferma a fumare l’ultima sigaretta della giornata prima di andare a dormire, le più giovani e tra esse Silvia e Francesca.

Buonanotte… Buonanotte…

Granada

Al mattino partenza per Torremolinos e da lì, la sera, escursione notturna nel quartiere di Albaicín di Granada. Di sera, il quartiere arabo dalle mura bianche, silenzioso e quasi fantasmagorico ha un fascino particolare con quelle stradelle di ciottoli bianchi e neri, che negli spazi più larghi sembrano tappeti con disegni che riprendono quelli dell’entrata nell’Ahlambra, il cammino dal passo poco sicuro per colpa dei ciottoli, tra vicoli stretti tra le case bianche ai cui terrazzi si affacciano fiori multicolori insieme a ceramiche dai brillanti colori o bianche e blu.

Dopo aver goduto dell’imponente bellezza dell’Ahlambra, sullo sfondo, illuminata nella notte serena, che attendevamo di visitare il giorno dopo, siamo andati al punto di raccolta dei piccoli bus che dovevano tornare a prenderci per portarci ad uno spettacolo (turistico) di flamenco. Una piccola piazza, un colonnato sotto il quale, riparato, dormiva un mendicante. Anche qui…

La visuale sull’Ahlambra illuminata da fari gialli, nella notte limpida, che si staglia sulle montagne ancora visibili innevate della Sierra Nevada, è affascinante e fa subito pensare al giorno che verrà, a ciò che ci aspetta di vedere al suo interno e fa gustare ancor di più il paesaggio che si apre davanti a noi.

Il pulmino n. 3 ci aspetta per portarci all’interno del quartiere, in collina.
Durante il percorso, dove il pulmino passa a malapena, rumori provenienti dal motore fanno sì che il viaggio risulti più allegro, per le innumerevoli voci allarmate che si rivolgono al guidatore che in spagnolo ci rassicura: Todo bien…
Dopo vari giri, stridii e rumori strani del motore e urla di paura (pareva di essere sulle montagne russe del Luna Park) la navetta si ferma.
Dove siamo? In qualche punto sconosciuto, in alto, sulla collina dell’Albaicín.
Un cancelletto di circa un metro, con lo spazio d’entrata di circa un metro quadrato, con un un uomo (probabilmente il proprietario del locale) sorridente che ci saluta e sullo sfondo un manifesto che ritrae una donna grassa vestita da spagnola, ci aspettano per farci degustare una sangría durante uno spettacolo di flamenco.

C’invitano a salire degli scalini e ci fanno accomodare in una terrazza, in attesa che lo spettacolo a cui un gruppo di turisti che ci precede sta assistendo abbia termine e i turisti escano, lasciandoci il posto.

Ballerino nel locale di Granada

Cameriere del locale di Granada

Ecco, siamo alla fine. Gli spettatori escono sorridenti da una ex cantina, dove si consumano appunto questi spettacoli folcloristici di flamenco per turisti (uno spazio limitato di circa 12/13 metri per tre metri e mezzo, con sedie di paglia e legno rosso appoggiate al muro, fra oggetti di rame, vecchie foto di danzatori e personaggi vari).

A terra, al centro del locale, una lastra di materiale non identificato, dove i piedi dei ballerini batteranno con i tacchi i ritmi della seducente danza spagnola.
Un cameriere affascinante vestito di nero prende le ordinazioni di sangria prima che i ballerini entrino in scena, oserei dire “in cantina”.
Alla fine, tra danze e canti che ricordano le sceneggiate napoletane, i ballerini vengono applauditi, almeno per l’impegno che mettono nel recitare e ballare il flamenco in quel luogo, a temperature insopportabili.

L’Albaicín è senza dubbio uno dei siti conosciuti più attraenti della città, che, malgrado tutte le trasformazioni, sembra continuare nel tempo come una città dentro a Granada, come un paese bianco d’architettura, urbanismo e atmosfera propria che evoca epoche passate, un luogo con un vasto patrimonio di bagni, canali, cisterne, archi e muraglie ziridi, chiese mudéjares sull’antiche moschee, case moresche, case signorili del XVI secolo, oggi convertite in museo come quello archeologico, e alcune vedute ineguagliabili verso l’Alhambra e Sierra Nevada.
Questo quartiere della città di Granada, che ha conservato le strette strade risalenti al passato dominio medievale dei Mori, nel 1984 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, insieme con il palazzo di Alhambra.


Galleria fotografica
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