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La legge del consenso
Sono passati sette mesi dalle ultime elezioni, e ancora gli esponenti della destra al governo non si stancano di ripetere che hanno vinto le elezioni. Ogni volta che qualcuno muove loro una critica, sottolineano il fatto che hanno avuto il consenso della maggioranza.
A dire il vero, il Berlusconi è dal 1994 che dice di avere il consenso della maggioranza: che vinca o che perda le elezioni, i sondaggi sono sempre al fianco dell'uomo-marketing. Il consenso del popolo, nel suo caso, è il principio attorno a cui si svolge un'operazione pubblicitaria. E in questo senso il Berlusconi sta fuori dalla politica, il suo è un populismo senza argomenti, senza progetti, senza teorie, senza ideali: il Berlusconi non ha da fare opera di convincimento, deve solo attestare il consenso, e poi fare ciò che vuole. Ma tuttavia di politica pur sempre si tratta: per quanto di plastica, quello del Berlusconi è un partito; per quanto raccappricciante, il suo è un governo. E quindi l'insistenza sul consenso assume il senso politico dell'autoritarismo. Quando per rintuzzare le critiche dice "ho il consenso della gente", "gli italiani mi hanno votato" il Berlusconi è come se dicesse: "Non potete criticarmi, perché io ho il potere". (Ci sarebbe ovviamente un'altra interpretazione: il Berlusconi e i suoi continuano a ripetere di avere vinto le elezioni e di avere il consenso della gente perché non ne sono affatto sicuri, perché si sentono privi di legittimità. In effetti sfruttano il consenso per compiere atti illegittimi e autoritari. Ma questa interpretazione non è in contrasto la prima: quello del Berlusconi è un governo autoritario che si sforza di darsi una legittimità che non esiste. Se dicesse "Governo in nome di Dio" sarebbe la stessa cosa). Ieri il Manganelli, che sarebbe il capo della polizia, ha detto una curiosa idiozia che sta sulla stessa linea: "Siamo chiamati a garantire i diritti di tutti, sia nell'esprimere il dissenso che il consenso". Come se le due cose cose stessero sullo stesso piano. Il consenso, per definizione, si incarna nelle istituzioni e nel regolare funzionamento della società che si suppongono essere espressione della maggioranza, quindi non ha bisogno di venire particolarmente garantito. È il diritto al dissenso quello che la democrazia deve garantire, non il diritto al consenso. È la minoranza che va tutelata, non la maggioranza. È da queste piccole frasi, dal fatto che possano dirsi come se fossero ovvie e naturali, che misuriamo l'assenza di democrazia, o almeno la volontà dei nostri governanti di eliminare la democrazia. Per il Berlusconi la democrazia è la legge del consenso, la critica non è ammessa. Non per nulla il Berlusconi si sente amico di Putin e, credo, potrebbe stringere amicizia anche con Hu Jintao, il capo di stato cinese (in questi giorni il Berlusconi è in Cina): gente forte, perché ha il consenso dalla sua, e ha la forza per garantirlo... scritto da carlo il 25-10-08 alle 14:13
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